VIVA L’ITALIA META’ GIARDINO E META’ GALERA

di ANTONIO RUSSO

Ho letto stamane, la lettera pubblicata da Francesco Besana, giunta a voi dal lontano Brasile e inneggiante all’indipendenza  del Veneto.

Comprendo le ragioni di chi scrive su questo quotidiano, e mai l’unità d’Italia è stata tanto discussa, ostracizzata e messa alla berlina come in quest’ultimo anno passato. Guardando le librerie, mentre l’estate scorso stavo in vacanza in Sicilia, mi sono accorto che per l’anno in cui si festeggiavano i 150 anni del nostro paese, molti dei libri usciti erano contro, anche quando a firma di “terroni convinti” come Pino Aprile, che non ha fatto mistero – come dimostrato dall’intervista apparsa qualche giorno fa su questo giornale – di essere convintamente unitarista.

Ciononostante, mi permetto di insistere col sostenere che l’Italia unita è nella natura delle cose. Dai tempi di Dante è radicata l’unità linguistica. Dai tempi di Galileo la genialità degli italiani è una dote di questo paese. Dai tempi di Colombo, lo sguardo verso i lontani confini è una prerogativa di chi è nato da noi.

Vorrei elencare alcune ragioni per cui vale la pena difendere l’Italia così come è, nonostante sia la culla delle contraddizioni.

Primo, l’Italia è il paese delle arti, delle belle arti, siano esse culinarie, pittoriche o architettoniche. E’ il paese del bello insomma, da Nord a Sud.

Secondo, l’Italia è il paese delle mille culture che, seppur distinte, si sono contaminate nei secoli per forgiare l’italianità che ci ha resi famosi al mondo.

Terzo, questo è il paese che è sempre risorto dalle macerie e, quindi, anche in questo periodo di dura crisi economica il nostro paese avrà modo di tirare fuori il meglio di noi stessi e ripartire nuovamente verso un futuro che ci arriderà. Siamo come la Fenice che si rialza dalle ceneri. Siamo il “Made in Italy” che il mondo ci “invidia”.

Come ha scritto il professor Miguel Gotor “L’idea di una unità nazionale imposta dall’alto e subita dal popolo credo che sia un vecchio arnese interpretativo, ma che non corrisponde al successo di quel progetto. Nessun movimento che presuppone la rottura degli ordini costituiti – perché quando si crea l’unità altri Stati finiscono – nessun movimento come questo, forte e di rottura, si può realizzare senza il consenso popolare, anche se solo di una parte”.

Un consenso popolare, peraltro, che mi pare continui ad esistere anche oggi, basti pensare a come il presidente della Repubblica italiana sia, di gran lunga, il politico più apprezzato e stimato dalla stragrande maggioranza della popolazione.

Viva l’Italia di Francesco De Gregori – come ogni artista sa sintetizzare in poche strofe il senso comune – che canta queste parole: “Viva l’Italia, presa a tradimento, l’Italia assassinata dai giornali e dal cemento, l’Italia con gli occhi asciutti nella notte scura, viva l’Italia, l’Italia che non ha paura. Viva l’Italia, l’Italia che è in mezzo al mare, l’Italia dimenticata e l’Italia da dimenticare, l’Italia metà giardino e metà galera, viva l’Italia, l’Italia tutta intera”.

Son parole che sento di fare mie, italiano che da quarantotto anni vive in Argentina, con la patria nel cuore.

Grazie per l’eventuale ospitalità.

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