BOSSI: NON LASCIO. LO FARO’ SOLO QUANDO LA PADANIA TRIONFERA’

di REDAZIONE

La prima dichiarazione di Umberto Bossi dopo l’informazione di garanzia ricevuta, mercoledì, dalla Procura di Milano è arrivata oggi attraverso i suoi fedelissimi. «Non è assolutamente vero che ho intenzione di lasciare, io lascerò soltanto quando la Padania trionferà», è il messaggio del presidente della Lega, indirizzato anche a Roberto Maroni, nel giorno del suo annunciato ritorno fra i militanti del Carroccio,  in un ristorante di Lesa, sulla sponda piemontese del Lago Maggiore. Il fatto è che il suo silenzio, che in realtà dura già dalla chiusura della campagna elettorale per il primo turno delle comunali, è stato in vario modo interpretato. Sia dai leghisti sia dalla stampa. E certe ricostruzioni, apparse sui giornali mentre Roberto Maroni tracciava la strada della ‘Lega 2.0’ sospinta anche dalle inchieste giudiziarie, hanno indotto un Bossi orfano delle tribune elettorali a far sapere che parlare di un suo ritiro dal Carroccio è «la prova provata che piacerebbe al sistema e ai suoi uomini».

«Io sono d’accordo»: il presidente della Lega, Umberto Bossi, si è limitato a confermare così l’investitura di Roberto Maroni per la segreteria federale. E con i giornalisti che al suo arrivo a una cena con i militanti gli chiedevano se intende andare avanti come presidente, Bossi ha ironizzato: «Se mi eleggono…». Il senatur ha ribadito di non voler mollare, spiegando che ciò significa che «ci sarò nei giorni in cui si festeggerà in tutte le piazze la libertà della Padania». Arrivando alla cena Bossi ha negato che corrisponda al vero che la Lega abbia pagato ai suoi due figli maggiori, Riccardo e Renzo, una ‘paghettà mensile come emergerebbe dall’inchiesta della procura di Milano. «No, quella non è vera», ha sostenuto. E a chi gli chiedeva di chi sia la colpa della bufera giudiziaria sulla Lega, Bossi ha risposto: «avevamo un tipo strano a fare l’amministratore».

«Non bene, però non ci uccideranno»: Umberto Bossi ha detto di aver accolto così l’informazione di garanzia della procura di Milano mercoledì. Arrivando a Lesa il presidente della Lega ha replicato ai giornalisti che è stata «una settimana di merda».  La bufera sulla Lega «passerà», si è detto convinto Bossi a cena a Lesa  con il governatore Roberto Cota e l’europarlamentare Mario Borghezio. «Noi – commentando con i giornalisti gli sviluppi dell’inchiesta giudiziaria sui conti di via Bellerio – stiamo lottando per la libertà della Padania, la libertà della nostra gente. Certo poi lo Stato cerca di colpirci, però non cederemo fino alla libertà». 

ZAIA: “NEL 2013 LA LEGA RISCHIA DI SCOMPARIRE”

”Se qualcuno continua ad azionare la macchina del fango solo per abbattere nemici interni, nel 2013 non verremo solo puniti ma saremo destinati a scomparire”. Lo dice, a proposito del futuro della Lega Nord, il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, interpellato da ”Il Gazzettino” di Treviso. ”Bossi ha sbagliato e l’ho ripetuto in tempi non sospetti. Ha sbagliato per i figli e ora sta alla Giustizia valutare”, aggiunge poi Zaia, commentando la vicenda giudiziaria che ha coinvolto anche il fondatore della Lega Nord.

E alla domanda se si definisce bossiano o maroniano, Zaia cosi’ risponde: ”Non sopporto i fanatismi. Non sono mai stato un bossiano e non sono un maroniano. Ma ho molta difficolta’ a comprendere come qualcuno che fino a poco fa saliva sul palco accanto a Bossi per cantare il ”Va Pensiero” con la mano sul cuore possa dire oggi quello che a quei tempi non aveva il coraggio di affermare. Io a Bossi ho sempre detto quello che pensavo”. Zaia dice di non credere all’ipotesi di complotto contro il Carroccio. ”Non siamo di fronte a un complotto.

Cospargiamoci invece il capo di cenere e pensiamo alle nostre colpe. La magistratura fa solo il suo dovere. E, se guardiamo a quello che accade in altri partiti, ricordiamoci che mal comune non e’ mezzo gaudio”. Soffermandosi sulle eventuali candidature di Flavio Tosi e Gianantonio Da Re alla segreteria nazionale della Liga veneta, Zaia afferma che ”ognuno e’ libero di candidarsi. Non sarei un riformatore se pensassi che fosse giusto impedire a qualcuno di mettersi in gioco. Pero’, al momento, ne’ Da Re, ne’ Tosi hanno ufficialmente depositato la loro candidatura. Non vorrei che, alla fine, ci trovassimo a parlare di candidati che in realta’ non ci sono”.

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