LISTE A VERONA: LA VITTORIA DI TOSI MANDA IN VACCA IL PDL

di CLAUDIO PREVOSTI

La vittoria di Flavio Tosi che ha ottenuto sette liste col suo nome (compresa quella della Lega dove apparirà vicino a Umberto Bossi), e anche un paio di tricolori infilati qua e là, ha provocato il terremoto in casa Pdl. Sono stati infatti sospesi i ribelli veronesi che hanno deciso di trasgredire alle indicazioni del partito e hanno scelto di stare appunto con Tosi, sebbene il Carroccio sia ormai un ex alleato. A dettare la linea dura è stato il segretario Angelino Alfano, decidendo la sospensione immediata dei 14 veronesi che hanno annunciato la loro intenzione di voler costituire liste d’appoggio all’attuale sindaco. Un annuncio che va in rotta di collisione con la decisione del partito di appoggiare alle prossime amministrative Luigi Castelletti, sostenuto anche dal Fli e Udc.

L’intervento di Alfano sembra accrescere la distanza che ormai separa i due vecchi alleati; una frattura aperta dalla diversa posizione rispetto al governo Monti e allargata dalla scelta del Carroccio di correre da solo alle comunali. Se dagli ambienti leghisti veronesi non giungono commenti su quanto avviene tra gli «azzurri», lapidario è il giudizio del coordinatore veneto del Pdl, Alberto Giorgetti: chi ha fatto la scelta di sostenere Tosi «è fuori dal partito, non può rappresentarlo e parlare ad alcun titolo a suo nome». L’ex ministro Giancarlo Galan dice di apprezzare il gesto del segretario politico «che si connota di due requisiti essenziali per questo delicato momento politico: chiarezza e fermezza, una decisione di grande equilibrio anche rispetto a quanti chiedevano addirittura l’espulsione».

La punizione partita dal vertice del Pdl non scalfisce però la decisione dei ribelli. «Noi – dice Vito Giacino, vice sindaco ed assessore all’urbanistica, indicato come possibile capolista della civica ‘tosiana’ – siamo coerenti con il lavoro fatto in questi anni e pronti a pagarne le conseguenze, a mettere in discussione anche la nostra piccola carriera politica. Abbiamo scelto la persona, non le indicazioni di dirigenti del partito. Ogni giorno leggiamo di politici che fanno le cose più ‘strane’, e alla fine gli unici a essere sospesi siamo noi». Per Vittorio Di Dio, assessore comunale nella lista dei sospesi, la decisione «non è giusta e soprattutto adeguata, vista la situazione politica creatasi a Verona».

A far capire, però, che la partita non ha una valenza solo veneta ci pensa il segretario della Destra, Francesco Storace, secondo il quale la decisione «inevitabile» di Alfano fa chiarezza in tutta Italia. «Immagino – dice – che cesserà il mercato di pezzi del Pdl che alle amministrative fanno liste non ufficiali, cercando alleanze».

Insomma, per il partito di Berlusconi la prossima scandenza amministrativa rischia di trasformarsi in un vero e proprio tsunami, non solo per i risultati che si annunciano deludenti, ma anche per lo sfaldamento interno.

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