Zaia e il referendum sull’autonomia del Veneto. Come affossare l’indipendenza

venetoscoziadi ENZO TRENTIN – Il presidente della Regione Veneto si accinge ad avviare le procedure per indire un referendum per l’autonomia del Veneto. [http://www.miglioverde.eu/127049-2/ ] Si tratta di un comportamento alla zio Tom che non fa il ribelle, e non capeggia rivolte. Semplicemente si rifiuta di compiere il male che gli viene chiesto. Ed il male nel nostro caso è una chiara e netta presa di posizione sull’indipendenza del Veneto, con annesse concrete azioni.

 

Per questa operazione sembra che Luca Zaia abbia preso lezioni da Harry S. Truman, 33° Presidente degli USA (1945-1953) il quale svelò un vecchio trucco politico: «Se non riesci a convincerli, confondili.» Infatti, se arriverà alla materializzazione di un tale referendum sarà la morte dell’indipendentismo, perché se vincono i la questione di trascinerà per i corridoi dei ministeri romani senza giungere ad una conclusione. Più che mai impensabile un’autonomia sul modello delle Regioni a Statuto speciale, bisogna modificare la Costituzione. Di converso gli indipendentisti autentici verranno tacitati e derisi: «Vedete? I veneti vogliono l’autonomia, non l’indipendenza!». Se al contrario vincessero i No la questione non andrebbe lontano, si tratta in fondo di un referendum consultivo.

 

Citare, come fanno molti, le esperienze di Catalogna e Scozia è improprio come argomentato qui

[http://www.lalligatore.com/la-stagione-dellindipendenza-tra-scozia-e-catalogna/ ] Sommariamente: la Scozia gode da tempo di un’autonomia che i veneti non otterranno mai; mentre l’indipendenza della Catalogna ha un così significativo seguito popolare che riesce a mettere in strada milioni di persone. Al contrario la manifestazione più numerosa dell’indipendentismo veneto fu a Bassano del Grappa, l’1 dicembre 2014, con circa tremila partecipanti. Che per giunta fu strumentalizzata da Luca Zaia (già in campagna elettorale per la riconferma, nella primavera del 2015, alla Regione Veneto). Fu addirittura “scortato” da sedicenti indipendentisti che gli facevano da “cordone sanitario”. Ci sono le foto a documenrarlo. In quell’occasione si dichiarò per l’indipendenza; la campagna elettorale fu all’insegna di: prima l’autonomia. Tsz!

 

Se il Veneto diverrà mai indipendente lo sarà probabilmente per cause esterne. La constatazione che molti fanno è che l’Italia e l’UE così come li conosciamo presto collasseranno. Sull’Italia non vale la pena soffermarsi. Il debito pubblico continua a crescere malgrado la spremitura fiscale ed il barile di petrolio mai così economico: circa 30 US$. L’UE invece sta scricchiolando sinistramente: l’Euro sembra aver portato più danni che vantaggi. La costruzione di muri e di barriere di filo spinato in alcune frontiere descrive una civiltà talmente avanzata da aver compiuto un balzo indietro di secoli. La libera circolazione dovuta al Trattato Schengen comincia ad essere [temporaneamente?] sospesa in: Svezia, Norvegia, Danimarca, Austria, Germania e Francia. La Gran Bretagna con un referendum nel 2017, deciderà se rimanere o meno nell’UE. Tutti poi sembrano dimostrare sempre più insofferenza per una spocchiosa burocrazia tanto pervasiva quanto avara di esercizi democratici. Infine, l’Unione Europea risulta spettatore e grande assente al “nuovo Grande Gioco” dal quale dipende l’avvenire dell’area Mediorientale e del cosiddetto Terzo mondo; non ultimi gli irrisolti problemi creati dalla “invasione” dei disperati e dalle mafie organizzatrici.

 

Quando queste due entità istituzionali cadranno come un castello di carte, perché i più attenti osservatori sono incerti solo sulla data, allora la domanda a cui gli indipendentisti autentici dovranno rispondere è: lascerete prendere il potere ai soliti disinvolti politicanti, oppure vi farete avanti con un progetto istituzionale innovativo e già pronto?

