Via le liste bloccate o lo sciopero del voto potrà scassare tutto

di FABRIZIO DAL COL
Legge elettorale, premio di maggioranza, alleanze, coalizioni: in questi giorni la politica si è concentrata quasi esclusivamente sulla priorità della riforma elettorale. Le regole per il voto, ovvero lo strumento definito legge elettorale che, sistematicamente viene modificato ogni qualvolta si avvicinano le elezioni, sono divenute negli anni una vera e propria barzelletta. Una situazione, quella generata dai partiti, che sta trasformandosi in una discussione infinita, tesa però a tutelare i loro interessi politici e quelli dei loro big che mai come oggi sono parsi così consapevoli del rischio della possibile estinzione. Infatti, sono impegnati a discutere su tutto, persino quei dettagli che, se trascurati, potrebbero poi trasformarsi in una cocente sconfitta elettorale. Nelle discussioni infuocate di questi giorni però il dettaglio per loro più importante, ovvero quello relativo alle liste bloccate, non figura mai, anzi, sembra che su tale dettaglio non si intenda proprio discutere, così da lasciarlo volutamente ai margini per farlo passare poi in cavalleria. Oggi, sta apparendo sempre più evidente il valore che i partiti danno a questo dettaglio, sul quale tutte le nomenclature degli apparati di partito non hanno di certo faticato a trovare quell’accordo sulle liste bloccate che,  fin dalla Prima Repubblica, continua a sopravvivere a qualsiasi modifica. Persino Grillo non ha mai voluto sfiorare l’argomento, e con il suo silenzio su quelle liste bloccate che i Cittadini ormai ritengono una vera e propria schifezza,  fa presagire di poter essere d‘accordo in quanto anche per il M5S potrebbe rivelarsi funzionale a candidare persone affidabili a garanzia della possibilità di fare quella battaglia in Parlamento che ha sempre paventato. Nemmeno Matteo Renzi del PD, ovvero il sindaco di Firenze che non ha mai fatto mistero di voler “rottamare” le cariatidi della Prima Repubblica, nonostante sia a conoscenza che le liste bloccate sono un “refugium peccatorum” per coloro che egli vorrebbe pensionare, non ha mai sprecato una parola circa l’abolizione dello scandaloso sistema.

Già, è proprio così, si discute su tutto, ma nessuno si azzarda a pronunciare la parola abolizione delle liste bloccate in quanto, ancora una volta, si rivelano necessarie a salvare tutti coloro che nel corso degli anni  hanno determinato lo sfacelo finanziario che oggi tutti vediamo. Anche l’Italia de Valori tace, come a stare zitti sono anche i leghisti, oggi bisognosi di salvare coloro che sono stati risparmiati dalla “ramazza” di Maroni. E Bersani? Muto anche lui, complici le primarie in cui è candidato, fa orecchie da mercante e sposta le attenzioni sulla probabile vittoria del suo partito alle elezioni. E che dire del PDL, ovvero quel partito dove il rischio di scissione è dietro all’angolo, proprio a causa del “salvacondotto del listino”? Assolutamente niente, vietato parlare, si rischia i essere esclusi perché i posti sono pochi.

E con le liste civiche come la mettiamo? Meglio farle sparire, altrimenti anche in questo caso si riducono i posti disponibili per il salvataggio dei soliti noti. Insomma, fino a ieri la priorità dei partii era il rinnovamento della propria classe dirigente, oggi invece quel rinnovamento pare che nessuno voglia più invocarlo, infatti persino Berlusconi se ne è accorto e  si è  convinto di poter rappresentare ancora la vera novità. In sostanza, se con le prossime elezioni si poteva sperare in un cambiamento, alla luce di quanto sopra sarà veramente difficile che tale cambiamento possa avverarsi. Non c’è proprio niente da fare. L’ultima speranza rimasta per ottenere quel rinnovamento, oggi più che mai necessario, è che i Cittadini dicano “ora basta” e, con uno sciopero del voto, mettano in crisi la rappresentanza democratica di coloro che verranno eletti.

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