Fenestrelle, la storia è diversa da come l’hanno raccontata

di GIANFRANCESCO RUGGERI

Chi abbia studiato un po’ di contro storia risorgimentale saprà che negli ultimi anni la fortezza sabauda di Fenestrelle è stato più volte descritta come luogo di prigionia per migliaia di soldati borbonici che vi sarebbero stati reclusi e uccisi a migliaia. Gli scrittori più infervorati hanno parlato di un vero e proprio lager, di un campo di sterminio ante litteram accumunando la sorte dei soldati borbonici prigionieri a quella dei deportati nazisti.

Nel 2008 a Fenestrelle è stata persino inaugurata una lapide che testualmente recita “Tra il 1860 e il 1861 vennero segregati nella fortezza di Fenestrelle migliaia di soldati dell’esercito delle Due Sicilie, che si erano rifiutati di rinnegare il re e l’antica patria. Pochi tornarono a casa, i più morirono di stenti. I pochi che sanno si inchinano.” Durante l’inaugurazione della lapide si affermò che a Fenestrelle erano morti 8.000 uomini e che i prigionieri meridionali che vi transitarono furono stati 40.000.

È vero tutto ciò?

No, assolutamente no, si tratta di una bufala colossale che Alessandro Barbero, professore di storia all’Università del Piemonte Orientale, ha smascherato in modo ineccepibile con la sua ultima fatica: “I prigionieri dei Savoia – La vera storia della congiura di Fenestrelle”.

Si tratta di un’opera serissima e molto precisa, ben 316 pagine dove minuziosamente vengono ricostruiti con pazienza e precisione gli eventi, basandosi su di un’accurata ricerca archivistica, testimoniata da più di 40 pagine di note.

Allora quanti sono stati i prigionieri borbonici trasferiti a Fenestrelle, quanto vi hanno soggiornato, come sono stati trattati e quanti di loro sono morti in questo presunto campo di stermino?

1) Fra il 9 e il 10 di novembre del 1861 giunse a Fenestrelle una colonna di prigionieri borbonici catturati a Capua il 2 di novembre, in totale si trattava di 1.186, ben lontani quindi dai 40.000 favoleggiati.

2) La maggior parte di questi prigionieri ha soggiornato a Fenestrelle per non più di tre settimane, dato che con una circolare ministeriale del 20 di novembre si prevedeva che tutti i prigionieri borbonici fossero inviati ai depositi e ai reggimenti dell’esercito italiano per esservi arruolati. Anche da Fenestrelle già il 28 di novembre partirono, dotati di viveri per il viaggio, i primi contingenti di prigionieri borbonici, tanto che il primo di dicembre il contingente di prigionieri si era ridotto a 70 uomini, tutti ospedalizzati e per tanto al momento inabili a partire.

3) Sulle condizioni della prigionia e dello sterminio si è detto e scritto di tutto: i soldati borbonici sarebbero stati rieducati col freddo, ovvero in una fortezza posta a 2.000 metri sarebbero stati costretti a vivere in locali da cui erano stati volutamente rimosse porte e finestre, i prigionieri non sarebbero stati in alcun modo curati, l’aspettativa di vita media era pari a 3 mesi, ecc, ecc. È evidente che queste descrizioni che Barbero cita e che campeggiano su internet, ma anche in molti testi che pretendo di avere valore storiografico sono palesemente infondate. Barbero dimostra come i soldati giunti a Fenestrelle, effettivamente stremati dal viaggio, furono regolarmente curati e ospedalizzati, chi a Fenestrelle, chi distaccato in altri ospedali per essere meglio curato, a Pinerolo gli affetti da malattie veneree, a Torino quanti erano stati colpiti da oftalmia bellica. I registri militari parlano chiaro e annotano i movimenti di ogni singolo soldato, pertanto è possibile stabilire quanti furono gli ospedalizzati, che raggiungessero il picco massimo di 143 il 17 di novembre: alla faccia di quanti sostengono che non furono curati! È poi veramente assurda la diceria secondo cui l’aspettativa di vita media a Fenestrelle non superava i tre mesi, dato che la prigionia non ha superato le tre settimane! Infine una nota sulla presunta “correzione con il freddo”, se proprio li si voleva ghiacciare e surgelare, perché mandarli via da Fenestrelle entro il primo di dicembre e non farvi trascorrere invece tutto l’inverno? Per dimostrare l’infondatezza e la mostruosa macchinazione che in questi anni è stata creata ad arte per inventare il caso, Barbero cita un sito internet con tanto di fotografia in bianco e nero di presunti prigionieri borbonici, per lo meno il sito li descrive come tali, peccato che Barbero nel suo certosino lavoro abbia scoperto che l’immagine ritrae in realtà un gruppo di deportati in un campo nazista! La grossolanità delle mistificazioni è tale che persino io, che non sono certo uno storico, ne ho scovata una piccolina: da più parti gli inventori di questa bufala sostengono che il forte di Fenestrelle sia a 2.000 metri di quota, in realtà il forte si trova a 1.200 metri, per cui o si tratta di una voluta esagerazione o di un errore di battitura che è stato ripreso tal quale e in modo acritico da tanti altri scrittori che non hanno verificato neppure i dati più banali: esperti in “copia e incolla”.

