GUARDA UN PO’: PER IL CAV I VOTI ALLA LEGA SONO DISPERSI

di GIANMARCO LUCCHI

E così il Cavalier Berlusconi è tornato a parlare. Prima in una intervista “pacificatrice” al giornale internazioanle che più l’ha osteggiato, il Financial Time, ha annunciato che non si ricandiderà più a premier. Evviva, speriamo però che sia vero. E poi ieri con un colloqui con Liber, dove ha detto in sostanza: l’obiettivo è quello di riformare la legge elettorale, magari «alzando la soglia di sbarramento», ma per farlo «serve tempo», quindi il governo guidato da Mario Monti deve durare fino alla fine della legislatura. Al quotidiano diretto da Maurizio Belpietro l’ex premier ha confermato di non essere intenzionato a ricandidarsi, anche perchè «tornare a Palazzo Chigi con l’attuale architettura istituzionale sarebbe inutile». Il passo indietro, insomma, è sicuro, a favore di Angelino Alfano «che è un giovane bravissimo».  Chissà però se gli altri maggiorenti del Pdl saranno d’accordo: a naso c’è da nutrire qualche dubbio.

A Palazzo Chigi, dunque, il Berlusca non dovremmo più rivederlo. Ma ahinoi ciò non vuole dire per lui però abbandonare la politica, anzi. Proprio la politica, per il Cavaliere, deve ritorvare centralità perchè «in questo momento non c’è », tanto che «il 46 per cento degli italiani non sa chi votare e se andare a votare». Ma, è il ragionamento dell’ex premier, «il voto degli italiani si disperde in una miriade di partiti e partitini: la sinistra radicale di Vendola, i Grillini, Di Pietro, i radicali, Fini, l’Udc di Casini, la Lega…». Per questo «sarebbe opportuno alzare la soglia di sbarramento». E il dialogo sulla legge elettorale non può che essere «con il Partito democratico». Ohibò, l’amicone di Umberto Bossi, quello che lo accarezza e lo bacia appena può, colui che grazie al sostegno fondamentale della Lega, alleata fedelissima di governo, ha trasformato in legge le peggiori nefandezze a uso e consumo personale, adesso ci viene a dire che i voti per il Carroccio sono “dispersi”. Non sembra il modo migliore per ricucire la tela di un’alleanza che dopo l’avvento del governo Monti si è molto sfrangiata. O forse è la reazione stizzita dell’amante tradito, che solo il giorno prima s’è visto dire di no alle alleanze Pdl-Lega per le prossime elezioni amministrative, appuntamento  in cui il Popolo delle Libertà rischia di fare un bagno senza precedenti.

Oppure, ma questa è la lettura più maliziosa, è solo un gioco delle parti condotto da chi sa che, al momento opportuno, il fedele alleato leghista tornerà all’ovile come una docile pecorella, rispettosa del contratto vincolante firmato dai due “vecchi” in uno studio notarile del centro di Milano. Vero o non vero, intanto il Berlusca lancia la propria minaccia: attenti, cari leghisti, anche se il mio vecchio amico Umberto finisce fuori gioco e voi stracciate il contratto, io vi frego facendo un accordo con il Pd sulla legge elettorale e voi finite al limbo.

 

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