Verso un nuovo welfare? Via i medici di base, avanti la telemedicina?

di Fulvio Curioni – Il governo Draghi debutta senza cinguettii andando al sodo attraverso un programma politico robusto e deciso, nonostante la politica pretenda le proprie istanze di compensazione attraverso le nomine dei sottosegretari e della intera squadra di governo. Uno degli obiettivi ribaditi dal premier in questo giorni e nelle kermesse internazionali – americane resta quello di trovare il vero antidoto alla sfida pandemica, la quale semina vittime imprenditoriali e del tessuto produttivo, lacerando il paese ancor piu’ delle morti naturali. Ed ecco, spuntare dalle nebbie pandemiche, in ossequio al potenziamento del digitale benedetto progettualmente da Colao, la telemedicina. D’altro canto, un banchiere seppur illustre ed illuminato, unito ad un tecnico quale Colao, possono elaborare un progetto politico di riforma del nostro sistema sanitario potenziando ed investendo sulla figura del medico di base con annesse risorse destinate alla formazione ed alla meritocrazia cosi’ da potenziarne ed incentivarne l’intervento nei territori e garantendo in questo modo l’applicazione di un diritto, quello alla salute costituzionalmente sancito verso ogni cittadino italiano? Certo che no. Il medico non deve infatti venire a casa tua per visitarti, palparti, esprimere una diagnosi preventiva utile a curare la causa del disturbo e non gli effetti. Potenzia invece questo governo, la telemedicina, attuando cosi’ interventi di assistenza sanitaria in grado di diagnosticare solo gli effetti, logicamente sedati a suon di farmaci, e non le cause, poiche’ impossibili da diagnosticare a distanza o tramite videochiamate. Certo, tale indirizzo sanitario, andrà ad attuare il progetto di digitalizzazione del paese cosi’ caro a Colao, non di certo a investire nella diagnostica della salute pubblica. Il cinismo della finanza si contrappone all’analisi politica del bisogno dei cittadini alla salute ed alla qualità di vita costituzionalmente sancita, poiche’ obiettivo della finanza resta quello del massimo profitto.

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