Il forte di Fenestrelle occupa un intero versante della Val Chisone, in provincia di Torino. È lungo più di tre chilometri, sale per circa 635 metri di dislivello e comprende tre forti, sette ridotte e un sistema di scale coperte che conta circa quattromila gradini. È la più grande fortificazione alpina del Settecento in Europa, e dal 1990 è in restauro. Nel 2019 ha accolto quasi trentaquattromila visitatori, sempre con visita guidata.
Negli ultimi vent'anni Fenestrelle è diventata anche qualcos'altro: un nome al centro di una polemica sulla storia dell'unità d'Italia e sul trattamento dei soldati dell'esercito borbonico.
La costruzione del forte
I lavori cominciarono nel 1728 su progetto dell'ingegnere militare Ignazio Bertola, per volontà di Vittorio Amedeo II di Savoia. Il forte doveva sbarrare la valle alle armate francesi, che nel secolo precedente l'avevano attraversata più volte. La costruzione durò, con un'interruzione tra il 1793 e il 1836, fino al 1850.
Oltre che come presidio militare, Fenestrelle fu usata come prigione. Tra il 1809 e il 1813, in epoca napoleonica, vi fu rinchiuso il cardinale Bartolomeo Pacca, segretario di Stato di Pio VII. Più tardi ospitò detenuti politici e militari; tra loro, durante la Prima guerra mondiale, anche il generale Giulio Douhet, condannato per le sue critiche alla conduzione della guerra.
Le montagne sopra il forte sono state anche un campo di battaglia. Il 19 luglio 1747, al colle dell'Assietta, tra la Val Chisone e la Val di Susa, circa seimila soldati austro-piemontesi respinsero un esercito franco-spagnolo di oltre ventimila uomini. La Regione Piemonte ha scelto quella data per la propria festa, la Festa del Piemonte.
I soldati borbonici dopo il 1860
Con la caduta del Regno delle Due Sicilie, tra il 1860 e il 1861, decine di migliaia di soldati dell'esercito borbonico finirono prigionieri dell'esercito sabaudo. Una parte fu trasferita al Nord, in depositi e forti, in attesa di essere congedata o arruolata nel nuovo esercito italiano. Fenestrelle fu uno di questi luoghi.
Nel dibattito pubblico degli anni Duemila si è diffusa l'idea che Fenestrelle fosse stata un vero campo di concentramento, con numeri che variavano da 2.400 a 12.000 prigionieri e racconti di corpi sciolti nella calce viva. Sono cifre e immagini che si ritrovano in libri, siti e manifestazioni, e che hanno trasformato il forte in un simbolo per una parte del movimento meridionalista.
Cosa dicono i documenti
Nel 2012 lo storico Alessandro Barbero ha pubblicato I prigionieri dei Savoia, uno studio condotto sulle carte degli archivi militari. La sua ricostruzione indica che i soldati borbonici passati da Fenestrelle furono poco più di mille, e che i decessi registrati furono quattro. Le condizioni erano dure, come in tutte le prigioni militari d'alta quota del periodo, ma non esistono prove di uno sterminio. Quanto alla calce, Barbero spiega che il suo uso per le sepolture era una comune pratica igienica dell'epoca, e non il segno di una volontà di cancellare i corpi.
Il libro ha provocato reazioni molto dure da parte dei sostenitori della tesi opposta, che accusano gli storici accademici di minimizzare. La discussione continua, ma sul piano delle fonti il quadro è chiaro: nessun documento conosciuto sostiene le cifre di migliaia di morti.
| Punto controverso | Tesi diffusa | Dati d'archivio |
|---|---|---|
| Prigionieri a Fenestrelle | da 2.400 a 12.000 | poco più di 1.000 |
| Morti registrati | migliaia | 4 |
| Calce viva | occultamento dei corpi | pratica igienica comune |
Perché la storia di Fenestrelle conta ancora
La vicenda del forte dice molto su come si usa il passato. Per chi vede l'unità d'Italia come una conquista del Sud da parte del Nord, Fenestrelle è la prova di una violenza rimossa. Per chi studia gli archivi, è l'esempio di come una storia possa crescere di numeri senza nuove fonti. Tra le due posizioni resta un fatto su cui entrambe concordano: la sorte dei soldati borbonici dopo il 1860 è stata a lungo ignorata dalla storiografia ufficiale, e il silenzio ha lasciato spazio al mito.
Chi visita Fenestrelle oggi sale le stesse scale dei prigionieri di allora. Il forte, restaurato un tratto alla volta, non racconta da solo nessuna delle due versioni: lascia al visitatore la distanza tra le pietre e le cifre.
Domande frequenti
Quanti soldati borbonici furono prigionieri a Fenestrelle?
Secondo lo studio d'archivio di Alessandro Barbero, poco più di mille. Le cifre di diverse migliaia che circolano in rete non trovano riscontro nei documenti conosciuti.
Fenestrelle era un lager?
Gli storici che hanno studiato le fonti escludono che fosse un campo di sterminio: le condizioni erano dure, ma i morti registrati furono quattro. La definizione di lager è sostenuta da una parte della pubblicistica meridionalista.
Quando fu costruito il forte di Fenestrelle?
Dal 1728 al 1850, con un'interruzione tra il 1793 e il 1836, su progetto di Ignazio Bertola.
Si può visitare il forte di Fenestrelle?
Sì, il forte è un museo visitabile con guida. I percorsi vanno dalle visite brevi ai tratti lungo la scala coperta.