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Wall Street Journal: Italia e non Grecia il vero problema dell’area euro

di GIULIO ARRIGHINI

euroLo sapevamo, lo sappiamo che l’Italia non doveva entrare ma tanto i costi sarebbero ricaduti sui cittadini. L’euro che ha mandato in malora il Paese, che ha schiacciato i salari, dimezzato il potere d’acquisto, che ha tolto sovranità monetaria, è la pietra angolare del suicidio economico che abbiamo subito.

E ora non ci stupiamo nel leggere che l’Italia e non la Grecia è il “cuore” della questione dell’euro: aumentare la crescita italiana è più importante per il futuro dell’area euro che i problemi della Grecia. Lo afferma il Wall Street Journal, definendo l’Italia “l’elefante nella stanza”, ovvero una verità particolarmente evidente ma che viene minimizzata, mentre Atene è “il canarino nella miniera”. “Se la crisi della Grecia è acuta, allora l’Italia ne ha una forma cronica: è cresciuta pochissimo dal suo ingresso nell’euro”, scrive il Wsj.

Dove li ha messi i soldi? Chiediamolo ai governi multicolor che hanno costellato di croci le nostre strade.

Poi il Wall Street fa una virata magica. Leggete qui.  “L’economia dell’Italia è lenta da decenni: negli anni 1980 il Pil medio annuale era del 2,1%, secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale. E’ calato all’1,4% negli anni 1990, allo 0,6% nel primo decennio del nuovo secolo e al -0,5% dal 2010. La produzione resta di circa il 9% al di sotto dei picchi del 2008″, mette in evidenza il Wall Street Journal. ”Gli sforzi del premier Matteo Renzi di riformare il paese sono vitali. I suoi sforzi per migliorare il mercato del lavoro meritano credito; una delle maggiori barriere alla crescita è stata la cultura che fa sì che le piccole imprese crescano e che i molto tutelati lavoratori esistenti danneggino i giovani che cercano lavoro”.

Insomma, per fortuna che c’è Renzi, per fortuna che la disoccupazione è al 42,6% e che la tassazione nell’ultimo quadrimestre del 2014 è salita al 50,3%.

Segretario Indipendenza Lombarda

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