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Una Lega in cerca di identità e di futuro, ma con ancora troppe ombre

di GIOVANNI CALDEROLI

Riceviamo e pubblichiamo:


Domenica sera 24 novembre, in compagnia di amici mi sono recato a Spirano,
paese della bassa bergamasca, alla festa organizzata dalla sezione leghista di Spirano e dalla circoscrizione della bassa, la “Bèrghem de sóta Fest”, con l’intenzione di tastare il polso della situazione odierna della Lega, in vista del congresso federale. È una Lega che in questo periodo generalmente si presenta travagliata e smarrita, in cerca d’identità ed equilibrio tra un entusiasmante passato, ormai piuttosto remoto, e tempi più recenti di portata assai discutibile e deludente, non solo per le ruberie ma soprattutto per la vuotezza e incertezza di idee e di propositi.

Qui, su questo quotidiano in rete, L’Indipendenza, si dibatte giornalmente di temi a noi cari, quelli veri, amati e sentiti, nati dal cuore dei nostri popoli, quelli  stessi che a suo tempo ingrossarono le fila di Umberto Bossi quelli che mossero un milione di persone a tenersi fraternamente per mano lungo le rive del Po. È ovvio, dunque, che siamo attenti e interessati ai candidati al congresso federale leghista. Ma non solo: il mio scritto, infatti, non vuole essere una semplice disamina degli interventi ascoltati alla festa, in particolare quello di Salvini, in qualità di candidato alla segreteria, ma soprattutto il tentativo di portare all’attenzione del lettore un clima, un sentore e aspetti della serata che per me sono stati significativi, che mi hanno coinvolto sotto il profilo emotivo e razionale. E che forse mai prima d’ora sono stati presi in seria considerazione, in quanto ritenuti marginali.

Dopo aver dribblato impegni famigliari di vario tipo, abbiamo improvvisato la sera stessa di recarci alla festa della Lega, tutti animati dalla curiosità di sentire e seguire, per cercar  di capire verso dove volgeranno le sorti di quel Movimento che tanto ci ha appassionato a partire  dagli anni ’80, tanto amato quanto sofferto, e che ora ha fin troppo acquistato i caratteri non proprio encomiabili dei partiti che si spartiscono un potere quasi assoluto e oppressivo nello Stato nazionale italiano.

Il peggio del passato, purtroppo ancora presente

Al nostro ingresso, quasi subito si è incontrato un personaggio purtroppo conosciuto, tirapiedi di altro assai discutibile soggetto e altrettanto ben conosciuto dai vertici bergamaschi della Lega per i suoi modi – diciamo – non proprio urbani e umani di relazionare con le persone, emblema per certi aspetti sintomatico di una rozzezza anche mentale contrabbandata per ruvida genuinità e come tale spesso stoltamente supportata all’interno della Lega, fino a diventarne quasi un simbolo per gli acidi e spietati avversari: appena ci ha visti, ha cominciato, come da anni sta ripetutamente facendo, a inveire pesantemente, urlando frasi non sempre ben distinguibili e rivolgendo in particolar modo su di me il suo ignobile livore, con pesanti insulti ripetutamente indirizzati a me personalmente e alla mia famiglia; così, per un’ora, di fronte a molti convenuti. E io zitto, per non rovinare la festa, per il rispetto dovuto a chi tanto si era impegnato per la sua buona riuscita, fra cui alcuni conoscenti, ben sapendo chi avevo di fronte e chi rappresentava… A voce alta e in tutta tranquillità, in quanto non disturbato o interrotto da alcuno, l’ululante e sconfortante personaggio mi ha gridato in faccia che sarei una, scusatemi, merda e una faccia di merda, ed ha aggiunto che io, secondo la sua sommamente intellettuale e illuminata valutazione, non sarei un leghista, mentre crede fortemente di esserlo lui.

Credetemi: il tipo è andato avanti per un’ora (con tanto di numerosi testimoni) e solo l’intervento del segretario provinciale bergamasco Daniele Belotti che passava di lì per caso e che ringrazio, ne ha parzialmente smorzato l’invettiva consentendo a me a ai miei amici di ascoltare gli interventi dal palco.

Chiariamo sin da subito l’esagitato ce l’ha con me e la mia famiglia, perché abbiamo e conseguentemente parliamo di una visione politica diversa dalla sua e ciò per lui è sufficiente a considerarci nemici da contrastare con ogni mezzo e da consegnare al pubblico ludibrio, così come fa con tutti quelli che incontra per strada e che non gli vanno a genio.

