Veneto: senza federalismo l’Italia rischia di implodere

di REDAZIONE

“Con lo spettro del Fiscal Compact che incombe sugli italiani, dopo salvataggi come quelli visti a Cipro, e soprattutto dopo due anni in cui lo Stato ha imposto una drastica cura dimagrante al decentramento, è difficile immaginare spazio per recuperare risorse da destinare a settori non essenziali”. Invitato a parlare all’Università Bocconi di Milano, in un convegno dedicato al futuro del terzo settore, l’assessore al bilancio della Regione del Veneto, Roberto Ciambetti, è stato molto chiaro su difficoltà e limiti della fase attuale. In un articolato intervento, Ciambetti ha dimostrato, numeri alla mano, che “le manovre degli ultimi due anni hanno colpito i contribuenti, gli enti previdenziali, Regioni e Comuni. L’amministrazione centrale statale – ha sottolineato – ha contribuito con un modesto 4% alle manovre e dunque se oggi si vuole recuperare qualcosa bisogna incidere proprio sullo Stato. I dati, invece, dimostrano che mentre Regioni ed Enti locali sono costretti a limare persino i servizi essenziali, lo Stato in alcuni campi dilata ancora le sue spese improduttive e il debito pubblico cresce”.

“Inoltre, in termini anche temporalmente brevi – ha continuato Ciambetti –, è possibile incidere nei limiti del patto di stabilità che oggi è ingiusto e viola il principio dell’uguaglianza dei cittadini: veneti, lombardi, emiliani, ma anche toscani e marchigiani, hanno un tetto di spesa ben lontano dalla media nazionale e così in altre regioni l’ente pubblico può spendere molto più di quanto spendiamo noi. Lo scandalo dei ritardi nel pagamento delle imprese deriva anche da questo scalino: le imprese sono concentrate in quelle regioni dove il Pil deriva dall’industria e dall’economia reale e non è basato sul pubblico impiego, cioè proprio in quelle regioni dove il patto di stabilità è ben più pesante rispetto al resto d’Italia”.

L’assessore veneto ha poi rilanciato il tema del federalismo fiscale, “unica strada per riuscire a recuperare risorse, costringendo la classe dirigente di quelle aree del Paese che oggi vivono essenzialmente sul trasferimento di fondi pubblici a cercare nuove strade e uscire dalla dipendenza dell’assistenzialismo. “Con questo non voglio dire che regioni come il Veneto debbano stare ferme – ha precisato -: noi stiamo giungendo alla fase finale di un lungo percorso, che oggi ha iniziato a dare i suoi frutti, inaugurato lo scorso anno per la riorganizzazione del territorio, l’aggregazione dei servizi e le funzioni associate di più Comuni. Non è pensabile, infatti, la gestione atomizzata dei servizi pubblici in oltre 500 Comuni. Entro la metà di aprile, poi, dovremmo avere pronto il nuovo piano di dimensionamento territoriale, con i bacini ottimali per l’aggregazione di servizi: si tratta di una svolta epocale”. “Ma senza una riforma credibile dello Stato – ha ribadito, concludendo, Ciambetti – non si andrà da nessuna parte: l’immagine di Ugo la Malfa, che descrive un’Italia che ha testa e mente fredda in Europa ma buona parte del corpo immerso nel Mediterraneo e i piedi al caldo, è oggi più che mai azzeccata. Ma questi squilibri, che non sono solo termici, non sono più sopportabili”.

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