VENETI, LA STORIA NON CI DEVE GIUDICARE COME COGLIONI

di FABRIZIO DAL COL

Robe da pazzi. Nel 1992 poco prima di Tangentopoli, i politici erano soliti etichettare  la Lega Nord come l’antipolitica. Allora come oggi, gli illuminati della politica, di cui una buona parte siede ancora oggi in parlamento, utilizzano lo stesso slogan; ”contrastiamo l’antipolitica”. Non riescono neppure a ricordare gli insulti rifilati ai primi parlamentari leghisti eletti nel ’94,  quando attaccavano il partito di Bossi col fine di relegarlo a pittoresco  folclore o a un nuovo fenomeno razzista. Una politica desolante, quella attuata dai vecchi partiti  nel dopo Tangentopoli, priva di contenuti, condita da bei ricordi del passato non più utili a conseguire  e recuperare una legittimità fortemente compromessa dagli scandali. Non si aspettavano di certo una  Lega in grado di eleggere  una pattuglia di 180 parlamentari, né potevano immaginare i risvolti  e gli effetti devastanti della corruzione, che di li a poco si sarebbero manifestati.  Il massimo risultato ottenuto è stato quello di praticare una  strategia politica finalizzata a contenere il consenso  che la Lega andava via via maturando, e appiccicandole addosso il concetto dell’antipolitica. Non avevano capito allora, e continuano a non capirlo oggi, che insistere su questa trovata  significa riconoscere la consistenza  e l’inevitabile ascesa  del movimento 5 stelle di Beppe Grillo, dell’IDV dell’ex magistrato Di Pietro, e persino della stessa Lega Nord. D’altro canto, una buona parte dei vari big politici di ieri sono in pista ancora oggi, e credendo di essere riusciti nell’impresa di riciclarsi, si ripropongono come la vera medicina, senza invece sapere di esserne la malattia.

Cosa ci saremo dovuti aspettare vent’anni dopo, se non ciò che si vede oggi,  e molto probabilmente domani? Il rigurgito del vecchiume politico, che non intende, né vuole ammettere, che l’antipolitica sta proprio in casa propria. Personalmente ritengo ne siano consapevoli, ma non riescono a proporre, tanto meno a mettere in atto, una riforma che  possa definirsi  tale. E’ mai possibile che riescano a concentrarsi solo ed esclusivamente sui provvedimenti tecnico amministrativi  che riguardano la legge elettorale, i rimborsi elettorali, gli incarichi politici nelle partecipazioni di stato, nella Rai, ovvero in tutte quelle opportunità finalizzate al consenso politico, e non siano invece in grado di  proporre la più grande delle riforme, come ad esempio quella di una nuova forma di Stato?

Proprio l’altro ieri nel bel mezzo di una crisi  economica senza precedenti, i partiti, per bocca dei loro segretari, hanno precisato di non voler rinunciare ai rimborsi elettorali, facendo intendere  di aver già speso quei denari. Ciò può significare solo due cose: o che i bilanci sono taroccati, oppure che i denari sono spariti. Nel frattempo,  oltre oceano si temono  possibili default che potrebbero verificarsi nel bacino del mediterraneo, e chissà mai il perché in Italia con indagini giudiziarie in corso c’è chi si prodiga imperterrito a spolpare ciò che ancora resta dello Stato. Una situazione che da una parte non lascia intravedere nessuna soluzione, mentre dall’altra l’intera classe politica delegittimata opera il maldestro tentativo di tentare di salvare il salvabile, in attesa di tempi migliori.  Si ha quasi l’impressione, se non addirittura la certezza, che circolino poche idee e anche ben confuse, dove la speranza che intervenga il solito “stellone italiano” appare essere l’unica alternativa.

Con l’editoriale di due giorni fa, Il direttore dell’Indipendenza Gianluca Marchi,  ha lanciato un grido di allarme al Popolo Lombardo. Da Veneto quale sono condivido la sua preoccupazione, e  intendo qui farla mia ed estenderla a tutto il Popolo Veneto. La storia non ci deve ricordare come i coglioni che hanno sopportato di tutto, ma come dei veri patrioti. Cittadini che si sono destati e che hanno saputo abbattere uno Stato utilizzando le sue stesse leggi.  Oggi, più di ieri, è necessario che i popoli dimostrino di essere tali, e per farlo è sufficiente che sostengano veramente chi lotta per la loro Indipendenza. Questo momento storico sta facendo germogliare un sentimento indipendentista irrefrenabile, e lo stesso dovrà servirci come adrenalina necessaria a riconquistarci la libertà. I nostri avi, per  conquistarsi la libertà, furono costretti ad imbracciare le armi, a noi  sarebbe sufficiente dimostrare di saper utilizzare le loro leggi a nostro favore.  Se non vogliamo rubare il futuro ai figli, e ai figli dei nostri figli, non dobbiamo più incorrere negli errori che abbiamo commesso in passato, altrimenti sarà inevitabile  essere ricordati come Coglioni.

 

 

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