VIVERE SENZA EURO? L’ITALIA S’E’ INFILATA IN UN TUNNEL TERRIBILE

di GIANLUCA MARCHI

Nel giorno in cui lo spread fra l’Italia e la Germania è tornato a toccare quota 345 punti, a Milano in un seminario organizzato dall’IASSP (Istituto di Alti Studi Strategici e Politici per la Leadership) si discuteva di un tema curioso e interessante: “Si può vivere senza euro?”. La conferenza portante del seminario è stata tenuta da Geminello Alvi, economista già assistente del Governatore di Bankitalia Paolo Baffi, e già editorialista de L’Espresso, del Giornale, del Corriere della Sera e di Repubblica.

“Lo spread a quota 350 – ha sottolineato il relatore prendendo spunto dalla cronaca di giornata – è considerato dai più insopportabile e ingiustificato. Ma la situazione non è come ci viene raccontata. Il credito resta un atto di fiducia e noi Italia non possiamo prescindere dal fatto che il nostro debito pubblico resta superiore al 120% del Pil. In questi anni non abbiamo realizzato crescita, siamo cresciuti solo nelle badanti e negli avvocaticchi. E invece la Germania ha tagliato pesantemente la spesa pubblica, producendo così molta disoccupazione, ma poi nel 2011 è stata protagonista di una grande esplosione proprio nella crescita”.

Per giustificare il fatto che lo spread fra Italia e Germania non può che restare altro, Alvi è stato molto chiaro: l’Italia ha un Land e mezzo economicamente paragonabile alla Germania, il Lombardo-Veneto. Stop. Dal Piemonte alle Marche abbiamo tante piccole e medie imprese, immerse però in un tessuto di amministrazione e di cooperative rosse che ne vanificano la potenzialità. Non parliamo poi del Sud, dove l’economia è nelle mani della malavita organizzata. Al 24 marzo scorso la bilancia commerciale tedesca era in attivo di 202 miliardi di dollari, mentre quella italiana in passivo di 69 miliardi di dollari. “Quando si giudica lo spread – ha chiosato il relatore – bisognerebbe considerare gli elementi effettivi di debolezza di un Paese e quelle appena ricordate sono le nostre debolezze”.

Se fra Germania e Italia c’è questo abisso, e c’era anche prima, come è stato possibile che il nostro Paese sia entrato nell’euro con un differenziale allora minimo rispetto ai tedeschi? “Ci siamo entrati – ha ribadito l’economista – senza tagliare la spesa pubblica, aumentando le tasse e utilizzando i bassi tassi di interesse imposti al mondo dalla politica monetaria perseguita da Alan Greenspan. E Monti non sta facendo altro che proseguire sulla stessa strada: non taglia le spese. La nostra vera urgenza sarebbe invece quella di tagliare le spese e riformare lo Stato. Cosa servono ad esempio tre polizie, con tutta la relativa moltiplicazione delle spese, se poi mezzo Paese è in mano alla criminalità? Si continua ad alzare le tasse come quando siamo entrati nell’euro e Draghi fa come faceva Greenspan, cioè stampa moneta. Ma il giochino è sempre più pericoloso e il debito italiano, in una fase di globalizzazione finanziaria, sta sempre più nazionalizzandosi”.

“Rispetto all’assunzione dell’euro – ha osservato Alvi – oggi noi italiani ci ritroviamo a vivere senza l’euro che ci avevano promesso e che avrebbe dovuto superare le nostre criticità. Ci ritroviamo invece con le stesse problematiche della lira e senza la possibilità di fare una politica monetaria. L’euro ha per qualche tempo nascosto i vizi dell’Italia, della Grecia, della Spagna e compagnia bella. Adesso abbiamo lo stesso debito pubblico di prima, mentre il Belgio l’ha effettivamente abbattuto, ma dentro un euro che non si svaluta, mentre i cinesi e gli altri Paesi competitivi svalutano quando vogliono. All’ombra di questo euro e della spesa pubblica non tagliata abbiamo perso competitività. Oggi non siamo più un problema per i tedeschi, la cui Confindustria ci volle a tutti i costi nella moneta unica perché allora rappresentavamo un pericolo nell’industria metalmeccanica”.

“Insomma – ha concluso Geminello Alvi – la gente si aspettava il taglio della spesa pubblica e non c’è stata. Si aspettava la riforma federale e non c’è stata. E ora si ritrova con una politica commissariata da Bruxelles dopo opera una burocrazia che sta ancora meno simpatica della politica italiana. Ci siamo infilati in una situazione terribile”. E non era proprio questo l’Euro che ci avevano fatto immaginare.

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