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Callegari: Veneto vuol fare 1° della classe ma taglia sanità e richiama medici in pensione. Viva il residuo fiscale!


sanitàdi CORRADO CALLEGARI* – Alcuni titoli, dal Corriere del Veneto.  “Richiamati al lavoro i medici in pensione, Pochi specialisti negli ospedali, la regione autorizzaassunzioni a tempo. La Regione richiama in corsia i medici in pensione…”. Non ci si può credere. Il Veneto è messo così male?
La questione è semplice. Il Veneto vuole fare il primo della classe ma poi taglia posti letto negli ospedali. E’ virtuoso ma deve rinunciare al personale, deve richiamare i pensionati che sono andati in pensione con quota 100. Un ministro li manda a casa e un governatore, stesso partito, li richiama al lavoro! E’ il paradosso della politica che fa gran cassa elettorale ma che segue strade incoerenti. Sarà solo colpa del numero chiuso?
I sindaci sul territorio sono in rivolta. 150 posti letto tagliati a Dolo e Mirano, e in più c’è il declassamento dell’ospedale civile di Venezia… Altri tagli. La riviera è sul piede di guerra.
La scelta del governatore Zaia è quella di adeguarsi ai tagli quando possiamo farne a meno, riducendo i servizi ai cittadini? E’ necessario tagliare come viene richiesto alla Campania, alla Puglia, al Molise, alle sanità disastrate del Paese? Alle quali, peraltro, vanno i soldi dei contribuenti veneti?
Intanto l’approfondimento del Corriere passa in rassegna le teste pensanti della sanità veneta, da poco in pensione. Come il chirurgo Donato Nitti di Padova o Enzo Raise, già primario di malattie invettive a Venezia. Di tornare non ci pensano. Disponibili, sì, ma alle loro giuste condizioni…
L’inchiesta poi setaccia chi rappresenta il settore, ordine e sindacati. Risultato? “L’Ordine: meglio fondi per formare nuovi specialisti… I sindacati: una toppa inutile. Il tribunale del malato: Non è opzione dignitosa per il sistema”.
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Ma come? La sanità dell’eccellenza ha il sedere per terra? E tutti i soldi che il Veneto ha in cassa? Il residuo fiscale? Macché, l’autonomia, marchingegno di consenso elettorale, non c’è, ergo non si può assumere, non si può spendere… richiamiamo i pensionati per sopperire al fabbisogno di salute e medici che i cittadini chiedono. Sì, come i riservisti dell’esercito, della salvezza.
C’è imbarazzo, e anche vergogna, nel leggere questi titoli. Sembra di essere a Reggio Calabria. Là, di recente, dopo anni di malgoverno, hanno commissariato tutto per ‘ndrangheta. Era ora. In Veneto si rischia il commissariamento della salute dei cittadini per troppa Roma tra i piedi, per l’impossibilità di spendere i nostri soldi perché le risorse servono ad altri e non ce le restituiscono. In pratica, siamo di fatto commissariati due volte.
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Il Veneto vuol fare il primo della classe tagliando le risorse sulle questioni essenziali, pur di non disturbare il manovratore romano. Dietro l’apparente stato di ottima salute del sistema, c’è una sanità che reclama autonomia di spesa. Tanto, si è visto che non sprechiamo e che ce la caviamo anche senza i costi standard. Ora qualcuno ci spieghi come si può arrivare a dover rincorrere una classifica al contrario. Forse, visto che qualcuno ci vuole tutti uguali, dobbiamo iniziare ad adeguarci all’andazzo nazionale. Mal comune, mezzo gaudio. Prima gli italiani. Cioè stessi servizi, al ribasso, così nessuno migra più dal Sud al Nord. Chissà, forse la strategia è questa. Peggiorare perché nessuno “sbarchi” a casa nostra?
*Responsabile Confederazione Grande Nord Veneto
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