Grande Nord Bassa Padana: dal 1° luglio sparisce l’educatore professionale in sanità?

 

di Alessandro Corlazzoli – Ci accingiamo a scrivere un nuovo capitolo in relazione a quello che si può definire “un errore colossale”.

Dopo aver ricevuto la segnalazione inerente le problematiche che alcuni professionisti dell’area sanitaria hanno riscontrato, a causa dell’introduzione di alcune norme retroattive, contenute nel Dm 9 Agosto 2019, a firma dell’ex ministro della Salute Grillo, abbiamo cercato di fare chiarezza contattando l’Associazione che ci hanno segnalato come maggiormente rappresentativa, ai sensi del DM del 26 aprile 2012, per la categoria degli educatori professionali.

E’ doveroso, fare un breve excursus storico di quanto accaduto: con la legge Lorenzin si stabilisce l’ istituzione di ordini e albi professionali da applicare a tutti i professionisti sanitari, esistono pero’ alcune categorie di questi lavoratori che, a causa di alcune leggi farraginose e statuizioni nazionali e regionali in contraddizione tra loro, non hanno trovato una collocazione nell’albo, quindi il governo, dopo l’ istituzione della legge 145/2018 e la sua applicazione con il Dm 9 Agosto 2019, ha creato degli Elenchi Speciali ad esaurimento, come luogo virtuale per contenere questi professionisti, che non si sarebbero potuti iscrivere all’albo professionale.

Ci teniamo a sottolineare un passaggio fondamentale: le norme giuridiche non hanno mai effetto retroattivo, la legge non può che dispone per l’avvenire e può regolare solo casi sorti successivamente all’entrata in vigore della stessa e non quelli che si sono già realizzati.

Per esempio: se un candidato supera un concorso presso una pubblica amministrazione e, successivamente alla sua assunzione, interviene una legge che, per quello stesso posto, prevede l’obbligo di una laurea specifica, il lavoratore non può più essere licenziato.

Gentilmente Maria Rita Venturini, Vice presidente Nazionale dell’ANEP, che ricordiamo essere una delle maggiori associazioni rappresentative della categoria degli educatori professionali, si e’ subito mostrata molto disponibile a illustrarci la situazione paradossale e al limite del surreale in cui versano da tempo gli Educatori Professionali.

E’ doveroso ricordare che il professionista sanitario che chiamiamo educatore professionale, ha una lunga storia evolutiva come figura, e spesso differenti tipologie di percorsi formativi, sia essi di tipo professionale, sia essi di tipo universitario, hanno portato allo svolgimento di questa professione indispensabile .

L’educatore professionale, tra le professioni sanitarie, ha una peculiarità: e’ una figura sociale e sanitarie che opera in diversi contesti dove e’ richiesta una forte preparazione teorica e pratica con lo studio di discipline fondamentali che spaziano dall’ambito pedagogico, a quello medico, a quello sociologico a quello del diritto, ecc

Egli, attraverso la definizione di progetti educativi e riabilitativi finalizzati all’autonomia nei contesti di vista quotidiana, cura il positivo inserimento o reinserimento psico-sociale dei soggetti in difficoltà.

Egli programma, organizza, gestisce e verifica le proprie attività professionali all’interno di servizi socio-sanitari e strutture socio-sanitarie-riabilitative e socio-educative, in modo coordinato e integrato con altre figure professionali presenti nelle strutture, con il coinvolgimento diretto dei soggetti interessati e/o delle loro famiglie, dei gruppi, della collettività.

E’ evidente che un professionista che svolge questo ruolo cosi impegnativo, ed essenziale, ha il diritto di veder tutelato il proprio operato.

Siamo rimasti esterrefatti, sbigottiti quasi di fronte ad una manifestazione surreale, quando Venturini, con estrema pazienza e cortesia ci ha illustrato quanto sta accadendo, e ha provato a spiegarci le vicissitudini della categoria, attraverso una ricostruzione storica della figura che cerchiamo di sintetizzare.

