LASCIARE L’ITALIA ALLA RICERCA DELLA FELICITA’

di ANONIMO EMIGRANTE

Ho 39 anni e statisticamente sono circa a metà della mia vita.

Ritengo di avere una sola vera responsabilità, quella nei confronti di mio figlio di due anni.

Ho sempre lavorato sia come dipendente sia come lavoratore autonomo e ho sempre pagato le tasse anche quando mi sono sembrate delle abnormità. Le ho pagate anche se l’esperienza di ogni giorno mi ha mostrato che specie in questo paese mantengono o sussidiano un sacco di persone che fanno finta di lavorare, molte delle quali hanno un reddito superiore al mio, mentre chi è davvero in difficoltà spesso è abbandonato a se stesso.

Sono un risparmiatore, l’unico debito che abbia mai fatto è stato il mutuo della mia prima e unica casa. Sono stato educato alla vecchia maniera e cioè che il risparmio e l’investimento creano ricchezza, non il consumo. E’ solo pochi anni fa che ho scoperto la scuola austriaca di economia che dice quello che i nostri vecchi hanno sempre detto. Ed è con gli strumenti economici che questa scuola mette a disposizione che ho capito con anni di anticipo (come molti “austriaci”) la natura sistemica di questa crisi e il suo esito ineluttabile specie per questo paese.

Sono sempre stato un cittadino politicamente attivo, ho sempre cercato di capire il mondo che mi circonda e di cambiarlo in meglio. All’inizio pensavo che le cose si potessero rivoluzionare, poi ho lavorato per cambiarle nel possibile, poi ho sperato si potessero aggiustare. Ero già molto disilluso quando oltre un anno fa -facendo molti compromessi con me stesso- ho aderito al FLI che a parole offriva una serie di soluzioni. Solo vivendo da dentro la politica ti rendi conto di come sia strutturalmente marcia, con meccanismi che selezionano inesorabilmente non le persone di valore ma quelle che accettano qualsiasi compromesso al ribasso per “necessità politica”.

Quando ho abbandonato il FLI a gennaio ero definitivamente disilluso e ho iniziato una riflessione.

Mi sono chiesto se è sensato continuare a lavorare come un somaro per mantenere parassiti, se è sensato vivere in un paese dove il tuo potenziale non potrà mai emergere. O quanto meno, potrei essere un mediocre contrariamente a quello che la mia autostima mi dice, ma qui non riuscirò mai ad avere una risposta. Se è sensato che a pagare siano sempre gli stessi e che con questi soldi si incentivino le persone a dipendere dallo stato come se fosse lo stato a creare ricchezza e non la capacità di ciascuno di dare il meglio e di venderlo al meglio sul mercato.

Mi sono chiesto se è giusto che il futuro che offro a mio figlio sia quello di una istruzione a livello da terzo mondo, se è giusto che quando sarà anziano io sia di fatto mantenuto da lui (maledetta gestione separata INPS) nonostante i contributi pensionistici che sto versando, se sia giusto farlo vivere in un paese dove il merito non conta minimamente se non hai raccomandazioni, se sia giusto farlo vivere in un paese dove esistono migliaia di regole inutili che impediscono a chiunque di valorizzare le proprie capacità.

Non è giusto, ovviamente.

Già da febbraio, conscio delle prospettive e forte delle valutazioni che vi ho esposto, ho incominciato a cercare di capire se esisteva una alternativa, un piano B, per potere continuare a vivere felici in futuro. Il piano B lo ho costruito giorno per giorno e oggi a qualche mese di distanza dalla sua possibile attuazione, avuta l’ennesima conferma che chi governa questo paese sono sempre dei dementi a prescindere dal colore politico, ho deciso definitivamente di attuarlo e quindi ve ne metto a conoscenza. Fino all’ultimo ho sperato di farlo rimanere un piano B da non utilizzare.

Il piano B prevede il cambiamento, totale perchè necessario. Se il paese non vuole cambiare ebbene io posso cambiare. Se non esiste una salvezza collettiva almeno cerco di salvare il futuro mio e delle persone a cui voglio bene.

Anche se tutto il mondo è in crisi, alcuni paesi (tra cui il nostro) partono con una serie di peccati originari di natura culturale. Non esiste alcuna soluzione entro il termine della mia vita che possa modificare complessivamente l’impostazione culturale (tarata) di una popolazione. La conseguenza è che il peggio qui deve ancora venire anche perchè si preannunciano ricette economiche esattamente nel segno che ci hanno portato a questo punto.

