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Zaia a l’Indipendenza: referendum, via scozzese per il Veneto

zaia incazzaodi STEFANIA PIAZZO – Orgoglio veneto. Anzi, prima il Veneto. E anche di più. Perché, ti spiega Luca Zaia, loro in fine dei conti, i veneti, il referendum lo avranno, lo faranno e Roma non lo fermerà. La consultazione di Venezia   sarà ufficiale, autorizzata, piccolo piccolissimo passo verso l’autonomia. Ma il primo nella storia. “Lo buttiamo via?” ti chiede il governatore…

Insomma, mentre  l’arcipelago indipendentista scalpita, scalcia perché vorrebbe di più, Zaia pianta la sua bandiera che rivendica, politicamente, l’accesso ad un percorso himalaiano: diciamo che intravede il primo campo base.

Ma prima di illustrare la strada, il governatore si ferma un momento e torna su un’altra vicenda, quella della procura di Brescia, che ha indicato la Regione Veneto come parte lesa nel processo  del tanko dei Serenissimi nel 2014.

Governatore, come vi ponete davanti a questa indicazione del magistrato? Vi sentite parte lesa?

“Non c’entriamo nulla in questa vicenda processuale, e non potrebbe essere che così. Vorrei ricordare che dopo quell’ondata di arresti, noi e la nostra gente andammo a riempire la piazza di Verona per contestare quanto accaduto. Ci fu un movimento d’opinione che alzò la voce, e noi eravamo in prima linea. Certo, queste prese di posizione vengono percepite in modo positivo ma c’è chi vede sempre e comunque la politica che vuole cavalcare gli eventi per fini elettorali”.

La verità di Zaia qual è?

“La verità è che noi con coerenza restiamo di quell’opinione. E quindi le decisioni della procura di Brescia non ci riguardano. Tuttavia inviterei pubblicamente quelli che si divertono ad andare in giro con la convocazione dell’udienza della procura, di evitare di sostenere che la Regione Veneto si sia costituita parte civile! Ne siamo estranei, è il magistrato ad averci indicato, a suo parere, parte offesa. Se ci chiederanno un parere, diremo che non ci sentiamo lesi. Voglio poi scagionare lindipendenzanuova.com, che ha fatto il suo dovere, facendo giustamente cronaca. Il problema è chi va in giro con queste carte e approfitta della buona fede facendo credere ai cittadini che la Regione Veneto si costituisca contro qualcuno”.zaia-referendum

Non crede sia un episodio che scaturisce anche da un risentimento che attraversa una parte dell’ambiente indipendentista? Cioè una sorta di contrapposizione che pare insanabile tra la politica come istituzione e alcuni ambiti della protesta indipendentista?

“Esatto, io partirei proprio da qui. Questa è la dimostrazione che la rivoluzione che vogliamo fare, rivoluzione che io chiamo gandhiana, se cioè vogliamo cambiare le cose, non la possiamo fare con la guerra “tra poveri”. Chi aveva in mano quella carta della procura, e quindi anche capace di intendere e di volere, a che pro, anziché sparare contro Roma, continua a sparare contro i veneti? La storia dell’indipendentismo, dell’autonomismo, del federalismo, è una storia, costellata negli ultimi decenni, di una guerra tra poveri che non serve a nulla. E’ più facile trovare sui social, sulla rete, un post contro un leghista, un autonomista o contro un fratello veneto, che contro Roma. E’ più facile trovare un attacco contro un compagno, che ha magari idee diverse – ma che combatte contro il sistema – piuttosto che contro Roma stessa. E’ una cosa che trovo  inaudita”.

E’ un invito all’unità, governatore, ad un serrare le fila?

“Non ho nessun retro pensiero e nessuna velleità, rispetto le idee di tutti, ma se andiamo avanti di questo passo, Roma continua a ridere. A me sembra che il nemico non sia Roma ma che, piuttosto, il nemico del Veneto sia il Veneto”.

La Regione che lei governa sta per entrare in un momento cruciale, quello dell’atteso referendum sull’autonomia (differenziata). Lei ci gioca la credibilità del suo mandato.  Le aspettative sono fondate?

“Siccome siete un giornale serio e so che la gente del nostro mondo vi segue, vi dico che se oggi Zaia parla del referendum sull’autonomia non lo fa perché c’è la campagna elettorale. Il Veneto, per la prima volta nella storia, ha vinto una battaglia che è andata sino davanti alla Corte Costituzionale. E la Corte, nero su bianco, ha sentenziato che “Sì, i veneti possono celebrare il referendum”.veneto zaia

Avevate approvato due leggi, una “spinta” e una “prudente”…

“Il 19 giugno 2014, ricordo che vennero fatte due leggi in Regione, una sul binario dell’indipendenza e l’altra sul binario dell’autonomia. In ogni caso, per fare il referendum, ripassiamo un po’ di educazione civica, ci vuole una legge, e lo dico perché c’è in giro ancora qualcuno che è convinto che per fare un referendum basti un gazebo. Mah! Lo dico con orgoglio che abbiamo approvato due leggi, anche quella sull’indipendenza.   Il governo queste due leggi ce le ha impugnate, noi le abbiamo difese con i denti, io ho lasciato spazio anche a chi non era incaricato dalla Regione di dire la sua, non ho custodito gelosamente la difesa, ho lasciato la difesa volutamente aperta. Nel luglio 2015, vinciamo sul referendum per l’autonomia”.

Ottenuto il referendum, qual è la successiva fase politica?

“Il primo passo è negoziare i quesiti. Poi si negozia il progetto. Quindi, in questa fase dobbiamo negoziare  i quesiti riferiti al progetto, che per noi è il modello Trento e Bolzano”.