Proprio per la peculiarità della figura il legislatore, quando individuò il profilo professionale 520/98, aveva previsto che la sua formazione avvenisse con la collaborazione di più università quali medicina (la cui egida era determinata dal fatto che la figura era stata individuata dal Ministero della Sanità), scienze dell’educazione, sociologia, psicologia, ecc.

Purtroppo, se non in rare eccezioni, questa collaborazione non fu mai formalizzata anzi sempre più abbiamo visto da parte delle università una spaccatura tristemente nota per gli educatori professionali come doppio canale formativo universitario.

Invece di operare in una riunificazione del percorso formativo universitario, non solo si è assistito anche ad un proliferare di corsi formativi organizzati o finanziati dalle singole Regioni, ma attraverso dei commi inseriti nella legge di bilancio 205/2017, è stato tentato di “spaccare” la professione individuando due possibili qualifiche professionali attribuibili: quella di educatore professionale socio-pedagogico attribuibile al laureato in Scienze dell’Educazione, che dovrebbe operare limitatamente agli aspetti socio educativi e quello di educatore professionale socio-sanitario attribuibile al laureato in SNT2 educazione professionale che, per profilo, opera per gli aspetti educativi e riabilitativi.

Andando ad approfondire quanto indicato nella legge 205/2017 scopriamo che l’educatore professionale socio pedagogico non può esercitare quelle attività riservate o tipiche delle professione di educatore professionale già regolamentata dal 1998, confermata dalla 205/2017 ed ordinata con legge 3/2018.

Anche il lettore più distratto evidenzierebbe qualcosa di distorto, mentre coloro che lavorano sul campo ovvero gli educatori professionali che tutti i giorni si confrontano con la realtà dei servizi rivolti alle persone in stato di fragilità, non possono che affermare che questa suddivisione è del tutto avulsa della realtà ed ha creato inutili conflitti tra i laureati delle due classi di laurea.

In virtù della non retroattività delle leggi, coloro che operavano come educatori professionali prima dell’entrata in vigore della legge 205/2017 non possono che essere considerati come unica professione e gli elenchi speciali avrebbero potuto accogliere tutti i professionisti in servizio.

Peccato che il requisito di almeno 3 anni di servizio nel periodo 2009-2018 preclude la possibilità all’iscrizione a coloro che questi tre anni di esperienza non ce l’hanno così come agli studenti SDE che potrebbero trovarsi in seria difficoltà in virtù di una qualifica, quella di educatore professionale socio pedagogico, che in teoria sarebbe spendibile nei diversi contesti ma nella pratica risulta essere limitata a funzioni legate agli apprendimenti acquisibili in modo formale, non formale e informale.

In sintesi il vincolo di iscrizione agli elenchi speciali limitato a coloro che hanno 36 mesi di esperienza, per molti lavoratori precluderà la possibilità proseguire la propria attività lavorativa, in un momento storico già molto difficile a causa del Covid 19.

E’ facile comprendere come nonostante le prese di posizione di chi ha istituito queste normative, e di chi vi ha apposto la propria firma, vi siano elementi discriminatori.

Elementi discriminatori che non possono essere tollerati quando questi si ripercuotono su studenti universitari e sulle loro famiglie.

Ci schieriamo quindi a sostegno di questa categoria ed altre che si trovano nello stesso limbo normativo, e chiediamo molto semplicemente che venga istituita una norma per salvaguardare il pregresso formativo. Nel caso degli Educatori Professionali, chiediamo che si metta finalmente ordine al sistema dei servizi in un ottica inclusiva degli Educatori Professionali, non più tenuti in scacco da un sistema universitario finora dimostratosi autoreferenziale.
I professionisti potranno così trovare posto in un’unica cornice, e la professione avrà la sua centralità in risposta ai bisogni delle persone di cui si prendono cura.

Cogliamo l’ occasione per ringraziare Maria Rita Venturini, per la sua estrema disponibilità, professionalità e per l’ aiuto che ci ha dato.

Grande Nord Bassa Padana,

Dr. Alessandro Corlazzoli

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