Ho analizzato le caratteristiche socio-economiche di una serie di altri paesi e, in questa sede, vi risparmio l’analisi comparata. L’obiettivo identificato è la Nuova Zelanda per cui avevo gran parte dei requisiti necessari per il visto di lavoro permanente, prerequisito per la cittadinanza che si ottiene dopo 5 anni. Quello che mancava, la certificazione della lingua inglese, l’ho ottenuta un mese fa. Ora sono “burocraticamente” pronto e a breve inizio con la ricerca di lavoro. Non ve lo nascondo non sarà facile anche perchè l’inizio anche dal punto di vista economico potrebbe non essere meglio di rimanere qui a vivacchiare.

Mi dispiace per l’Italia che è un paese dalle potenzialità vastissime. Mi dispiace umanamente per tutte le persone che hanno poca propensione al cambiamento perchè lo vivranno nella maniera più traumatica possibile cioè quando gli verrà imposto. Ma è questa mentalità di fatto conservatrice che ci ha portato a fondo.

A chi mi invidia il coraggio dico che cercare la felicità per sé stesso e le persone che si ama è un dovere, non una scelta.

A chi mi rimprovera di abbandonare la barca rispondo che ritengo di avere fatto molto di più della maggioranza degli Italiani per cambiare le cose, ma non ha alcun senso condannarsi per solidarietà patriottica.

Rimango online per discutere come ho sempre fatto di politica ed economia e continuerò a sostenere gli amici con cui sino ad oggi ho condiviso molte battaglie perchè hanno l’unica soluzione che può aiutare questo paese ad uscire prima dal disastro che si annuncia.

IL TREND DELL’EMIGRAZIONE: VIA I MIGLIORI DA QUESTO PAESE

Mentre un tempo – sempre e comunque per colpa dell’Italia – da questo paese se ne andavano persone poco qualificate, oggi la fuga è quella dei giovani, degli intraprendenti, degli imprenditori e dei laureati e diplomati.

1- I RICERCATORI – Non si arresta la fuga dei cervelli all’estero. Secondo un’indagine dell’Istat compiuta su oltre 18 mila dottori di ricerca, quasi 1.300 – il 7% – si sono spostati all’estero. La ricerca è stata realizzata tra dicembre 2009 e febbraio 2010 e riguarda i dottori di ricerca che avevano conseguito il titolo nel 2004 e nel 2006. La “fuga” ovviamente non riguarda soltanto i paesi esteri ma rimarca anche, all’interno del Paese, la differenza tra Nord e Sud. (Fonte: sky.it)

2- GLI IMPRENDITORI – Per superare la crisi del mercato nazionale nel 2011 le imprese italiane con i loro manager, dipendenti o capi azienda hanno cercato nuovi sbocchi nei Paesi B.R.I.C.S. (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica). Secondo la Business Travel Survey* di Uvet Amex, società specializzata nei viaggi d¹affari del Gruppo Uvet (polo distributivo del turismo con un giro d¹affari di 1,65 miliardi di euro), le trasferte dei manager italiani sono aumentate soprattutto verso il Brasile: +30% rispetto al 2010. Continua la crescita della Cina (+27%) anche se oltre alle mete classiche (Pechino, Hong Kong e Shangai) ce ne sono di nuove (Canton, Najing e Whan). I movimenti verso Sudafrica e India si sono incrementati quasi del 20%. Verso la Russia, che rimane primo Paese BRICS per numero di trasferte, i viaggi d¹affari sono cresciuti del 9%. “Tanti imprenditori italiani ­ afferma Luca Patanè, presidente del gruppo Uvet ­ hanno ormai metabolizzato che il mercato locale, oltre alle sue difficoltà endemiche e congiunturali, è troppo ristretto per aziende che vogliono crescere a ritmi più sostenuti”. (Fonte: contropiano.org)

3 – FUGA DI CAPITALIE AZIENDE – Più tasse, più controlli, più Stato di polizia tributaria? E così si verifica non solo una continua fuga di conti dall’Italia, ma anche di aziende, che delocalizzano approfittando della flessibilita’ del mondo del lavoro oltre il confine e delle aliquote molto basse che offre la Svizzera. La Fiat, Ermenegildo Zegna, Menarini sono tra le principali aziende nostrane che si sono istallate al di la’ delle Alpi. Al contrario della fuga dei capitali, quest’ultimo fenomeno avviene alla luce del sole. (Fonte: wallstreetitalia.it)

4 – 1001 RAGIONI PER LASCIARE L’ITALIA è un sito gestito da un giovane, laureato, che stila una lista in continuo divenire di orrori italici, al termine della quale l’autore si impegna ufficialmente ad abbandonare l’Italia. Ma esiste anche il sito italiansinfuga.com, che spiega e suggerisci i luoghi migliori dove andarsene a cercare lavoro o studiare.

E poi qualcuno sostiene che questo non è un paese senza futuro?

 

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