Superiamo, qui e per ora, le eventuali conseguenze del suo agire: è tuttavia evidente che tollerare da anni passivamente, da parte dei leghisti, comportamenti inaccettabili come quelli del precitato significa comunque essere portatori di una mentalità retrograda, ristretta e chiusa nella difesa di  posizioni ingiustamente acquisite in precedenza; con tutta evidenza l’esatto contrario di quanto anche  Salvini ha indicato nel suo intervento, ricordando a troppi intelligentoni o presunti tali che occorre imparare a essere in grado di discutere con coloro che si oppongono all’indipendentismo, smontandone le argomentazioni e seminando così princìpi e valori che noi riteniamo prima di tutto naturali. E, aggiungo io, occorre a maggior ragione imparare a discutere, smussando, con coloro che ci sono vicini… Dunque, mentre Salvini (forse il futuro segretario federale) diceva queste cose, a pochi passi di distanza dal palco accadevano aggressioni verbali di questo tipo: significa che il forte richiamo non è stato neppur compreso, che l’apertura intellettuale verso gli altri è di là da venire, che si tollerano – se addirittura non sono privilegiate – le piccole consorterie, anche nelle sezioni. Questo è doloroso, prima ancora che grave. E rischia di inficiare dall’interno qualunque pur valido programma d’azione, che viene inficiato alla base dai comportamenti di qualche incapace.

Voi capite che altrimenti, ohibò, se essere leghista significa identificarsi in gente come quel tizio lì, o in personaggi a lui simili, ciò credo equivalga a togliere a chiunque, pur animato da ottime intenzioni, ogni interesse al confronto con noi, in quanto messo nella situazione di trovarsi davanti a una preconcetta chiusura al dialogo. Sarebbe un’identificazione odiosa, poi e per di più, che metterebbe a rischio il senso di appartenenza dei leghisti – quelli che non abbiano portato il cervello all’ammasso – verso quel partito (o movimento, e pronuncio la parola con nostalgia) che dovrebbe fungere da loro riferimento, da esempio.

Serve, dunque e finalmente, uno scatto di dignità e una decisa presa di distanza da un recente passato che ci ha portato a tollerare, quando non accettare, situazioni e personaggi impresentabili.

I discorsi

Il sindaco Malanchini, che non conosco, è un tipo gagliardo, che ci mette grande impegno, lui con la sua sezione di Spirano, e gli esiti positivi sono sotto gli occhi di tutti, cosa che fa sempre piacere.

Dell’intervento di Belotti apprezzo sia la necessità di riconoscere finalmente ai militanti poteri decisionali sia la forte critica verso la carica di potere centralista dei prefetti, che, ahinoi, in quasi trent’anni non è stata neppur scalfita e stride clamorosamente con le iniziative intraprese anche da un leghista bergamasco per mantenere l’accademia della GdF a Bergamo: io, infatti e al contrario, non vedo distinzioni tra queste istituzioni, che rappresentano per aspetti diversi l’oppressivo Stato nazionale italiano.

Salvini ha poi ricordato doverosamente la vergognosa restrizione personale subita da Oscar Lancini e il suo preoccupante sciopero della fame, nonché la recente prematura scomparsa di Fiore, generoso militante conosciuto e benvoluto da tutti.

Ha ricordato che i nemici sono all’esterno (ma la stupidità è un nemico interno, aggiungo io): nemici sono certamente Roma e Bruxelles, che lavorano insieme per imporre il pensiero unico, quel pensiero che vuole rendere definitiva la svendita dei nostri popoli e che ha riscontro nel nulla delle parole del nientalista Renzi (per dirla con Crozza). Da valutare l’insistito accenno alla necessità di collegamenti con tutti coloro che intendono ribaltare l’attuale assetto europeo, quindi alla creazione di una specie di rete diplomatica da parte leghista con movimenti, popoli, partiti, enti, stati, nazioni o autonomie che si oppongono al disegno omologante. (E qui brucia e si riapre la recente ferita inferta mediante l’alleanza con Forza Alto Adige. Mi duole il cuore a scrivere questo termine, essendo amico ed estimatore del popolo Sud-Tirolese) Il tutto, facendo leva sullo stato attuale di estrema debolezza dello Stato nazionale italiano, la cui struttura corrotta e degenerata non pare più in grado di resistere alle spinte epocali che lo stanno squassando.

Da questo insieme di situazioni, complesse ma per certi aspetti anche lineari, Salvini ha pronunciato ripetutamente due parole che mi hanno colpito: Indipendenza e Disubbidienza, quest’ultima soprattutto fiscale.

Indipendenza e disubbidienza: affiora subito nella mia mente il ricordo di personaggi che hanno segnato la storia con le loro gesta.Senza andare indietro eccessivamente nel tempo: Émile Chanoux (e Federico Chabod) con la loro Carta di Chivasso, Andreas Hofer, Bobby Sands e Thomas Sankara, Carlo Cattaneo, i professori Gianfranco Miglio e Pierluigi Zampetti, per poi risalire ad Antonio Rosmini, al Ferrari, Romagnosi…, a ancora più in là, fino (per certi aspetti) al Machiavelli.. in infinita e gloriosa sequela.

