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Voglia di indipendenza nel mondo

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di Massimiliano Priore – Lasciamo per un attimo i palazzi romani e andiamo in giro per il mondo per parlare di autonomia, indipendentismo e cose correlate.
Trump ha proposto alla Danimarca lo scambio Groenlandia-Porto Rico. Ora, io, fossi la Danimarca, accetterei: Porto Rico mi sembra mediamente più interessante. Si potrebbero creare smørrebrød con ingredienti caraibici. Il rum affiancherebbe gli snaps. Eccetera. Senza dimenticare che Jennifer Lopez ha origini portoricane. Come dite? L’uranio, le terre rare e il collegamento con il Polo Nord? Eh vabbè, mica si può avere tutto!
Anzi, proporrei anche uno scambio Far Øer-Isole Vergini Americane. Che, tra l’altro, erano già della Danimarca, che poi le ha vendute proprio agli Stati Uniti.
Questa vicenda mi ha riportato alla mente alcune vicende storiche. Ne citerò solo tre.

Valentina Visconti portò come dote (anche) la Contea di Asti.
Per un certo periodo, tra il 1713 e il 1720, la Sicilia appartenne al Regno di Piemonte, poi Amedeo III la barattò con la Sardegna, dandola a Carlo VI d’Asburgo.
Gli Asburgo adottarono abilmente una politica “talamare”. Mi ricordo questa frase, attribuita a Mattia Corvino d’Ungheria: “Bella gerunt alii, tu, felix Austria, nube”. Le guerre le facciano gli altri, tu, Austria felice, combina matrimoni.
Ce ne sarebbero tanti altri, di esempi.

Insomma, un tempo gli Stati e i territori degli Stati venivano usati come di scambio, come merce. Adesso, le cose sono cambiate, ma forse non tutti lo sanno oppure sognano un ritorno a quei tempi.

Venti di libertà in Indonesia. La parte occidentale dell’isola di Papua vuole l’indipendenza, sono iniziate delle proteste e Jakarta ha risposto con la repressione e gli ha spento Internet.
I contrasti tra lo Stato indonesiano e questa sua provincia desiderosa di secessione non sono nuovi. Provincia che è stata annessa con la forza e poi l’annessione è stata confermata da un referendum farlocco, cui hanno potuto votare solo mille persone selezionate dal governo centrale. 1000 su 800.000. Adesso, c’è chi ne chiede un altro, magari un po’ regolare.

L’Indonesia deve avere qualche problema con le isole che vogliono essere indipendenti, anzi, con le porzioni di isola, visto che nel 1975 le sue truppe occuparono Timor Est, che si era appena liberato del gioco portoghese. Poi, nel 1999, fu fatto un referendum e Timor Est ora è uno Stato sovrano. L’Indonesia questa volta ne ha rispettato gli esiti.

Tra l’altro, nel 1999, Macao cessò di essere una colonia portoghese e tornò a essere cinese, pur con un sistema a parte, cioè con molta autonomia, più o meno come a Hong Kong tu. Non so perché, ma, se dovessi scegliere, preferirei essere una colonia portoghese piuttosto che un territorio della madrepatria cinese.

Andiamo un pochino più a est e troviamo la Papua-Nuova Guinea. L’isola di Bouganville vuole l’indipendenza. A ottobre ci sarà il referendum. Se passerà e la otterranno e qui rispetteranno gli esiti del nostro sì potrebbe pensare di cambiare nome al mese di ottobre, in stile Rivoluzione francese.
Insomma, in quella parte di mondo c’è voglia di libertà, di autonomia e d’indipendenza. Non solo lì.

Ps Leggo in Indonesia la bandiera di Papua è vietata. Aberrante.

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