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Zaia: “Il referendum per l’indipendenza non è uno scandalo”. Solo parole?

di VITO CERNEAZ

C’è una cosa che non pare sopportabile del leghismo: il suo infinito doppiogiochismo. Gli attuali “dirigenti” – cresciuti tutti alla scuola di Umberto Bossi – definito da Gianfranco Miglio un “mentitore seriale” – non si smentiscono mai e Zaia, governatore del Veneto in carriera, a volte non sembra distinguersi dai suoi competitor di partito. Dopo l’ultima farsa consiliare di luglio, in cui abbiamo assistito ad una discussione surreale sul “referendum secessionista” promosso da Indipendenza Veneta (in cui s’era detto che si sarebbe arrivati ad un voto), Zaia continua a giocare su due tavoli, cogliendo le molte occasioni che gli vengono offerte per dire la propria, ma spesso sconcertando coloro che da lui si attenderebbero passi concreti, e non solo parole, a favore della consultazione del popolo veneto.

Ieri, ha dichiarato all’universo mondo: ”Non è da scandalo essere a favore della proposta di un referendum sull’autodeterminazione del popolo veneto, è semmai scandalosa la posizione che hanno molti contro il referendum, che è la massima espressione della partecipazione democratica”. Lo ha detto partecipando alla registrazione di un Forum di rete Veneta. E non c’è nulla da eccepire per quel che ha detto, anzi. Ha inoltre rincarato la dose: ”Qui in Veneto c’è una parte di politica che è contro il referendum – ha precisato Zaia – che non vuole che il popolo si esponga. E’ una posizione da dittatura”. 

Anche in questa seconda affermazione Zaia ha ragione da vendere. Peccato che alle dichiarazioni non seguano i fatti concreti, esattamente come è accaduto – nell’ultimo ventennio – con i roboanti proclami di quello che, fino ad un annetto fa, era il suo veneratissimo “capo”.

Un mio amico sostiene quanto segue: “Non è quello in cui credi che ti rende una persona in gamba, ma come ti comporti”. Beh, il comportamento del governatore del Carroccio sulla questione indipendentista, più che da persona in gamba, ha qualche volta  il sapore del raggiro nei confronti dei suoi connazionali. Sempreché non si senta prima italiano che veneto: ma ciò sarebbe un vero “tradimento” per chi impostò la propria campagna elettorale all’insegna de “Prima il Veneto”. Da Zaia ci si attende altro…

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