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Veneto, la corsa solitaria autonomista. Col Pd al 38%, mai sottovalutare il nemico

renzi vincitoredi REDAZIONE

Due mesi fa diceva: “Valuterà Luca Zaia, sono fatti loro. A livello locale si tratta di fare cose concrete, non importa se sei di destra o di sinistra. A livello nazionale è diverso, escludo accordo con Alfano: è il ministro di Mare nostrum”. Matteo Salvini lasciava al Veneto libertà di coscienza. Oggi ha già cambiato idea. A Porta a Porta l’altro giorno, la vigilia dell’elezione di Mattarella a presidente, affermava invece che…. “Non faremo alleanze con il partito di Alfano in Veneto. Come faccio ad avere una dignità e una coerenza? Oggi chi sta portando avanti leggi sull’immigrazione che sono incompatibili con il disegno della Lega e con la volontà dei veneti non può ripresentarsi in Veneto alleato della Lega. Preferisco perdere qualche voto che fare ammucchiate”.

Alfano era ministro anche a dicembre e in Veneto, come il Lombardia, la Lega governa saldamente con Forza Italia e Ncd. Ma in Lombardia, per ora, c’è un lasciapassare speciale per Maroni. Non c’è  motivo di rompere un governo che funziona, fa sapere. Da qui al voto mancano ancora tre anni, sai quante cose cambiano in politica. Intanto però Salvini vuole la sfida aperta, una lista della Lega, quella di Zaia e il fronte indipendentista che ci sta per le regioni tra qualche mese. Anche il segretario veneto Flavio Tosi sposa la linea del segretario federale. Soli. Col le civiche. Senza il centrodestra massacrato da Renzi. In campo il Pd come noto candida l’europarlamentare Alessandra Moretti. Nella circoscrizione Nordest prese 230mila voti e il Pd di Renzi aguantò il risultato storico del 37,5%.

Mai sottovalutare il nemico.

 

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