La differenza tra destra e sinistra comincia con una questione di posti a sedere. Nell'Assemblea nazionale costituente francese, tra agosto e settembre del 1789, si discuteva se il re dovesse avere un diritto di veto sulle leggi. I deputati favorevoli si raccolsero alla destra del presidente, quelli contrari alla sua sinistra. Nessuno aveva deciso di dare un nome alle due parti: fu la geografia dell'aula a farlo, e i giornali la ripresero.
Da allora sono le due parole con cui si descrivono le posizioni politiche in quasi tutti i parlamenti. Il loro significato è cambiato molte volte, e cambia ancora da un paese all'altro. Chi prova a capire le differenze partendo dai programmi dei partiti di oggi trova più eccezioni che regole.
Il significato delle due parole
Nel 1789 la destra difendeva i poteri del re e della tradizione, la sinistra quelli dell'assemblea eletta. Nell'Ottocento la sinistra diventò il campo di chi voleva estendere il voto e le libertà, la destra di chi le voleva limitare o introdurre per gradi. Con la nascita del movimento operaio, alla fine del secolo, la sinistra si identificò sempre più con il socialismo e con la questione sociale.
Il criterio più citato in Italia lo formulò il politologo Norberto Bobbio nel libro Destra e sinistra, pubblicato nel 1994: la distinzione sta nel diverso atteggiamento verso l'uguaglianza. La sinistra considera la maggior parte delle disuguaglianze tra le persone come sociali, e quindi eliminabili; la destra le considera in buona parte naturali, o comunque non da correggere con l'intervento pubblico. Bobbio aggiungeva un secondo asse, quello tra libertà e autorità, per distinguere le forme moderate da quelle estreme di entrambi i campi.
Le differenze, tema per tema
Una tabella non esaurisce il discorso, ma aiuta a orientarsi nei programmi dei partiti europei contemporanei. Le tendenze riportate sono generali e ammettono molte eccezioni.
| Tema | Tendenza della sinistra | Tendenza della destra |
|---|---|---|
| Economia | intervento pubblico, redistribuzione | mercato, riduzione delle imposte |
| Stato sociale | servizi universali | servizi mirati, ruolo del privato |
| Immigrazione | accoglienza e integrazione | controllo dei flussi |
| Diritti civili | estensione | prudenza, difesa della tradizione |
| Sovranità | cooperazione sovranazionale | primato della nazione |
Le differenze però si complicano quando si guardano i movimenti per l'autonomia e l'indipendenza. In Catalogna la Sinistra repubblicana è indipendentista quanto il centrodestra catalano; in Veneto Sanca Veneta si dichiara socialdemocratica ed ecologista, mentre gran parte del venetismo è collocata a destra. Chi vuole capire un movimento territoriale deve quindi usare due assi: quello tra destra e sinistra e quello tra centro e periferia.
Destra e sinistra storica in Italia
In Italia le due parole hanno anche un significato preciso che si studia a scuola: Destra e Sinistra storica, come si dice di solito, sono i due schieramenti che governarono il Regno dopo l'unità.
La Destra storica raccoglieva gli eredi di Cavour ed ebbe il governo dal 1861 al 1876. Erano in gran parte proprietari terrieri e liberali moderati del Nord e della Toscana, come Bettino Ricasoli, Marco Minghetti e Quintino Sella. Il loro obiettivo principale fu il pareggio del bilancio, raggiunto nel 1876, a prezzo di imposte molto impopolari come la tassa sul macinato del 1868. Accentrarono l'amministrazione, estendendo a tutto il paese il modello piemontese.
La Sinistra storica arrivò al potere nel marzo del 1876 con Agostino Depretis. Allargò il diritto di voto con la riforma elettorale del 1882, introdusse con la legge Coppino del 1877 l'obbligo scolastico elementare e inaugurò il trasformismo, cioè la pratica di formare maggioranze attirando deputati dell'opposizione. Rispetto alla Destra fu meno rigida sui conti e più attenta al Mezzogiorno.
Chi confronta destra e sinistra storica con le categorie di oggi rischia qualche equivoco: la Sinistra storica non era socialista, e la Destra storica era liberale e laica. Le etichette indicavano la posizione in aula, esattamente come nel 1789.
Una differenza che si è ristretta
Molti osservatori sostengono che dopo il 1989 la differenza tra destra e sinistra si sia assottigliata: i grandi partiti hanno accettato l'economia di mercato e l'integrazione europea, e il conflitto si è spostato su altri temi, come immigrazione, globalizzazione e identità. Altri, sulla scia di Bobbio, rispondono che finché esisteranno disuguaglianze esisterà anche il modo di dividersi su di esse. È una discussione ancora aperta, e il lettore può notarlo da solo guardando come votano i partiti su un tema qualsiasi: i confini, a volte, non passano dove ci si aspetta.
Domande frequenti
Da dove vengono le parole destra e sinistra in politica?
Dall'Assemblea nazionale francese del 1789: i deputati favorevoli al veto del re sedevano a destra del presidente, quelli contrari a sinistra.
Qual è la differenza tra destra e sinistra secondo Bobbio?
Per Norberto Bobbio la differenza riguarda l'uguaglianza: la sinistra ritiene che gran parte delle disuguaglianze sia sociale e vada ridotta, la destra le considera in buona parte naturali o non da correggere con l'intervento pubblico.
Cosa sono la Destra storica e la Sinistra storica?
Sono i due schieramenti liberali che governarono l'Italia dopo l'unità: la Destra storica dal 1861 al 1876, la Sinistra storica dal 1876, a partire dal governo di Agostino Depretis.
Chi raggiunse il pareggio di bilancio nel 1876?
Il governo della Destra storica guidato da Marco Minghetti, grazie anche alle politiche fiscali di Quintino Sella, tra cui la tassa sul macinato.
Esistono partiti indipendentisti di sinistra?
Sì. Esempi sono la Sinistra repubblicana di Catalogna e, in Veneto, Sanca Veneta. L'asse tra centro e periferia non coincide con quello tra destra e sinistra.