Governatore, mi dica la verità, avete abbandonato l’idea dell’indipendenza?

“Non l’abbiamo abbandonata. Ma dobbiamo ricordare che il Veneto ha avuto dalla Corte Costituzionale quella bocciatura che ciclicamente viene presentata in Spagna anche ai catalani. Allora, i catalani, spesso per animare la polemica, sono  presi come elemento modello di virtuosità per l’indipendenza rispetto al Veneto. Ma non è politicamente corretto”.scozia

E questo non lo digerisce, governatore?

“Io ricordo i volantini “Artur Mas sa fare il governatore, Zaia no”. Allora, mi ritengo indipendentista, se si andasse a votare per l’indipendenza voterei Sì. Però rispetto alla Catalogna dobbiamo precisare un paio di “cose”: intanto i catalani hanno una storia indipendentista di 80 anni, quindi più lunga rispetto alla nostra; i catalani hanno annunciato un referendum nel novembre 2014 che poi non si è celebrato. O meglio, si è celebrata una consultazione volontaria senza alcun effetto giuridico. E’ talmente imminente il prossimo referendum in Catalogna tanto da essere stato annunciato nel 2018!”.

Insomma, l’indipendenza è una strada più impervia del previsto?

“I catalani, per carità, sono e restano un faro, ma guardi quanta strada per arrivare all’indipendenza. Quindi, finiamola a casa nostra con questa guerra tra poveri. La Regione del Veneto non sa forse come fare per arrivare all’indipendenza? Allora chi si sente così bravo e migliore di noi, vada a spiegarlo anche ai fratelli catalani come fare per avere un referendum sull’indipendenza”.

Zaia, è soddisfatto a metà o per intero?

“Soddisfatto in pieno perché  abbiamo portato a casa  il referendum. E’ consultivo, sono d’accordo che non delibera nulla ma ha un effetto politico e, piaccia o non piaccia, porta i veneti a votare e a contarci. Per la prima volta portiamo il nostro popolo a votare in un referendum ufficiale che apre al percorso verso l’autonomia. L’autonomista sa che è un percorso per l’autonomia, l’indipendentista comunque potrà monetizzare il fatto che il 90 per cento dei veneti avrà votato sì. Io trovo assurdo chi afferma che farà un comitato per il NO al referendum. Non si comprende che sarebbe stupido non celebrare questo referendum? “.scozia

Zaia, lei si sente più scozzese o catalano in questo difficile  processo di libertà?

“C’è solo una realtà in Europa che ha celebrato un referendum indipendentista, ed è la Scozia. Ma la Scozia l’ha fatto passando prima per la devolution, per l’autonomia. Io la chiamo la via scozzese…  Forse sarò uno che non ci capisce molto ma mi pare che la Scozia si sia portata a casa l’autonomia e in seguito un referendum per l’indipendenza. E nessuno può dire che la Scozia non abbia celebrato ufficialmente il suo referendum”.

Quale governo, a Roma, concederà l’autonomia?

“Il governo, sostanzialmente, non l’ha voluta perché ci ha impugnato la legge… Ma oggi la Corte ci dà ragione e ci dice che possiamo indire il referendum. Ovvio che la strada è lunga, in salita, ma se i veneti vanno in massa a votare, tutti i temi indipendenza, autonomia, federalismo spinto, federalismo fiscale, geometria variabile… sono temi che riprendono quota. Si potrà dire: “Vedete i veneti?”. Quindi non capisco perché qualche indipendentista ritenga che non è giusto consultare i veneti”.

Forse è un vizio italico?

“Si è deboli se ci attacchiamo tra di noi, non quando attacchiamo Roma. L’indipendenza non è l’autonomia, certo, ma in Scozia non si cannibalizzano tra loro. Dirottiamo tutta l’energia dove serve, impariamo anche dagli scozzesi”.

Riforme, articolo 116, nuove competenze?

“Noi andremo a votare per un referendum in autunno, sulla riforma Boschi, sulle clausole di supremazia statale, che toglie alle regioni a statuto speciale l’applicazione dei costi standard, toglie competenze a cascata… La nostra Costituzione è stata approvata nel ’48, negli stessi anni della Germania, con la differenza che i tedeschi sono andati avanti, hanno fatto il federalismo, hanno riscattato l’Est…. Il nostro modello non è la Grecia ma la Germania, eppure il modello dell’Italia è la Grecia. Oggi però dobbiamo fare passi, pur millimetrici, ma sempre su terreno solido, che non ci fa indietreggiare. E’ pur vero che, anche se a molti non piace, davanti all’approvazione di un referendum ufficiale, con i seggi e gli scrutatori, questa è un’opportunità storica, che apre un varco”.renzi etrusco

Quando si voterà? C’è già una data?

“Non andiamo, in questa fase, a negoziare le competenze. Negoziamo, come spiegato, i quesiti. La Corte ci ha autorizzato un quesito generico, “volete voi veneti l’autonomia…?”. Ebbene, adesso possiamo inserire nel negoziato: volete voi la sanità, volete voi l’autonomia sulla scuola, sul demanio… Descrivere cioè nel progetto di essere come Trento e Bolzano. Il mio sogno è quello di andare in election day con il referendum di Roma”.

Election day come possibilità remota o troverete la quadra con Renzi e Alfano sulla data?

“Non è una possibilità remota. Se c’è la volontà politica ci riusciamo. Perché è anche un governo che ci manda a referendum sulle trivelle, e non in election day, spendendo 300 milioni di euro in più. Però si mettano il cuore in pace a Roma sul referendum per l’autonomia del Veneto. Ci possono mandare anche in un sottoscala a votare, ma i veneti ci vanno tutti a votare”.

 

 

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