Via Bellerio in vendita, dipendenti a casa: la Lega in liquidazione?

di ANONIMO PADANO

Ma la Lega Nord si sta svutando e sta smobilitando? La domanda in questi giorni corre sul filo della preoccupazione di molti militanti del Carroccio e soprattutto dei dipendenti di via Bellerio. Non sembra affatto una malignità instillata dagli avversari politici. Tutt’altro. Si tratta di una convinzione che è maturata e sta consolidandosi all’interno del partito creato da Umberto Bossi. Non è solo la scelta di Maroni a cogliere di sorpresa: la sua decisione di iscriversi, al Pirellone, nel gruppo della Lista civica guidata dal capogruppo Stefano Bruno Galli, è stata letta da molti come il segnale politico mancante per completare il quadro.

E il quadro dice che lo storico immobile di via Bellerio è in vendita e che nella sede del movimento è stato ingaggiato un tagliatore di teste per licenziare buona parte degli impiegati e dei funzionari che, nel corso di molti anni di potere romano, sono andati aumentando in una sede che ultimamente ha dato l’aria di essere una “cattedrale nel deserto”.

La vendita della storica sede non è stata comunicata con un annuncio immobiliare, ma si sa da tempo che nella testa del segretario Maroni questo era ritenuto un passaggio importante per chiudere definitivamente con una stagione caratterizzata da spese enormi, stagione culminata con le tristi vicende legate all’ex tesoriere Belsito e ai comportamenti della “famiglia”. E tuttavia l’alienazione di via Bellerio non si presenta facile, in quanto anni fa il Comune di Milano (probabilmente per venire incontro a qualche difficoltà economica del Carroccio) modificò la destinazione d’uso dell’immobile (un tempo sede di un’azienda particolarment einquinante) in sede di partito politico. Il che rende obbligata l’individuazione di un possibile compratore: o via Bellerio passa a un’altra forza politica o, oggi come oggi, la sua cessione appare impraticabile. E, detto in tutta sincerità, quale partito potrebbe avere i soldi per comprare quell’edificio di sapore un po’ sovietico, e soprattutto quale segretario sceglierebbe di subentrare nella sede storica del leghismo? Impossibile immaginare una cosa del genere. Così non sarà facile per il segretario amministrativo Stefano Stefani (ex presidente federale e ora non più parlamentare dopo vent’anni di frequentazione di Canera e Senato) venire a capo del problema. A meno che dalla Regione Lombardia di recente conquista non arrivi qualche ciambella di salvataggio di tipo legislativo.

Se via Bellerio deve andare in archivio, altrettanto sembra per le numerose decine di dipendenti del Carroccio. Per chi da anni frequenta via Bellerio è sempre stato evidente come quel corpaccione alle porte di Milano si fosse trasformato in una sorta di ministero romano di seri B, dove si muoveva tanta gente, a fare cosa però era difficile da descrivere nel dettaglio. La crescita ipertrofica del movimento era coincisa con gli anni del potere e del finanziamento facile ai partiti. Ora che è cambiato il vento l’intenzione è di dare un drastico ridimensionamento. E per questo è stato ingaggiato un tagliatore di teste. Ovviamente nei corridoi della sede leghista la preoccupazione è alle stelle e soprattutto c’è grande incazzatura contro  Maroni (e dello stesso Stefani che gli avrebbe dato corda), sotto traccia accusato di aver usato i molti quattrini che la Lega aveva sui suoi conti (mesi fa si parlava di 30 milioni di lire) per metter ein rampa di lancio il prorpio futuro come governatore lombardo e soprattutto per crearsi un soggetto politico fuori dal partito di cui ancora segretario.

La tensione è dunque alle stelle ed è anche per questo che nel Consiglio federale di domani il presidente Umberto Bossi vorrebbe che si decidesse di trasformare l’appuntamento di Pontida del 7 aprile prossimo anche nel nuovo congresso federale. Il vecchio Senatur, e coloro che ancora si muovono alle sue spalle, punterebbero lì ad eleggere-acclamare il nuovo segretario, probabilmente lo stesso Bossi, nel disperato tentativo di svuotare la Lega Nord per come l’abbiamo fin qui conosciuta.

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