VOLKSWAGEN, QUEGLI UTILI FATTI DI TAGLI E RISPARMI

di REDAZIONE

Come saprete recentemente Volkswagen ha reso noti i dati di bilancio 2011. Risaltava ovviamente l’utile netto di 15 miliardi di euro, ottenuto tra l’altro in un anno difficile per l’economia europea e mondiale in generale. Altrettanto ovviamente si è propagato nella sinistra italiana la favola di una VW contrapposta alla Fiat, che ottiene grandi risultati con strategie opposte a quelle di Marchionne. Addirittura qualcuno parla di VW e Germania che affrontano e vincono la crisi aumentando gli stipendi, non licenziando nessuno e diminuendo l’orario di lavoro. Favole della buona notte. Niente di più. Cerchiamo di dimostrarlo.

Per prima cosa esaminiamo da vicino questo utile meraviglioso. Ci aiuta questo articolo del sole 24 ore: http://www.motori24.ilsole24ore.com/Industria-Protagonisti/2012/03/Volkswagen-utili-2011-record%20.php.   Innanzitutto vediamo che dei 15 miliardi ,  6.6 sono frutto di una plusvalenza straordinaria, quindi non ripetibile , dovuta all’esercizio di opzioni su Porsche. Del rimanente , e qui viene la parte importante , 5.3 miliardi derivano dalla sola Audi . Perchè è importante? Perchè Audi produce solo auto di fascia alta. Auto quindi dall’alta marginalità in cui incide relativamente poco il costo del lavoro. Ne riparliamo più avanti. Continuando, togliendo la plusvalenza e Audi , rimangono 3.9 miliardi.  Se togliamo i 2.6 miliardi derivanti dalle joint con la Cina posti fuori bilancio ma conteggiati nella parte finanziaria, quello che rimane sarebbe dunque l’utile della vera e propria VW che piace tanto alla sinistra italiana. Ma anche qui , la marginalità più grande, quasi il doppio, deriva non da VW, ma da Skoda, che non produce in Germania, con profitti di quasi 800 milioni. Consideriamo poi , per bocca di VW stessa, che il maggior margine di tutto il settore auto viene da risparmi di costo. Aggiungiamoci pure il profitto di 1,4 miliardi di euro derivante da Scania ( camion ) e tiriamo le somme.

Come si vede , la parte di utile derivante dalla produzione di auto di fascia medio-bassa ( il settore Fiat ) prodotte in Germania, o non c’è, o se c’è è molto piccolo.
Fatta questa opera di chiarimento , passiamo ad esaminare invece come è stata la risposta VW alla crisi. Per aiutarci leggiamo un altro articolo meno recente sempre del sole 24 ore: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-10-26/laboratorio-operaio-2800-euro-063554.shtml?uuid=AYF2aDeC .

Vediamo innanzitutto che negli anni ’90 per rispondere al calo della domanda l’orario di lavoro era stato si diminuito a 28 ore , ma anche lo stipendio era stato diminuito del 20%, e questo è l’importante, visto che ha comportato la diminuzione del costo totale del lavoro. Non basta, leggiamo che nel 2006 si è fatto l’opposto, ovvero si è aumentato l’orario di lavoro riportandolo a 35 ore settimanali e ancora importante , a parità di stipendio , risultando il tutto in un ulteriore riduzione del costo del lavoro. Leggiamo anche che per i neoassunti a Worsburg dal 2001 l’orario arriva anche a 42 ore con salario sempre diminuito del 20%.
Riassumendo , le favole italiane sono e rimangono appunto favole . La realtà parla di una azienda che negli ultimi 10 anni ha aumentato l’orario di lavoro e diminuito pesantemente il costo del lavoro partendo dai salari, il grosso dell’utile lo ottiene con un unico marchio sostanzialmente d ‘elite , e che mantiene margini nel settore medio-basso grazie a produzioni in paesi emergenti o quasi.

Questa è la realtà dei fatti. Continuare a raccontarsi favole non rilancerà l’industria dell’auto italiana e men che meno l’economia.

FONTE ORIGINALE: http://archeo-finanza.blogspot.com/

 

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