4) In definitiva quanti sono stati i prigionieri borbonici morti a Fenestrelle? 5, dicesi cinque, sich, five, cinco, cinq, fünf e sono stati regolarmente annotati sui registri parrocchiali della chiesa di Fenestrelle. Questo dà l’idea di quanto sia colossale la bufala, 5 morti diventano migliaia e migliaia, neppure 1.200 prigionieri diventano decine di migliaia di segregati, tre settimane di prigionia divengono anni e anni con prospettive di vita non superiore ai tre mesi.

Di fronte ai dati dei registri parrocchiali i sostenitori dello sterminio replicano che quelli furono i pochi morti registrati, gli altri sono stati fatti sparire, sciolti nella calce viva e non hanno lascito traccia, neppure negli archivi, neppure in parrocchia: insomma il governo sabaudo scientificamente avrebbe pianificato il loro inconfessabile sterminio.

A parte il fatto che di tutto ciò non esiste uno straccio di prova, l’idea che si volesse sterminare i soldati borbonici è assolutamente insostenibile, perché come ho anticipato più sopra i Savoia e tutti i vari governanti risorgimentali avevano ben altre intenzioni. Non ci pensavano affato a sterminare i borbonici, anzi volevano arruolarli quanto prima e pensavo di inquadrarli rapidamente nelle fila del neo costituito esercito italiano, perché la guerra con l’Austria sarebbe presto ripresa e avevano bisogno di uomini!

Stimavano di poter arruolare almeno 50.000 ex soldati borbonici, erano convinti che liberati dalla schiavitù del Borbone, questi “fratelli italiani” avrebbero gioiosamente aderito alla causa nazionale. A leggere certe cose cascano le braccia, quanto dovevano essere alienati i politici che hanno fatto l’Italia? Come potevano pensare che i soldati borbonici, cui fino al giorno prima i garibaldini avevano sparato addosso, aderissero gioiosamente e si sentissero liberati?

Ciò nonostante la stragrande maggioranza degli ex soldati borbonici venne in seguito arruolata nell’esercito italiano, certo non gioiosamente come credevano gli illusi politici risorgimentali, ma di sicuro senza il minimo spargimento di sangue, al massimo vi furono casi di diserzione o di tentata diserzione e casi di insubordinazione puniti dai tribunali militari.

Anche questi soldati sono stati inviati a Fenestrelle negli anni successivi, perché Fenestrelle era un luogo di punizione, come più tardi lo sarebbe stata Bolzano e poi la Sardegna e vi venivano mandati tutti i soldati problematici compresi quelli sorpresi a commettere reati comuni e reati di camorra. In questi casi non si può più parlare di prigionia, bensì di punizione che consisteva nel trascorrere parte del periodo di leva in forza ai Cacciatori Franchi di stanza al forte, né si può sostenere che la misura abbia colpito solo gli ex soldati borbonici, bensì ha riguardato tutti i neo sudditi italiani: se qualche ex soldato delle Due Sicilie è stato punito per aver urlato “Viva Francesco II, re d’Italia”, al posto di “Viva Vittorio Emanuele, re d’Italia”, allo stesso tempo qualche militare di leva lombardo è stato trasferito a Fenestrelle “per aver impunemente gridato Viva Giuseppe II, Imperatore d’Austria”.

In sintesi non si vuole negare che l’occupazione delle Due Sicilie fu una semplice guerra di conquista e non di liberazione, una aggressione bella e buona, una violenza pura e semplice, ma come dice Oneto, prendere atto e riconoscere questo torto è già sufficiente, non è necessario favoleggiare che il sud fosse un Eldorado, né inventarsi stermini e genocidi che fortunatamente non sono mai esistiti.

 

 

 

 

 

 

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