Veneti tartassati e denigrati. E’ ora di dire basta!

di GIUSEPPE ISIDORO VIO

La Repubblica marinara di Venezia fondava la sua economia sui traffici e il commercio già con una visione globalizzata del mondo conosciuto. Ha inventato la banconota per cui si può dire che abbia preceduto il liberalismo politico ed economico. L’entroterra era ricco e prospero, costellato di ville di nobili, patrizi e agiati cittadini borghesi e mercanti. Il popolo (che non aveva diritto di voto) non ha mai sofferto la fame per cui non ci sono quasi ricordi di tumulti o rivolte popolari ed è per questo che nei secoli fu denominata “serenissima”.

L’annessione (con un referendum truffa) allo Stato italiano decretò la sua totale decadenza e la miseria per il suo popolo; diventò una terra d’emigrazione e la dieta di quelli che rimanevano divenne mono cibo (a base di sola polenta di mais) e non per un periodo limitato, tanto da causare la pellagra, una malattia dovuta a carenza di vitamina B.

Il Veneto è stato depredato e non ha rubato niente ai meridionali, colonizzati a loro volta. Perciò non è colpa dei veneti se i nostri colonizzatori, non contenti, ci hanno pure imposto una guerra per conquistare dei territori appartenenti all’Austria facendo circa 680 mila caduti, pari alla popolazione “liberata” nella “grande guerra” e provenienti per lo più  dalle regioni che  hanno dato il maggior contributo di combattenti (Lombardia 15,2%; Veneto11,9%; Emilia 9,7%; Toscana  8,9%; Sicilia  8,7%). Ne valeva la pena?

Se parliamo poi della 2° Guerra Mondiale, i bombardamenti a tappeto degli alleati verso la fine  del conflitto, a parte Foggia, colpirono soprattutto città del centro e del nord. Treviso fu rasa al suolo mentre con lo sbarco degli americani la Sicilia si consegnò imbelle. Nel dopoguerra, grazie agli aiuti americani del piano Marchall l’Italia fu ricostruita e con il conseguente boom economico degli anni sessanta il Nord-Est rifiorì ed è proprio da quegli anni che il bilancio tra prelievo fiscale e spesa pubblica in Veneto è attivo e che questo surplus fiscale è un gradito omaggio che i veneti (dopo essersi immolati a centinaia di migliaia sull’altare della patria) fanno per tutte quelle regioni il cui bilancio è invece da allora sempre negativo. E ciò nonostante dobbiamo anche sopportare lo spregio di essere tacciati di evasori fiscali: “Quo usque tandem, Catilina, abutere patientia nostra? – gridava Cicerone nel Senato romano”.

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