Nel maggio del 1898 Milano visse quattro giorni di scontri. L'aumento del prezzo del pane, dovuto anche ai dazi sul grano, aveva provocato proteste in tutta Italia; a Milano, città industriale con una classe operaia numerosa, la protesta divenne sciopero e poi insurrezione. Il governo affidò il comando della piazza al generale Fiorenzo Bava Beccaris, che il 7 e l'8 maggio fece sparare sulla folla, anche con l'artiglieria. Le cifre ufficiali parlarono di ottanta morti; altre stime, di parte socialista, di diverse centinaia.
Da quei giorni nasce la lettura di Milano come prima città italiana ad aver tentato, o ad essere stata accusata di tentare, una rottura con lo Stato unitario. Una lettura che merita di essere guardata da vicino.
Le voci di separatismo
Nei mesi precedenti al 1898 la stampa conservatrice e parte del governo descrivevano la Lombardia radicale e socialista come una minaccia per l'unità del paese. Circolava il sospetto che i repubblicani milanesi, eredi di Carlo Cattaneo, e i socialisti di Filippo Turati puntassero a una Milano autonoma, se non a una repubblica lombarda. Dopo i fatti di maggio la repressione colpì proprio questi ambienti: Turati e Anna Kuliscioff furono arrestati e condannati, i giornali di opposizione chiusi.
Gli storici tendono a ridimensionare l'idea di un vero progetto secessionista. Non esistono documenti che mostrino un piano organizzato per separare la Lombardia dal Regno; esisteva invece una forte tradizione federalista, che risaliva a Cattaneo e al 1848, e un conflitto sociale che il governo preferì leggere come un problema di ordine pubblico e di fedeltà allo Stato. Le voci di separatismo, insomma, erano in buona parte un'accusa, più che un programma.
Il precedente del 1848
Per capire perché quell'accusa sembrasse credibile bisogna tornare indietro di cinquant'anni. Durante le Cinque giornate di Milano, nel marzo del 1848, i milanesi cacciarono le truppe austriache del maresciallo Radetzky. Carlo Cattaneo, che guidò il consiglio di guerra, era contrario a un'annessione immediata al Piemonte dei Savoia e pensava a un'Italia federale, sul modello degli Stati Uniti e della Svizzera. La scelta prevalse in senso opposto: la Lombardia votò la fusione con il Piemonte, e dopo il 1859 entrò nel Regno.
Il federalismo di Cattaneo restò per decenni un riferimento della sinistra democratica milanese. Nell'Italia accentrata della Destra storica, chiedere più autonomia per le città e le regioni significava stare all'opposizione.
Cattaneo guardava anche oltre l'Italia. Nelle sue memorie sull'insurrezione scrisse che la pace vera sarebbe arrivata soltanto con gli Stati Uniti d'Europa, una formula che la sinistra democratica lombarda ha ripreso per decenni.
Il 1913 e i trentamila soldati
Le tensioni tornarono nel 1913, durante una lunga stagione di scioperi a Milano. Anche allora circolarono voci di separatismo, e il governo mandò in città circa trentamila soldati. Anche allora, a guardare le fonti, il movimento era sindacale e politico, non secessionista. Il fatto che la voce sia riemersa a quindici anni di distanza dice però qualcosa: a Roma, Milano veniva percepita come una città che poteva andare per conto suo.
Perché la sinistra
Il titolo di questa scheda contiene un paradosso solo apparente. Nell'Ottocento il federalismo e l'autonomismo erano idee della sinistra democratica e repubblicana, mentre l'accentramento era la linea dei governi liberali. Il passaggio dell'autonomismo lombardo verso posizioni di destra è molto più recente: comincia nel secondo dopoguerra con movimenti come quello fondato a Bergamo da Guido Calderoli nel 1947 e si compie con la Lega Lombarda degli anni Ottanta.
Chi cerca una data per l'inizio del separatismo lombardo non la troverà, quindi, nel 1898. Troverà però lì la prima volta in cui lo Stato unitario ha trattato un conflitto di Milano come una questione di unità nazionale. Le cannonate di Bava Beccaris, e la medaglia che il re Umberto I gli conferì poche settimane dopo, sono il ricordo più duro di quella scelta. Due anni più tardi, il 29 luglio 1900, l'anarchico Gaetano Bresci uccise il re a Monza, dichiarando di voler vendicare i morti di Milano.
Domande frequenti
Cosa successe a Milano nel maggio 1898?
Le proteste per il prezzo del pane si trasformarono in scontri. Il generale Bava Beccaris fece sparare sulla folla il 7 e l'8 maggio; i morti furono ottanta secondo le cifre ufficiali, molti di più secondo altre stime.
Milano tentò davvero di separarsi dall'Italia?
Non esistono prove di un piano secessionista organizzato. Nel 1898 e nel 1913 circolarono voci di separatismo lombardo, ma gli storici le leggono soprattutto come un'accusa rivolta ai socialisti e ai repubblicani.
Chi era Carlo Cattaneo?
Un intellettuale milanese, protagonista delle Cinque giornate del 1848, sostenitore di un'Italia federale. Le sue idee influenzarono a lungo la sinistra democratica lombarda.
Chi uccise Umberto I?
L'anarchico Gaetano Bresci, a Monza, il 29 luglio 1900. Bresci dichiarò di aver agito per vendicare le vittime della repressione di Milano del 1898.