ANTROPOLOGIA DELLE VERDI TRIBU’ DEL NORD

di REDAZIONE

Ci volevano anche gli antropologi!  Ecco un altro libro serioso che cerca di capire la Lega ma che in realtà ripropone le solite tesi preconfezionate. C’è tutto un mondo, soprattutto a sinistra, che proprio non riesce a capire perché siano nati la Lega e tutti gli altri movimenti autonomisti, e cerca di trafficare con il solito armamentario sociologico pieno di stereotipi e di preconcetti (oltre che di preclusioni ideologiche) e continua a capire poco di quello che è successo e succederà.

Qui si parte da serissimi ragionamenti sull’identitarismo, sulla formazione di aggregazioni umane e sulla formazione di rappresentazioni comunitarie, e addirittura di nation building.  Il problema è che si cerca di capire la Lega attraverso queste lenti, cercando a tutti i costi delle intenzionalità coscienti in atti del tutto spontanei, disorganizzati e molto spesso contraddittori. Si cerca di analizzare il comportamento “culturale” di Bossi e soci confrontandoli con la genesi e l’evoluzione di altri fenomeni ritenuti analoghi e cercando contraddizioni con quanto scritto sui Quaderni Padani, attribuendo loro una sorta di ufficialità culturale leghista che non hanno mai avuto. Una conoscenza appena meno superficiale avrebbe consentito di evitare l’errore e scoprire che  la pubblicazione citata non solo non ha mai rappresentato il punto di vista “ufficiale” della cultura ideologica leghista (che in realtà non è mai esistita) ma che è stata quasi sempre osteggiata dalla nomenklatura belleriana.

L’autore mette così assieme non senza una discreta dose di faziosità poco accorta una serie di idee e comportamenti che gli servono per dimostrare la solita tesi precostituita della sinistra italiana: l’autonomismo in generale – e quello leghista in particolare – sono il frutto degenere delle peggiori pulsioni egoiste e razziste della destra. In questa sua costruzione ideologica si avvale di buone letture scientifiche spesso tirate in ballo a sproposito, della lettura parziale e maliziosa di notizie di stampa e di avvenimenti e del continuo supporto di uno dei libri più vuoti e inutili che siano mai stati pubblicati sulla Lega: L’idiota al potere di Lydia  Dematteo.

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Questa è una studiosa (?) francese che ha seguito per anni alcuni capataz della lega bergamasca (mostrando doti di pazienza e di sopportazione degne di miglior causa) per trarne una univoca conclusione: i leghisti altro non sono che le maschere della Commedia dell’arte e del folklore padano applicato alla politica. Una spiritosa osservazione sicuramente applicabile ad alcuni noti personaggi ma che è davvero poco per essere il risultato di anni di osservazioni. Aime, che pure mostra un diverso spessore nel decifrare fatti e fenomeni, cade nel vuoto pneumatico generato dalla collega francese e non riesce a produrre una analisi che esca dalle solite sinistre banalità. É un esercizio che non fa del bene alla politica antileghista – che infatti non riesce a capire le ragioni del fenomeno e a inventarsi qualcosa di decente per contrastarlo – ma neppure al leghismo che può continuare nella sua strada un po’ allucinata fatta di contraddizioni e di errori. Se questi sono gli intellettuali che li devono combattere, gli idioti se ne resteranno tranquilli al potere e la nostra gente assai meno tranquilla in condizioni di soggezione.

TITOLO: Verdi tribù del Nord. La Lega vista da un antropologo; AUTORE:  Marco Aime; EDITORE: Bari: Editori Laterza, 2012; PAGINE: 151; PREZZO: 12 euro

 

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