Va tutto bene? Una beata…. Il Pil rimbalza e precipita al meno 10%

Il rimbalzo dell’economia italiana nel 2021 è a rischio. Il quadro generale porta a una stima della variazione del Pil per il mese di gennaio del -0,8% su dicembre, il quinto calo consecutivo, e del -10,7% sullo stesso mese del 2020, dato che pone “una seria ipoteca sull’evoluzione del primo trimestre con evidenti conseguenze sulle performance complessive dell’anno in corso”. E’ la fotografia scattata dalla Congiuntura diffusa da Confcommercio. Per l’associazione appare “molto ambizioso il target governativo di crescita attorno al 6%, ormai una scommessa molto rischiosa tutta giocata sulle capacità di utilizzo rapido ed efficace delle risorse europee”.

Dunque, pure immaginando una ripresa nella tarda primavera, assumendo vasta efficacia delle attuali campagne vaccinali in Italia e nei paesi partner commerciali, di fatto “le restrizioni all’attività produttiva – ha spiegato l’Ufficio Studi dell’Associazione – si protrarranno ancora a lungo. L’esercizio di realismo cui si è obbligati porta a non escludere un mancato rimbalzo dell’economia italiana nel 2021, deludendo le aspettative di un concreto recupero di ampia parte delle perdite di prodotto e di consumi patite nel 2020”. Nel quarto trimestre del 2020 il Pil “è stimato ridursi del 3% rispetto al terzo quarto del 2020 e del 7,5% tendenziale per una chiusura annua a -9%”. In termini di consumi l’Icc segnala, anche a dicembre, un andamento fortemente negativo con una riduzione su base annua dell’11,1%, comunque migliore del -16,2% di novembre. La riduzione della perdita tendenziale deriva esclusivamente dalla componente relativa ai beni, per i quali la variazione sull’anno è stata del -0,6%. Per molti servizi di mercato, anche in considerazione dell’inasprimento delle misure nell’importante periodo delle festività natalizie, la caduta ha ampiamente superato il 50% nel preconsuntivo di fine 2020. L’anno si chiude per l’Icc con un -14,7%. Il dato non riflette il calo complessivo dei consumi, per i quali la nostra stima si conferma del -10,8% sul territorio. La differenza risiede nella diversa composizione dell’indicatore rispetto ai consumi di contabilità nazionale. Oltre all’assenza dei fitti figurativi, voce che si stima essere diminuita decisamente meno rispetto al resto e che rappresenta oltre il 14% della domanda, non sono rilevate dall’indicatore alcune spese perlopiù obbligate come l’acqua, lo smaltimento rifiuti, i servizi finanziari. Allo stesso tempo non sono computati alcuni servizi alla persona, il cui andamento è stato meno condizionato dalle restrizioni imposte dalla pandemia.

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