Volevano vendere via Bellerio per scongiurare sequestro da parte della Procura

La vendita della sede della Lega di via Bellerio per scongiurare il rischio di sequestro dello storico quartier generale del Carroccio da parte dei magistrati di Genova titolari dell’indagine sui 49 milioni di rimborsi elettorali spariti nel nulla. E’ uno dei capitoli toccati dal Luca Sostegni, il presunto prestanome nella compravendita da prezzi gonfiati di un capannone di Cormano da parte di Lombardia Film Commission, nell’interrogatorio del 29 luglio scorso davanti al pm di Milano Stefano Civardi e al procuratore aggiunto Eugenio Fusco.

Sostegni (in carcere dal luglio scorso) è indagato insieme ad altre 8 persone, tra cui i tre commercialisti vicini al Carroccio: l’ex presidente di Lombardia Film Commission nonchè direttore amministrativo della Lega al Senato, Alberto Di Rubba, il revisore dei conti del partito alla Camera, Andrea Manzoni, e Michele Scillieri, commercialista a capo dello studio dove, nel 2017, venne registrato il movimento “Lega per Salvini premier”. Tutti accusati a vario titolo di turbativa d’asta e peculato con Sostegni che risponde anche di estorsione. “Michele – ha fatto mettere a verbale Sostegni – si vantava delle amicizie che aveva con Di Rubba e altri esponenti locali della Lega, tanto da avere ricevuto un incarico per cercare di vendere la sede di Lega in via Bellerio. Ricordo che c’era fretta di concludere l’operazione perchè, trattandosi di un immobile di proprietà della Lega Nord, si correva il riscio di sequestro dalla procura di Gonova in relazione alle indaini per la truffa sui rimborsi elettorali”. Sostegni ha poi parlato del sopralluogo effettuato in via Bellerio per una prima valutazione dell’immobile: “Alberto Di Rubba è venuto a prenderci e ci ha portati dentro, si è parlato della volumetria e della somma che si sperava realizzare. L’intenzione era di vendere a un supermercato, forse la Crai. In realtà, viste le dimensioni dell’area, si pensava che una parte potesse essere adibita a supermercato e il resto poteva ospitare appartamenti. Ci siamo lasciati con l’intenzione di riaggiornarci. Poi, quando la Procura di Genova ha disposto il sequestro, non se n’è fatto più nulla”.

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