/

Venezia 15/09 – Non servono 20 punti di programma ma uno solo: Basta Roma!

Schermata 2019-06-25 alle 23.28.12

di Roberto Bernardelli –  Di certo gli eventi scozzesi e catalani avevano scaldato gli animi di chi sperava in una Padania un giorno libera, dopo però, aggiungiamo noi, che Salvini e Borghezio avranno liberato il Sud, e Roma, da questo Stato. Che colpevolizza intanto, in modo “cinico e abile”,  trasferendo tutti i mali del mondo nelle autonomie locali. Brutte, cattive e spendaccione.

La Lega un tempo aveva più anime. Quella federalista che vuole penetrare al Sud per fare della questione della giustizia sociale una bandiera di tutti, e quindi farne bottino elettorale; poi c’era l’anima macroregionale, trasnazionale, comunale, regionalista, con forti spinte in Veneto, dove però lo sfarinamento indipendentista è drammatico; poi quella padanista, che non vuole lasciare il passo e che rilancia le proprie ragioni.

Il collante del nuovo corso è stato il populismo e la destra estrema. Ma non era piuttosto necessario un patto diverso? L’idea di Nord, di territorio padano, oggi, più che nelle bandiere e nei legami tradizionali, “essa si identifica con un territorio altamente produttivo… in un distretto economico che deve affrontare la crisi globale… e gravato dalla zavorra dello Stato italiano”, aveva scritto Oneto anni fa.

“L’impossibilità di costruire vere autonomie senza dove mettere pesantemente mano all’assetto generale costituisce il punto di totale diversità della situazione italiana rispetto a tutti gli altri casi europei. Questo non può non condizionare il disegno di espansione nazionale del nuovo corso leghista e lo obbliga a un’impostazione che non ammette ambiguità né timori: deve strutturare un progetto di separazione dolce”.

La separazione della Lega dal Nord, ma Oneto non lo aveva previsto.

Il Nord si è trovato senza una casa comune. Senza un progetto. Senza un’idea politica che non fosse solo quella di fermare gli sbarchi come unica ragione sociale di una presenza politica e di rappresentanza.

Per questo, Grande Nord torna a Venezia. Lo fa per ricordare che c’è una via d’uscita, una alternativa a un quadro politico fermo al dopoguerra, agli schemi che si ripetono legislatura dopo legistaltura. Vogliamo l’autonomia dei nostri territori. Rivogliamo tornare in gioco e avere questo come solo punto di trattative. Non ce ne servono 20, 24, 30. Un solo. Nord libero.

 

 

 

Print Friendly, PDF & Email
Articolo precedente

Venezia 15/09 - I sindaci del Pd lombardo volevano l'autonomia. Bernardelli: Si sono persi per strada come tutti?

Articolo successivo

Caro Matteo, dovevi brindare col prosecco veneto, non col mojto