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L’Italia non ferma il treno del Veneto

di FABRIZIO COMENCINIPADOVA 07/02/2005 ©MICHELA GOBBICONF. STAMPA FABRIZIO COMENCINI
L’Europa oggi versa in una situazione complessa. Lo dico a ragion veduta, facendo parte dell’European Freedom Alliance, che riunisce al Parlamento europeo i movimenti indipendentisti e di cui presto spero faccia parta anche Indipendenza Lombarda. L’EFA è un partito europeo riconosciuto a livello di Parlamento, con un suo gruppo, con 13 eurodeputati. Dal nostro osservatorio vediamo quello che vedete anche voi. La situazione europea la definirei con voi così: di speranza, ma molto difficile. Difficile perché gli stati nazionali e l’Unione europea non aiutano il processo di libertà e il diritto di decidere.
Siamo tutti col fiato sospeso per il prossimo 18 settembre per la Scozia, che vota democraticamente il referendum. La Gran Bretagna, che è anche culla della democrazia, è partita per prima, il governo di Camerun ha permesso il referendum, non lo ha intralciato come invece sta facendo il governo di Spagna con la Catalogna o il governo italiano con il Veneto….
La Scozia intanto voterà per l’indipendenza. Tutto il sistema finanziario e centralistico è contrario. Perché? Quando non hanno argomenti dicono…: troppo piccolo non serve. Ah sì? E lo stato di Slovenia? Neanche 2 milioni di abitanti… contro i 9 e i 10 di Veneto e Lombardia, che sono regioni.
O che dire di Slovacchia, Lituania, Lettonia…. Tutti più piccoli e più fragili economicamente, meno compatti socialmente di noi. La Lettonia ha il 40% di russofoni, l’Estonia il 38%, hanno cittadini di madrelingua differente rispetto alla lingua ufficiale dello stato, però va bene così…
La verità è che in Europa non sorge un’alba di libertà.
E’ costante il tentativo di centralizzare, uniformare verso un governo unico, e non di costruire un’Europa dei popoli con le loro diversità, differenze. La scommessa scozzese è importante anche per questo.
La strada è dura e lo sa anche la Catalogna, con percorsi che vengono da lontano. Sono serviti anni perché il popolo catalano prendesse coscienza della propria autonomia e identità. Quindi, anche i lombardi non si scoraggino.
Pensate che nel lontano 1991, Pujol quando ero consigliere regionale, mi disse che durante il franchismo, solo il 30% della popolazione sapeva scrivere in catalano. Eppure guardate dove sono arrivati!
Nel panorama europeo delle indipendenze, le Fiandre rappresentano invece un caso più complesso, il Belgio è più debole rispetto a una Spagna centralista, ma c’è un problema. Ed è nella suddivisione costituzionale dei territori: il Belgio come sapete è composto da 3 parti più una quarta, più piccola: le Fiandre, dove parlano fiammingo, la regione di Bruxelles dove si parla francese e fiammingo, la Vallonia dove si parla francese e una decina di comuni che parlano tedesco, a Nord del Belgio verso la Germania.
Di fatto, il Regno del Belgio è confederale, ma il problema è Bruxelles. Se le Fiandre diventano indipendenti, Bruxelles passerebbe ipso fatto con tutto quel che Resta del Belgio a… Quindi i poteri forti si ribellano, le resistenze ci sono. Ma il dibattito è ancora aperto e si sta valutando una modifica costituzionale che certifichi il federalismo reale: tutti i poteri alle Fiandre e alla Vallonia, allo stato centrale solo alcune competenze. Un paese confederale, questa è un’ipotesi sul campo.
Arriviamo a noi. Nel Veneto c’è stato un altro percorso, partito da lontano, con una risoluzione regionale che nel 1997 affermava il diritto del popolo veneto a decidere il suo futuro e a tenere un referendum per sapere quale forma di autogoverno preferire, per uscire dal sistema delle regioni a statuto ordinario ed entrare in un sistema differente.
Ma non fu da subito un percorso semplice, in quegli anni c’era ancora il reato di propaganda verso la disunione dello stato, punito con ergastolo. Non a caso i Serenissimi furono accusati di insurrezione armata contro i poteri dello stato e per il tentativo di disunione. Il reato poi fu tolto nel 2006 su pressione dell’Ue, dopo che era stato imposto alla Turchia.La Turchia disse: c’è anche in Italia… E allora anche Roma dovette adeguarsi. Grazie ai turchi! Pazzesco ma vero.
Abbiamo però da quei primi anni parlato esplicitamente di indipendenza. Poi in questa legislatura veneta del 2010 dopo lunga pressione sui deputati regionali, si è arrivati alla proposta di legge per indire un referendum consultivo sull’indipendenza, la legge 342, diventata poi legge 16 del 2014.
La legge indice il referendum: sei tu favorevole a che il Veneto diventi stato indipendente e sovrano? Sì o no? Nell’ultima settimana utile il governo italiano ha fatto ricorso alla Corte Costituzionale contro la legge, quindi ora sospesa. Ma noi continuiamo con le azioni preliminari per arrivare al referendum.
Se la legge fosse cassata, tutti i consigliere potrebbero essere chiamati in proprio per danno erariale per aver fatto una legge contraria alle leggi dello Stato, costosa. Il governo potrebbe anche sciogliere il consiglio regionale del Veneto.
Abbiamo quindi pensato ad una legge senza spese per lo Stato, e abbiamo avviato le procedure per un conto corrente gestito dalla Regione per sostenere i costi del referendum.
Vogliamo andare avanti, abbiamo fatto comitati trasversali, politicamente aperti a tutti i partiti indipendentisti e anche non indipendentisti. In Veneto Decida ad esempio c’è anche Rifondazione comunista, il loro consigliere regionale è per il No ma è favorevole che il popolo si esprima. Nel frattempo si è anche costituito un comitati per il No, d’altra parte siamo in democrazia.
I temi che vengono posti contro l’indipendenza sono i soliti: la Costituzione, articolo 5, dice che l’Italia è una e indivisibile. Peccato però se ne siano dimenticati quando è stato fatto il trattato di Osimo e l’Italia ha ceduto l’Istria, all’allora Yugoslavia.
In un trattato internazionale l’Italia ha voluto smentire l’articolo 5, e ha ceduto un territorio.
Perché il Veneto, anche solo per esprimere un parere, non può dire la sua, far sentire la voce del popolo? La storia non si ferma, devono accettarlo.

Fabrizio Comencini, vicepresidente European Freedom Alliance, intervento alla festa “i dè de l’indipendenza” del movimento Indipendenza Lombarda-Cossirano di Trenzano, 6 settembre 2014

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5 Comments

  1. LE DITTATURE, VERE TIRANNE, si mascherano molto bene nelle democrazie.

    Per questo stiamo soccombendo “democraticamente”.

    Bisogna diventare un po’ piu’ duri se si vuole smuovere la situazione.

    Per fermare il sentimento di separazione, di divorzio, sparano kaxxate come: ci vuole piu’ europa.

    Basta con questi TIRANNI “DEMOKRATICI”..!!

    At salüt

  2. E dopo ” solo per esprimere un parere ” Che si fa ? A casa tutti contenti ? Un desiderio e non un parere ; Il Veneto l’ha gia fatto sapere !

  3. Un popolo, non può essere sempre sottoposto ai voleri di una classe politica altrimenti ci avviciniamo alla dittatura. E i referendum servono appunto per esprimere le diversità esistenti.

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