 

La domanda non è oziosa. La storia recente è lì a dimostrarlo. Nel 1945 l’Italia fu liberata dagli Alleati, e non dai partigiani come la vulgata resistenziale ha continuato a reclamare. La Resistenza poi non rappresentava tutta l’Italia, era un fenomeno materializzatosi al Nord. Al Sud non potevano certo considerarsi “resistenti” coloro che, prevalentemente militari, avevano ritenuto di mantenere fede al giuramento fatto al Savoia. Una conferma di ciò la si può individuare nel voto referendario del 2 giugno 1946: repubblica voti 12.717.923 pari al 54,3%; monarchia voti 10.719.284 pari al 45,7%. Questi risultati però furono ufficializzati dopo giorni di aspre polemiche circa i brogli elettorali che gli uni imputavano agli altri. La nuova carta costituzionale viene promulgata il 27 dicembre dal Capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola dopo non poche esitazioni sulla legittimità di quell’atto.

 

I “resistenti” si sentirono autorizzati a “imporre” la propria filosofia di ordine sociale. Fu così redatta una Costituzione catto-marxista che, come ha spiegato magistralmente il Procuratore di Venezia Carlo Nordio in un recente convegno: «…fa si che il cittadino è subalterno allo Stato, subalterno allo Stato etico hegeliano del Codice Penale, subalterno all’escatologia metafisica del cattolicesimo, subalterno infine allo Stato sociale ipotizzato dal marxismo.»

 

Preso atto di ciò, gli indipendentisti lasceranno il campo ai politicanti disinvolti, ed agli Zio Tom dell’indipendentismo, o prenderanno in mano le redini del loro destino? Supponendo che la risposta sia positiva, ci ritroviamo con due correnti di pensiero. Alla prima aderiscono i cosiddetti costituzionalisti, alla seconda i fautori del ripristino del diritto consuetudinario in essere nell’antica Repubblica di Venezia. La questione, tuttavia, è solo apparentemente di contrasto, è semmai pletorica, giacché sia l’uno che l’altro sistema devono essere orientati fondamentalmente al controllo e contenimento del potere, e di chi pro tempore lo detiene.

 

Infatti l’argomento di determinante importanza in una Repubblica democratica è l’assegnazione al popolo la sovranità, che non può essere quella prevista dalla Costituzione italiana all’Art. 1, Comma 2, poi negata negli artt. 70, 71 e 75.

A questo proposito, e per concludere, riportiamo parte di uno studio di Dino Pasini che meglio di noi indica nella Sovranità popolare il diritto naturale dei cittadini all’autogoverno (vedi: Pasini Dino, Riflessioni in tema di sovranità, Giuffré, 1968):

«Il patto originario nasce così: per natura gli uomini sono liberi ed uguali e nessuno di loro abbandona questa condizione senza il proprio consenso. Un uomo, che si trova su un territorio non sottoposto ad altri soggetti è libero e non ha uguali. Il suo comportamento è limitato solo dal suo modo di essere e senza restrizione alcuna. Se viene affiancato da altre persone, il modo di agire subisce limitazioni determinate dal rispetto delle altre, formando una comunità. La comunità, man mano che diventa più numerosa, ha necessità di darsi dei princìpi e delle regole condivise che disciplinano i comportamenti degli associati. La Comunità ha bisogno, per difendere i propri principi e interessi, di una struttura organizzata. Struttura che diventa sempre più complessa man mano che la comunità si allarga, con vari organi, riconosciuti, con il compito sia di emanare norme, sia di farle rispettare e disciplinare il comportamento degli associati. La comunità ha la necessità, ab origine, di emanare norme di principio e di concepire una forma di struttura dello Stato. Ne consegue che la comunità deve sostenere, non solo gli oneri della struttura e del suo funzionamento, ma anche i costi per le esigenze della comunità stessa che di volta in volta si manifestano. La comunità, per soddisfare i suoi bisogni, sostiene i relativi oneri e conseguentemente detiene il relativo potere: la Sovranità.

Le caratteristiche della sovranità
La sovranità è la supremazia del “potere”. In termini giuridici si potrebbe definire il potere come la capacità, la facoltà ovvero l’autorità di agire, esercitata per fini personali o collettivi. […] La sovranità è il potere di autorità proprio e tipico del popolo nei confronti dell’ordinamento statale. Le sue caratteristiche possono rilevarsi negli elementi della originarietà e della esclusività. La sovranità è infatti attributo che sorge assieme alla comunità dei cittadini; è originaria, perché non deriva da nessun altro potere preesistente. La sovranità è reale indipendenza, che significa possibilità giuridica di realizzare i propri fini e determinare le proprie azioni.»

E questa è solo l’esordio di un discorso molto più ampio che porta al cambiamento della forma di patto sociale e di governo.

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