Zaia: referendum, la strada è quella della Catalogna. Renzi è neocentralista

di GIORGIO CALABRESI

La strada da seguire su un eventuale referendum per l’indipendenza del Veneto e’ quella della Catalogna. A ribadirlo, dopo che oggi la commissione Affari Istituzionali del consiglio regionale del Veneto ha detto un doppio si’ a una consultazione su indipendenza e autonomia, il presidente della Regione, Luca Zaia. “La mia road map per l’indipendenza del Veneto e’ la stessa della Catalogna; ci si da’ l’obiettivo e si praticano, giorno dopo giorno, con pazienza, tutti i passaggi giuridici”, ha spiegato. Quello del parlamentino regionale, ha aggiunto, “e’ un voto che permettera’ ai consiglieri di discutere di questi due provvedimenti. E gia’ il dibattito e’ importante. Io mi auguro che si arrivi rapidamente all’approvazione della legge per l’indizione del referendum, dopodiche’ inizieremo il nostro confronto giuridico a livello nazionale”.  Da Zaia anche una stoccata ai promotori del referendum online. “Se i promotori del referendum on line hanno promesso la protesta fiscale, e quindi invitano a non pagare piu’ le tasse, e’ ovvio che dovranno dire ai cittadini come altrimenti si fara’”, ha detto senza voler entrare nel merito delle proposte avanzate dai venetisti, invitando pero’ ad un “saggio realismo”.

Bene che si sia deciso di riformare il Senato, ma bisogna intervenire anche sulla Camera; per quanto riguarda invece il titolo V della Costituzione, si prospetta “una tragedia per le Regioni”. Cosi’ il presidente del Veneto, Luca Zaia, ha commentato gli ultimi provvedimenti e l’agenda del governo Renzi sul tema delle riforme istituzionali. “Bene la riforma del Senato. Ma si doveva dimezzare anche la Camera, pure quella costa”, ha detto, sottolineando che al posto di “ben 350 poltrone di senatori, ce ne saranno 148 che non saranno piu’ stipendiati, perche’ sono i rappresentanti delle Regioni e dei Comuni”.

Zaia tuttavia non ha rinunciato a rivendicare che “questa proposta l’aveva avanzata la Lega Nord, ancora anni fa, e che il relativo referendum ottenne la maggioranza di si’ soltanto in Veneto e Lombardia”. “Mi spiace, tuttavia, che non si sia intervenuti anche sulla Camera, con il dimezzamento dei parlamentari; non ne servono 600. E per quanto riguarda i componenti del Senato – ha aggiunto -, invito il Governo o il Parlamento a riconsiderare la rappresentanza delle Regioni. Al Veneto spetterebbero 6 senatori, come le Regioni piu’ piccole. Ci vuole una modifica”. La riforma del Titolo V, ha poi proseguito il presidente del Veneto, “ci mette in grave difficolta’, privando le Regioni di importanti competenze” e confermando come il governo Renzi abbia “dato avvio ad una forte regressione neocentralista, portando su Roma scelte fondamentali come quelle della sanita’”. Il presidente del Consiglio, ha concluso Zaia, “e’ ancora nella fase della luna di miele, o meglio in quella dei proclami. Vedremo se la maggioranza terra’ a livello di voto. Sono stati annunciati un sacco di provvedimenti; l’avevano fatto anche Monti e Letta e, come sappiamo alla fine non si e’ concluso nulla”.

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4 Comments

    • solita cazzata da fanatico… immagino potrai elencare valanghe di differenze tra verona e brescia.

      intanto chi ha arrestato oggi i Veneti? i montanari della Val Brembana?

      ma poi perchè scrivi su di un giornale diretto da un lombardo come Marchi, che mentre tu blateri stronzate è indagato perchè sostiene l’indipendenza del Veneto????

      VERGOGNATI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  1. Se la strada di Zaia è quella della Catalonia, sappiamo tutti benissimo che i catalani hanno fatto il referendum CONTRO il parere dello stato centrale di Madrid e contro la costituzione spagnola – che come quella italiana prevede la indivisibilità dello stato.

    La Corte costituzionale italiana si è già espressa con 2 (due) sentenze scritte per dichiarare la inamissibilità di un referendum regionale x l’indipendenza del Veneto in occasione della risoluzione 44 del 1997, che era IDENTICA alla risoluzione 342 attualmente in discussione in Consiglio regionale.

    Unica differenza tra oggi e allora è che nel frattempo è stato depenalizzato il reato di attentato alla indivisibilità dello stato, avendo dovuto l’Italia recepire le direttive europee in merito a tale questione.

    Quindi oggi possiamo parlare di indipendenza del Veneto senza andare in galera ma ciò rimane COMUNQUE contrario alla Costituzione italiana e alle sentenze della Corte costituzionale, quindi illegittimo anche se non penalmente perseguibile.

    Questo Zaia lo sa bene e quindi vedremo cosa farà quando il PDL 342 sarà approvato in regione (?)

    Farà come Mas in Catalonia o manderà qualche carta bollata a Roma …. lo vedremo tra qualche settimana

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