Verso il 15 settembre di Grande Nord. I servizi de lindipendenzanuova (per chi ci vuole leggere)

venezia

di Stefania Piazzo – Il 15 settembre non è una data qualsiasi per chi ha vissuto 24 anni fa un evento irripetibile. La grande “marcia” sul Po, dal Monviso fino a Venezia. Erano altri tempi e la politica si faceva così. Con la gente vera, con i mezzi di comunicazione che c’erano. Ovvero i muri, i manifesti e ancora, il cervello per ragionare. Certo, c’era anche un grande comunicatore e trascinatore come Umberto Bossi, oggi ci sono megafoni della pancia della gente. Anche Bossi era un megafono, a modo suo, ma eravamo davanti ad un politico di razza. Provocatore, amato, odiato, adulato, con la sua corte di “Umberto Umberto”… o con gente semplice che lo apprezzava per la sua naturale “popolanità”.
La tragedia di passare dalla canottiera alla felpa la sta pagando un Nord disorientato, snaturato. L’altro giorno, niente meno che sul Sole 24 Ore, si leggeva questo: “L’appello delle imprese del Nord: ora un vero governo per il Paese. Ferrarini: servono persone serie, non chi perde tempo sui social”. Davide Boni, responsabile lombardo di Grande Nord, ha postato sul proprio profilo fb con giusta evidenza questa disperata voce di chi crea lavoro. Perché il problema è che il Nord è afono. Orfano, disincantato e disilluso.

Per poco più di un anno il tema della sicurezza è stato il mantra, il tormento quotidiano, mentre il Pil precipitava, le tasse non calavano, i giovani scappavano. L’emergenza è ridare fiato all’economia sfiatata dal fisco, da un sistema che vuole omologare i tempi del Nord a quelli del Sud. Ragioni sociali, culturali, dicono che per “qualcosa” il Nord è ancora diverso dal Sud. O si vuole credere che questo non sia un paese duale, conflittuale?

Ha voci che si sollevano, il Nord, contro questa omologazione, lo fa con i mezzi che ci sono a disposizione perché la politica costa e non ci sono amici che finanziano. Grande Nord è tra le voci del dissenso la più organizzata ed estesa al Nord.
Il 15 settembre per la seconda volta torna a Venezia, geograficamente, politicamente cancellata come data che significava qualcosa, al di là dell’idea romantica ed eretica della secessione, della repubblica del Nord.

Eppure, quella “repubblica”, che la si chiami Padania o macroregione del Nord, o semplicemente Nord o questione settentrionale, ha un suo perché, una sua ragion d’essere costante e presente.

Da qui al 15 settembre, senza dover alzare bandiere di partito o fare appelli militanti, il nostro quotidiano proporrà una quotidiana riflessione su questa vertenza aperta. Non ci chiediamo chi se ne accorgerà.

Liberi di leggere, liberi di ignorare, di non condividere le nostre riflessioni sul Nord. Noi ci siamo, sempre, è il nostro lavoro dare idee per chi ha altro da fare. Anche ai politici e ai loro comunicatori un poco tanto distratti del Nord.

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