VivereVeneto: “Non siamo stati ceduti all’Italia nel 1866”

di ALESSANDRO MOCELLIN E GIORGIO BURIN- Il protagonista principale dei fatti in questione, cioè il Popolo Veneto chiamato dal Trattato di Vienna ad essere “debitamente consultato”, è stato invece ampiamente trascurato da coloro che hanno tessuto le trame del gioco.

Immaginiamo cosa era il Veneto all’epoca. Nel 1866 erano ancora vivi molti che nella loro infanzia erano stati cittadini della Serenissima. Certamente la maggioranza dei votanti era cresciuta in un ambiente sociale e familiare in cui il ricordo della Serenissima era molto vivo.

Lissa1In aggiunta a questo, pochi mesi prima dei fatti del Plebiscito i Veneti avevano combattuto vittoriose battaglie, come soldati dell’Esercito e della Marina austriaca, contro il regno sardo-piemontese dei Savoia, recentemente diventato Regno d’Italia.

Una quarantina di Marinai Veneti erano stati addirittura decorati dall’Austria per il loro comportamento durante la battaglia di Lissa, ove la marina italiana fu sonoramente battuta dai successori della Imperial-Regia Marina Militare Austro-Veneziana. Risulta difficile credere che dopo aver rischiato la vita per l’Austria contro l’Italia, abbiano entusiasticamente votato per l’appartenenza allo Stato dei nemici di pochi mesi prima.

chilone_cavalli_San_MarcoImmaginiamoci quindi una parte del Popolo nostalgica della Serenissima, una parte affezionata all’Austria, che se pur era un padrone “foresto”, aveva dimostrato di amministrare bene e con tolleranza, una parte, innegabilmente, con simpatie verso l’Italia dettate dai motivi più vari.

A questo popolo mancava però una autorevole classe dirigente, che sapesse rappresentarlo difendendone le istanze. E’ emblematica la scelta dei 3 notabili, il Michiel e il De Betta per il Veneto e l’Emi-Kelder per Mantova. Figure di basso profilo, furono nominati dall’Italia, che non ne aveva giuridicamente alcun diritto per farlo: un po’ come se il ladro decidesse chi sarà l’avvocato del padrone di casa.

Altri Attori

Gli altri Protagonisti, Stati organizzati, hanno avuto facile gioco gestire le cose secondo i loro interessi, o, in altri casi, secondo il loro disinteresse. Il Plenipotenziario Francese, agli ordini di quel Napoleone III che non aveva ancora dimenticato, evidentemente, le grazie della Contessa di Castiglione, o piuttosto voleva tenersi  buono lo scomodo vicino piemontese, si trovò con le mani legate.

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Rassegnata l’Austria, reduce dalla sconfitta che segnava, in realtà, l’inizio della Sua parabola discendente.

Distratto e distante, infine, il Regno di Prussia, che aveva per il prossimo futuro ben altri interessi che il Veneto e che di lì a poco avrebbe fatto pagare alla Francia il prezzo delle sue colpe sconfiggendola pesantemente fin sotto le porte di Parigi.

Come sarebbe quindi dovuta andare ?

Difficile, o troppo facile, parlare dopo 150 anni. Probabilmente il Francese Leboeuf avrebbe dovuto organizzare una scelta popolare o almeno più oculata, dei rappresentantiveneto-impiccatodel Veneto e questi, forti dell’incarico ricevuto, avrebbero dovuto e potuto organizzare un vero Plebiscito, regolare, in cui i Veneti fossero consultati e non insultati, in cui contare le varie anime del Popolo Veneto e decidere, democraticamente, il proprio destino. Il tutto sotto la protezione dei garanti francesi (oggi sarebbe l’ONU) e non certo sotto la minaccia delle baionette italiane che già occupavano militarmente il territorio. Non fu un caso che i tre notabili, la cui scelta è stata illegittimamente pilotata dall’Italia, provenissero proprio dalle tre province (Mantova, Verona e Venezia) che non avevano ancora conosciuto l’occupazione militare italiana.

Non è escluso, ovviamente, che la fazione vincente potesse risultare quella italiana anche se ci fossero state delle garanzie di imparzialità della consultazione: non lo sapremo mai.Certamente chi ha votato non era cosciente di cosa stesse votando: non vi fu alcuna informazione, neanche la minima identificazione delle conseguenze di ciascuna scelta. Se c’era una vaga idea su cosa significasse il SI’ (per l’annessione all’Italia), certamente non era chiaro cosa significasse il NO: oggi, alla luce delle ultime scoperte giuridiche, il “NO” sarebbe risultato nella creazione di uno Stato Veneto indipendente, giacché il Veneto, prima del plebiscito, era stato retrocesso “a sé stesso” ed era diventato “padrone del suo destino” (cit.).

Cosa c’è ancora da fare ?

Natale ritrovo vicino Arena VeronaOggi siamo ingiustamente legati da una scelta fatta in modo sommario e senza cognizione di causa: una scelta compiuta da altri, quando invece il diritto internazionale prevedeva che fossero i Veneti in prima persona a decidere, nel bene e nel male, il proprio futuro.

Questa è una ragione in più per rivendicare, dopo 150 anni, il diritto dei Veneti ad esprimersi, e questa volta in maniera ponderata e cosciente, sul tema annessione all’Italia. E’ un diritto riconosciuto internazionalmente ai Veneti il 3 ottobre 1866 e a ben vedere, vista l’illegittimità della consultazione del 21-22 ottobre 1866, non si tratterebbe di votare “di nuovo” ma di votare “finalmente”:

la sovranità, fin che qualcuno la rivendica, non cade mai in prescrizione.

(da vivereveneto.com)

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