Vaccini, passaporto sanitario, ritardi dosi e varianti, il rompicapo 2021 per tutta Europa

La campagna vaccinale che va a rilento, le varianti del Covid che al contrario si diffondono sempre più veloci e un approccio comune per i certificati vaccinali. Sono questi i temi essenziali su cui si riuniranno i leader dei 27 Paesi dell’Ue nel video summit del Consiglio europeo in programma per domani alle 18. Il vertice – il nono dedicato alla pandemia – non sarà privo di tensioni. Gli Stati membri si presentano irritati per i ritardi comunicati, a sorpresa, venerdì da Pfizer, per ora principale fornitore di dosi all’Unione.

E chiederanno alla Commissione – che ha gestito i contratti di fornitura – di fare sentire la propria voce con più energia con le aziende. Dall’altra parte, la Commissione si presenta con un piano vaccinale che ha obiettivi fin troppo ambiziosi per come sta andando finora l’immunizzazione sul campo. La richiesta di Bruxelles è di vaccinare l’80% di operatori sanitari e ultra 80enni entro marzo e il 70% della popolazione adulta entro l’estate. Tutti numeri che resteranno sulla carta se non si supereranno gli ostacoli della fornitura delle fiale. La Commissione conta di riuscirci facendo affidamento sui vaccini che verranno approvati nelle prossime settimane.

Il calendario prevede l’ok a fine mese per AstraZeneca (con la distribuzione da metà febbraio) e subito dopo l’approvazione di Janssen, il siero di Johnson&Johnson. Questi ultimi due richiedono una logistica più semplice rispetto a Pfizer-BioNTech e Moderna, già in uso. In ogni caso, la Commissione assicurerà domani tutta la collaborazione possibile, con Stati membri ed Ema, per massimizzare la capacità produttiva. Non è escluso che altre società farmaceutiche che sono ancora indietro con i propri candidati vaccini si mettano a produrre farmaci della concorrenza. Potrebbe essere il caso di Sanofi e CureVac, sulla base di alcune informazioni che erano girate.

I leader dell’Ue devono fare i conti anche con il cambio di amministrazione alla Casa Bianca. Il neo presidente, Joe Biden, ha puntato tutto sulla campagna di immunizzazione promettendo cento milioni di vaccinati nei primi cento giorni. Questo vuol dire – come in parte emerge gia’ da alcuni documenti del ministero della Salute tedesco – che gli impianti americani di Moderna e Pfizer (finanziati anche dall’operazione Warp Speed della Casa Bianca di Donald Trump) saranno riservati alla produzione Usa. E quelli europei dovranno servire non solo l’Ue ma tutto il resto del mondo. Sanofi (che non hanno ancora ottenuto l’approvazione) aveva già anticipato mesi fa che sarebbe andata in questo modo perché allora l’America aveva investito molto di più sul suo candidato vaccino.

L’altra preoccupazione per i capi di Stati e di Governo sono gli effetti delle nuove varianti del Covid, piu’ aggressive rispetto alla prima. La Commissione chiede maggiore sequenziamento per avere numeri reali sulla diffusione. Berlino si presenterà con una proposta di nuove restrizioni ai viaggi nell’Ue. Ma a Bruxelles già qualcuno storce il naso, “sono costose e inutili, ormai le varianti sono troppo diffuse” sostengono alcuni funzionari della commissione. E molti guardando con preoccupazione all’Irlanda dove sembra ormai che la diffusione della variante inglese sia già ai livelli della Gran Bretagna.

I leader dell’Unione si presenteranno divisi inoltre sulla proposta del certificato vaccinale standardizzato per tutta l’Ue. La Commissione, per diluire il dibattito, propone un’operazione a due fasi: la prima con un certificato medico che sia riconosciuto in tutta l’Ue, semplicemente per dimostrare l’immunizzazione. In un secondo momento, quando la percentuale di vaccinati sarà abbastanza ampia, si potrà discutere del suo uso come eventuale “passaporto”. I Paesi che però vivono di turismo, in primis Grecia, Malta e Portogallo, premono affinché il certificato possa avere questa funzione fin da subito. Ma è escluso per diversi motivi: i vaccini sono diversi e danno un’immunità diversa, non è chiaro ancora se i vaccinati trasmettano o meno il virus e alcuni Paesi (vedi l’Ungheria, e questo sarebbe un altro tema di discutere insieme ai contratti bilaterali di Germania e Danimarca) stanno acquistando sieri ancora non approvati dall’Ema (il cinese Sinopharm e il russo Sputnik V) e quindi sarebbe difficile riconoscere il loro certificato.

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