WEB LIBERO: BOCCIATO L’EMENDAMENTO DEL LEGHISTA FAVA

di REDAZIONE

Man mano arrivavano i vostri commenti, venivano girati via mail in parlamento. E’ stato un lavoraccio, una goccia nel mare se volete, ma di fatto l’emendamento Fava è saltato. Vi riportiamo la notizia: “Salta dalla «Legge comunitaria 2011» la norma, battezzata «bavaglio al web», la SOPA italiana, secondo la quale un «qualunque soggetto interessato», e non più solo le autorità competenti, avrebbe potuto chiedere al provider la rimozione su internet di informazioni da lui considerate illecite o la disabilitazione dell’accesso alla medesima. Inoltre il fornitore del servizio avrebbe avuto l’obbligo di monitoraggio preventivo delle attività o dei contenuti potenzialmente illeciti, o altrimenti ne avrebbe risposto in concorso di colpa”.

Ciononostante, Gianni fava non intende demordere: «Non mi fermo qui, vado avanti. Da qui a fine legislatura mi riprometto di trovare una soluzione». Il deputato leghista, l’imbavagliatore del web, non si arrende dopo la bocciatura della Camera dei Deputati alla sua proposta che prevedeva di silenziare la Rete. «Mi sono limitato – ha dichiarato all’Adnkronos – a trasferire in un provvedimento una sentenza del Consiglio europeo. Ma quando un legislatore non ha coraggio… Io, comunque, di certo non mi fermo qui».

Noi neppure, ma per ora cantiamo vittoria. Grazie a tutti voi lettori.

di CARLO CAGLIANI

La mobilitazione è iniziata. L’ennesimo attacco alla libertà della Rete, questa volta, ha il volto di Giovanni Fava. Il parlamentare leghista ha pensato bene di approvare – grazie ad un emendamento in commissione – la versione peggiorativa del “SOPA” (Stop Online Piracy Act) che sta facendo discutere mezzo mondo e che ha fatto infuriare anche l’America, dove il Senato sta discutendo il provvedimento.

Sono centinaia i blogger, le associazioni, i giornalisti e gli imprenditori che hanno inviato una mail a tutti i deputati per chiedere che oggi – giorno in cui è calendarizzato l’esame della legge comunitaria, venga abrogata la norma proposta da Fava che dà ai provider l’obbligo di controllo preventivo sui contenuti Web. Preventivo, capito? Come dire, a prescindere ti oscuro.

Sul sito dei Radicali italiani, sono apparse alcune petizioni per fermare la norma censuratrice.

L’associazione “Agora Digitale” ha scritto: “Le chiediamo di apporre la sua firma su tali emendamenti o quantomeno su alcuni di essi, per dare forza alla richiesta di abrogazione in modo che sia chiaro che la difesa del web, non come luogo di assenza di regole, ma come risorsa anche per l’informazione è condivisa da tutti gli schieramenti politici”. Il riferimento è all’emendamento del radicale Marco Beltrandi, che potrebbe sventare gli esiti nefasti del codicillo inserito da Fava (nella foto).

Nelle scorse settimane, deputati e senatori di quasi tutti i gruppi (fatti salvi Udc e Lega) hanno presentato alla Camera emendamenti per abrogare tale norma che, “vuole obbligare i siti web a controllare preventivamente i contenuti pubblicati dagli utenti, rimuovendoli in base ad una semplice segnalazione di una parte interessata.

Ieri, anche “Confindustria Digitale” è scesa in campo contro l’emendamento Fava: “Gli operatori dei servizi di comunicazione elettronica dovrebbero sostanzialmente mettere in atto un inaccettabile controllo dei contenuti che passano sulle reti, conducendo di fatto a un sistema di censura preventiva, che oltre a ledere i diritti dei cittadini, metterebbe in serio pericolo gli investimenti industriali nel settore dell’informazione online e della commercializzazione di contenuti”.

La norma del deputato leghista, non solo darebbe una legnata sonora alla libertà d’informazione (che il web ha radicalmente modificato nel primo decennio degli Anni Duemila, riuscendo ad aggirare i filtri del giornalismo prezzolato e di regime), ma – per dirla con le parole di “Confindustria Digitale” – è destinata a rendere il quadro normativo nazionale del commercio elettronico disallineato rispetto a quello europeo ed internazionale”.

Un emendamento, insomma, dannoso ed inutile, oltreché ridondante, considerato che per perseguire certi reati è più che sufficiente la normativa esistente oggi nei codici penale e civile in vigore. Di più: ci troviamo di fronte ad una legge anacronistica, che cerca di distruggere i progressi tecnologici, che tanto hanno fatto bene alla libertà d’informazione. Conoscendo come funzionano le cose nel nostro parlamento, una legge del genere è pensata per permettere al politico di turno di denunciare e far cancellare velocemente i contenuti che ritiene offensivi nei suoi confronti (solitamente quelli che dicono la verità), ma come al solito per salvarsi la poltrona rischiano di mettere un macigno sull’intera rete con pesanti ripercussioni anche per tutte le testate online.

Per questa ragione, cari lettori, l’INDIPENDENZA vi invita postare qui di seguito – nello spazio dei commenti – questa frase: “NO ALL’EMENDAMENTO FAVA”. Faremo sentire la nostra, e vostra, voce inviando al parlamento italiano il nostro punto di vista. Con tutto lo sdegno del caso.

I CITTADINI HAN PIU’ FIDUCIA DEI MEDIA CHE DEI GOVERNI

Di chi vi fidate di più? A questa domanda la maggior parte delle 30.000 persone intervistate in tutto il mondo per l’annuale barometro Edelman ha risposto “di una persona come me”. Di fatto la fiducia nei social media è cresciuta a livello globale, posizionando i social network all’88%, i blogger all’86% e i siti di informazione opensource al 75%. Un risultato che ha spiazzato gli stessi ricercatori, che aspettandosi una risposta negativa a riguardo, non hanno chiesto agli intervistati il perché di tale “riposizionamento” della fiducia. I media tradizionali e i motori di ricerca web resistono per quanto riguarda le notizie di cronaca e le informazioni generali, nonostante il colpo dello scandalo News of the World. Anche le imprese hanno subito un lieve calo globale, ma ci sono delle eccezioni: in Cina il tasso è salito del 10%, trainato da un momento economico favorevole.

A colare a picco sono i governi: la fiducia nei loro confronti si ferma al 43% e ha perso in tutto il mondo 9 punti percentuali. In Italia un solo cittadino su tre si fida della classe politica, ma non va meglio in Francia e Spagna. L’annuale Rapporto sulla fiducia mondiale in governi, business, media e ONG pubblicato da Edelman Trust Barometer è presentato al World Economic Forum di Davos.

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