VENETO LABORATORIO: PDL DILANIATO, LEGA AI FERRI CORTI

di GIUSEPPE VISCOVICH 

Il Veneto è sempre un laboratorio. Ha cullato trent’anni fa la nascita della Lega (allora si chiamava Liga) e una decina di anni fa ha battezzato il forza-leghismo, che ha governato l’Italia negli ultimi dieci anni. Ora potrebbe essere la prima Regione dove esploderanno i partiti. Negli ultimi giorni sta tenendo banco lo scandalo Pdl. Pare che ci siano delle irregolarità sulle 80 mila tessere sottoscritte in Veneto. Tant’è che, in seguito a un esposto inviato alla Procura della Repubblica (anonimo ma assai dettagliato), è stata aperta un’inchiesta, con le perquisizioni e il sequestro di documenti compiuti dai carabinieri. In effetti si sono ritrovati iscritti al partito di Alfano e Berlusconi anche il segretario dell’Udc a Schio (Vicenza) e alcuni storici militanti leghisti. “I nostri congressi si svolgeranno regolarmente. Per esprimere il voto, oltre alla tessera, sarà necessario esibire un documento d’identità e questo vanificherà sul nascere eventuali irregolarità che non potranno influire in alcun modo sugli equilibri del partito”, ha voluto precisare Alberto Giorgetti, deputato e coordinatore veneto del Pdl. Ma ormai il portone è aperto e le anime azzurre hanno iniziato a scannarsi. Liberti tutti, sembra essere lo slogan. Due big come Giancarlo Galan e Sergio Berlato si sono scambiati parole di fuoco: il primo auspica un «lancio di uova» contro il rivale, reo di aver gonfiato il tesseramento attingendo a piene mani dalle liste dell’associazione cacciatori (il suo tradizionale bacino elettorale) a totale insaputa degli interessati; Berlato invece ribatte, imputando all’ex ministro la volontà di sabotare – “a colpi di calunnie” – un congresso dal quale uscirebbe miseramente sconfitto.

A questo punto è probabile immaginare una balcanizzazione del Pdl. Gli ex An torneranno forse a ricreare una destra non finiana, mentre gli ex dc stanno già facendo dei sondaggi presso il Terzo Polo. C’è poi chi se ne frega delle vecchie famiglie originarie che hanno dato vita al partito del Cavaliere e si appoggiano a uno dei leghisti più emergenti: Flavio Tosi. Verona, che andrà alle elezioni a primavera, è un vero e proprio laboratorio. Sia per gli azzurri (metà partito col sindaco senza se e senza ma, l’altra con Giorgetti ma chissà fino a quando) sia per i padani. Infatti a stare male in Veneto non è solo il Pdl. Il Carroccio sta soffrendo tremendamente lo scontro fra cerchio magico e maroniani. I più vicini alla famiglia Bossi sono capitanati da Federico Bricolo, capogruppo al Senato, Gian Paolo Gobbo, segretario della Liga e sindaco di Treviso, Francesca Martini, ex sottosegretario alla Salute, e Alessandro Montagnoli, vicecapogruppo alla Camera e sindaco di Oppenao. Mentre i maroniani vedono in Tosi il gran conducator verso la liberazione della Lega dal familismo. In mezzo al guado Luca Zaia, che per ora gode (sia per le rogne nel Pdl che fra i suoi compagni di partito), ma che rischia di ritrovarsi con una maggioranza super divisa e incontrollabile.

E a sinistra? Beh, il Pd ha già perso un anno i pezzi da novanta: uomini come Diego Bottacin, Massimo Cacciari e Giuseppe Bortolussi sono usciti dal partito di Bersani per dare vita a Verso Nord. Un’associazione-partito che per ora non si è fatta notare per iniziative degne di questo nome. Il Terzo Polo invece è quello che è: tante parole, pochi voti. Almeno per ora,

Restano fuori dagli schemi i venetisti. Ancora purtroppo spezzettati. Sta tuttavia crescendo a vista d’occhio Veneto Stato, frutto della fusione di due movimenti. Sono un po’ i grillini indipendentisti, capaci di svergognare la Lega sul loro stesso terreno: il viaggio in Carinzia e Slovenia per vedere come risparmiare sul conto corrente è sintomo di vitalità. A primavera il primo test elettorale.

 

Print Friendly, PDF & Email
Articolo precedente

«I SINDACI DOVRANNO AGIRE DA INDIPENDENTISTI»

Default thumbnail
Articolo successivo

VENETO STATO, 2° CONGRESSO NAZIONALE