CONTRO LA TAV: LA VALSUSA ALZI LA BANDIERA AUTONOMISTA

di GILBERTO ONETO

Quella della Valsusa è una storia esemplare, è la battaglia di una piccola comunità contro la strafottenza dello Stato italiano e l’arroganza razzista del Leviatano europeo. É la lotta tolkieniana degli Hobbit della Contea contro la prepotenza degli abbattitori di alberi. É una lotta per l’ambiente e per l’autonomia, è una azione identitaria da manuale che dovrebbe vedere in primissima linea, quasi in forma esclusiva, movimenti e forze autonomiste: le manifestazioni valsusine dovrebbero essere sommerse da bandiere occitane, piemontesi e padane. Invece.

Invece, tranne qualche autonomista locale che si porta la sua bandiera, l’iconografia complessiva è – quando va bene – monopolizzata da colori e simboli estemporanei. E purtroppo nella sacrosanta battaglia valsusina si sono inseriti i peggiori spurghi di un comunismo difficile da estirpare: non ci sarebbe neppure da stupirsi troppo se chi maneggia i fili di questi burattini “sociali” fosse lo stesso che manovra polizie e marchingegni repressivi.

Il punto più dolente è comunque l’assenza delle forze autonomiste organizzate.

Fra i valsusini gli autonomisti sono tanti, forse tutti, ma non riescono a esprimere questa fondante valenza perché chi si è appropriato dei marchi e dei simboli dell’autonomia è poco autonomista, per niente ambientalista e spesso neppure troppo piemontese. Il disastro ha un primo responsabile che si chiama Lega Nord, che ha fagocitato e annientato di fatto ogni formazione localista costruendosi un monopolio di rappresentanza che ha dirottato su temi e posizioni sempre più distanti da quelli originari. Le prime azioni di protesta valsusine – in molti se lo ricordano – erano appoggiate, quando non addirittura innescate da esponenti leghisti, da sindaci e da politici che stavano dalla parte del popolo che li aveva eletti.

C’è stato un periodo, per tutti gli anni Novanta, che la Lega è stata duramente critica nei confronti della Tav e assolutamente contraria alla linea Torino-Lione. Poi, un po’ le cattive frequentazioni, un po’ gli appetiti di potere e molto la mutazione genetica avvenuta ai vertici del partito, gli hanno fatto prendere posizioni specularmente contrarie a quelle primigenie, spontanee, genuine e vicine alla sua gente. Hanno prevalso le posizioni “grandioperiste” di Castelli e della corrente lunardiana della Lega; il partito in regione è finito in mano a gente che sta al piemontesismo come Abatantuono alla lombardità, e Dacia Valent all’italianità di Preziosi. Il governatore Cota è diventato il primo paladino della Tav, non vede l’ora di andarsene in treno a Lione a tener concioni su ogni dettaglio dell’umano scibile risparmiando una bella mezz’oretta rispetto al tragitto attuale. La necessità strutturale dell’opera è sostenuta con eroica determinazione dall’eurodeputato Tino Rossi, noto accumulatore di stipendi e vitalizi, uno che non ha mai articolato un concetto vagamente autonomista neppure affidandosi alla legge dei grandi numeri. Insomma, proprio il partito che dovrebbe rappresentare gli interessi delle comunità locali, difendere il principio della correttezza della spesa delle risorse pubbliche, battersi per la difesa del territorio e affermare il primato della volontà popolare coniugata su istanze identitarie, quello che dovrebbe essere in prima linea in Valsusa (come era stato a Cavaria contro la costruzione di una struttura devastante sulla Milano-Varese: qualcuno se lo ricorda?), ebbene è invece quello che sostiene con più ottusa protervia l’imposizione statalista, romana ed euroburocratica di una colossale, inutile e dispendiosa schifezza su una delle valli della Padania che vuole rappresentare.

Il Piemonte è patria primigenia di ogni autonomismo padano-alpino, da Chivasso al Marp, ai primi robusti sussulti di cripto-leghismo degli anni Ottanta: il suo autonomismo non può esaurirsi nelle cravatte verde dinarico degli attuali capataz leghisti ma deve ritrovare la sua forza morale e ritemprare i suoi ideali davvero indipendentisti.

La Valsusa è il posto perfetto per farlo.

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QUI SLIDESHOW DELLA MARCIA DI IERI A BUSSOLENO: https://picasaweb.google.com/109928135826402361384/ManifestazioneBussolenoSusa#slideshow/5713202859310292386

MANIFESTANTE NO TAV CADE TRALICCIO

Il manifestante ferito nella caduta dal traliccio in Val Susa è Luca Abbà, di 37 anni, uno dei leader storici del Movimento No Tav della Val Susa. Le sue condizioni – si è saputo dal 118 – sono gravissime per traumi da caduta e ustioni gravi da folgorazione. È stato portato in elicottero al Cto di Torino.

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