Zaia vuol tornare “in mimetica dopo il Covid per fare l’autonomia”. E prima dov’era, presidente?

di Roberto Bernardelli – Ci fa piacere che Luca Zaia, presidente del Veneto, se la prenda con Giuseppe Conte per il passaggio sul Titolo Quinto della Costituzione nel suo intervento al Senato, l’altro ieri. “Tu non puoi andare in Parlamento per trovare i voti e sputtanare l’autonomia. È stato veramente indelicato quel passaggio. Che sia chiaro che noi non ce la siamo messa via: appena finisce l’emergenza noi torniamo in mimetica. Noi l’autonomia la vogliamo” ha dichiarato Zaia al punto stampa sul covid.

Senta, presidente, non è che a gennaio di un anno fa, alla vigilia del cataclisma, l’autonomia avesse fatto chissà che passi avanti a tre anni e mezzo dal voto. Ci riesce difficile vederla in mimetica. La vediamo più a suo agio con la divisa più che del guastatore, del generale sul cavallo bianco sopra la collina, ad osservare chi si scontra in pianura. Anche questa è una strategia politica. Ma l’autonomia ha bisogno di uomini rivoluzionari e io in giro non ne vedo.

Gente, per intenderci, che dice pane al pane e vino al vino. Le faccio un esempio proprio partendo dalle sue considerazioni commentando quanto è accaduto alle Camere e specificatamente a Palazzo madama. Lei afferma: “Pur non spettando a me fare il censore, di fronte al comportamento tenuto da alcuni parlamentari nel mancato rispetto in aula delle misure anticontagio dico che è stato uno spettacolo non edificante, perché anche la forma è sostanza. Non posso che dire bah di fronte a certe immagini, pensando che si chiudono bar, ristoranti, palestre, sagre, intrattenimenti e attività”. Come ha ragione, presidente, ma il punto è che le norme anticontagio sono state, per cos’ dire, sbeffeggiate con un comportamento trumpiano anche dalle parti del suo partito. Non l’abbiamo sentita commentare, a suo tempo, forse ci siamo distratti noi.

Insomma, la mimetica non è il suo forte. Non ha il fisico del battaglione San Marco, pur riconoscendole altre grandi doti. Ma non tutti possono fare la rivoluzione, lo ribadisco.

 

Onorevole Roberto Bernardelli – Presidente Grande Nord

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