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Zone franche per farla franca. Cronache dal Sud

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di ROBERTO BERNARDELLI – Il reddito di cittadinanza non è una novità. Nel senso che il Sud da sempre cerca di farla franca. Noi abbiamo imprese che chiudono perché pagano tutto, altri hanno imprese che la possono sempre fare franca.

Cinque anni fa, giusto per gli smemorati, arrivò la  notizia del riconoscimento delle 33 zone franche urbane in Sicilia, Campania e Calabria. Sempre lì, nella terra del tutto è dovuto.

La sindaca di Riccia e delegata dell’Anci per la franchezza, spiegava che “Dopo il decreto attuativo del ministero dello Sviluppo economico, pubblicato a luglio, le 33 Zone Franche Urbane di Sicilia, Campania e Calabria sono ai nastri di partenza. Per questo e’ importante informare il territorio e soprattutto le imprese. Si tratta di agevolazioni fiscali alle micro e piccole imprese: sono circa 300 milioni di euro le risorse finanziarie appostate dal Piano Azione e Coesione; cifre alle quali, per le zone franche siciliane, vanno sommati i 40 milioni di euro circa aggiunti dalla Regione”. E c’hanno pure attaccato il convegno,  ” Gli strumenti a disposizione dei Comuni e delle Imprese per uscire dalla crisi: l’istituto delle zone franche urbane”.

Beh, certo. Si esce così dalla crisi. Pagare le tasse, non evadere, non pagare il pizzo, sono un altro capitolo, ma il punto è pagare sempre meno. Naturalmente le tasse.

Il Nord di zone franche non può averne bisogno, macchè. Al Nord ci penserà la macroregione, il 75% di tasse a casa nostra, tra un secolo forse.

Il ministro per gli Affari (i loro) regionali (del Sud),  spiegava che ”E’ passato troppo tempo  ma l’importante e’ sapere che nei prossimi giorni le imprese avranno una boccata di ossigeno, agendo sulla leva fiscale che ad oggi grava particolarmente sui bilanci delle imprese, svolgendo una funzione anticiclica fondamentale per contribuire al superamento della crisi. Per questo come ANCI chiediamo anche di accelerare l’emanazione dei bandi regionali da parte del MISE, eventualmente rinvenendo ulteriori risorse, anche grazie agli interventi regionali”. ”In particolare – evidenziava – sarebbe opportuno prevedere nel IV programma di accelerazione in corso di predisposizione da parte del Ministero per la coesione territoriale, una misura dedicata ai piccoli interventi di manutenzione territoriale indispensabili in aree dove, a volte, manca anche la viabilita’, la luce o le connessioni internet. Su questo, registriamo positivamente l’apertura della Regione Siciliana, disponibile a aiutare i 17 Comuni attualmente individuati, ma anche a valutare l’ampliamento per dare una mano ad altre citta’ che attraversano grandi difficolta’”.

Avete letto bene. Manca la luce, dall’unità d’Italia. Si va a moccoli, la sera. La manutenzione territoriale, quella che a casa nostra pagano i cittadini con le tasse ai comuni e su dicendo, non si fa. Niente soldi, tu non vedere cammello. Oppure c’è una seconda risposta alternativa?

Nella terra dei disoccupati eterni, si sono almeno dati un tempo, cara Anci, per vedere se farla franca servirà a qualcosa questa volta o saranno ancora milionate a costo zero?

Le zone terremotate del Nord, ad esempio, sono state mai dichiarate zona franca? O forse non hanno tribolato come matte per la sospensione dei pagamenti delle imposte?

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