Web tax, tasse a casa nostra. Non lo diceva già Bossi?

di Valter Roverato – Nella mia Venezia nei giorni scorsi si è svolto il “G20”, il foro internazionale che riunisce le principali economie del mondo. Tutti sono stati d’accordo di imporre una tassa ai vari colossi del Web tipo Google, Amazon, Facebook, ecc. che operano e fanno profitti in diversi Paesi del mondo ma non utilizzano la “partita iva” del Paese in cui erogano i servizi o commercializzano prodotti, per cui di fatto realizzano utili in un paese non pagandogli le relative tasse, o pagandone in misura veramente scarsa. Si è deciso quindi di far pagare le tasse ad un’azienda in base al territorio in cui vengono ricavati gli utili. Ciò appare a tutti più che giusto, perché giganti come Google od Amazon riescono a pagare almeno il 30% di tasse in meno grazie ad un sistema perfettamente legale che prevede una specie di “triangolazione” tra una sede irlandese, una olandese, ed una in un paese fiscale dove gli utili d’impresa non vengono tassati. Ma passando la  “web Tax”, in Italia, per esempio, verrebbe introdotto l’obbligo di aprire una partita iva anche per tutti coloro che vogliono vendere pubblicità o servizi legati all’e-commerce. Il vantaggio è ovvio, ed è quello di trattenere nel paese un gettito che ogni anno vola verso paesi con regimi fiscali agevolati, come l’Irlanda.

Il principio è quello che dove vengono fatti gli utili, lì debbano essere tassati. A tal proposito mi sovviene una vecchia proposta di qualcuno che voleva che al Nord, in Padania, fossero trattenute le tasse delle imprese che lì fatturavano… era forse un pazzo? Un visionario? Uno stolto? No, era il “solito” Umberto Bossi, che aveva visto più in là degli altri, come sempre. Poi, pian piano, Bossi è stato messo da parte, ed il Nord con Maroni si accontentava anche del 75% delle tasse da trattenere sul territorio, poi anche Maroni è stato messo da parte, ed ora si tasseranno i “big” del Web e le relative tasse andranno ad ingrassare Roma ed in gran parte – ci scommettiamo? – un territorio solo “leggermente” più a sud di Roma stessa. Anche queste “nuove” tasse, seguendo la lega ex-Nord, si spostano lontano dalla Padania, quindi. E noi in Veneto, come in Lombardia e nel resto del Nord, continueremo ad acquistare su Amazon, e le tasse che tale colosso pagherà andranno a finanziare magari l’eterna autostrada “Salerno-Reggio Calabria”, o forse andranno a sanare finalmente i danni del terremoto del Belice di 60 anni fa (Amatrice, l’Emilia, e l’Umbria dovranno aspettare ancora, mi sa…), o magari a finire l’ennesimo ospedale costruito anni fa e mai finito, o a finire la consueta strada che adesso termina nei campi di grano.
Tutto questo grazie anche al voto dei “bauscia”, dei “mone”, dei “belinun”, e non mi vengono altri termini per le altre regioni del nord, che regolarmente votano per i partiti che Roma propone e dispone.
Continuiamo così, facciamo festa ad un pezzo di stoffa con tre colori che ci hanno imposto, cantando un inno-marcetta che ci hanno imposto, votando partiti e relativi esponenti che ci hanno imposto, portando i nostri soldi nel patrio calderone che ci hanno imposto, e continuando a foraggiare questo sistema imposto e non scelto. Volete lamentarvi? E di che cosa? Va tutto bene, madama la marchesa!
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