Calma Giovanni, vola basso mi dico: anche se la storia è lì per essere scritta, all’orizzonte della Lega per ora non si scorgono persone degne di tanto passato, capaci di imboccare strade di tanta geniale sapienza: ho visto e subìto soltanto un miserevole spettacolino da Bar sport mentre dal palco giungevano ben altre parole, inconciliabili con lo spettacolino.

Quale futuro ci aspetta?

A che cosa credere? A chi credere? In un momento decisivo come questo, in cui lo Stato nazionale italiano torna ad avere qualche paura di noi – tale e tanta è la sua debolezza -, la credibilità è tutto, o quasi.

Mio padre, che fino all’ultimo era in forse, se essere presente alla serata, la mattina seguente mi chiede: Allora com’è andata?

Se da un lato prova interesse per le parole di Salvini e auspica dentro di sé il ritorno ai valori che erano il riferimento dei primi impavidi uomini della Lega.

Ma prova un grande disappunto, l’ennesimo, per l’accaduto, insultante per lui e la sua storia, quella di una persona che ha creduto con tutto se stesso all’avventura della Lega Lombarda, partita per mano sua a Bergamo nella primavera del 1985. La stupidità e l’ignoranza, e questo è un altro importante insegnamento della serata, sono le mine sulle quali le idee, anche le più potenti, rischiano di saltare per aria: ecco perché il nemico non è solo a Roma o Bruxelles.

Nella Lega infatti, diciamolo con coraggio per la prima volta, ma che valga per tutte, sono presenti personaggi che squalificano l’operato di molti bravi militanti e il difficile lavoro dei dirigenti, i quali finora, dimostrando scarso polso, o per qualcuno convenienza, non hanno però avuto né il coraggio né la capacità di agire diversamente da una falsa e sgretolante tolleranza verso comportamenti incompatibili con libertà, onestà, indipendenza, federalismo, supposti cardini dell’autonomismo leghista, tolleranza abbietta, dunque, assai più perniciosa di una anche dura e pesante ma aperta discussione interna.

Di tale a atteggiamento sciaguratamente remissivo sono conseguenza le sezioni chiuse, mentalmente e nel numero fisico, incapaci di aprirsi alle comunità in cui dovrebbero a operare, d’infiammare i cuori e le menti, attaccate a un meccanismo perverso d’apparato che rischia di distruggere la Lega dall’interno, non dall’esterno! Perché concettualmente tali metodi sono nella loro sostanza più vicini ai metodi utilizzati da certe società chiuse e autoreferenti che infestano l’Italia e selezionano l’appartenenza alle sezioni secondo criteri che nulla hanno a che vedere con la libertà e l’indipendenza padane. Troppo spesso sono gli affari e gli interessi individuali o di gruppo a farla da padroni!

Non è più accettabile, anche soltanto per una ragione di buon senso, che situazioni allucinanti del tipo di quelle che ho vissuto a Spirano possano continuare fino alla degenerazione completa, che magari coinvolge non una o qualche persona ma un’intera sezione, con le ricadute d’immagine e di consensi che, per esempio, si sono verificate proprio nella sezione del tipo sopra citato. Con ricadute anche a livello provinciale…Quali sono, invero, i motivi che impediscono la presa di provvedimenti a fronte di comportamenti inaccettabili, che eviterebbero i guai e i danni poi puntualmente verificatisi e che ancora potranno ripetersi?

Perché, nel momento in cui si prova a ripartire con entusiasmo e tante speranze, dobbiamo far tesoro delle esperienze passate e ricordare a noi stessi che si tratta, più o meno, degli stessi comportamenti che, in piccolo o in grande, hanno messo in difficoltà il bellissimo movimento creato da Umberto Bossi. Un dato per tutti: siamo passati da quattro milioni di voti alle politiche del 1996 a neanche un milione e mezzo alle politiche del 2013. Sarà proprio sempre colpa degli altri se i cittadini hanno smesso di votare o non votano la Lega, o non ci sarà anche qualche responsabilità interna, qualche incapacità nel far comprendere un messaggio chiaro e in sé elementare, pur se di complessa dottrina? Certo che se si pensa di mandare uno come quello lì, pensate, persino ex-segretario di sezione per più mandati, a “convertire” le folle…

Salvini ci ha prospettato una battaglia difficile: dobbiamo porci programmi ambiziosi, si vogliono creare nuove entità territoriali, intensificare i rapporti, e magari fonderci con altre regioni alpine europee, per salvare le nostre terre da malattie dello spirito ormai endemiche nelle strutture dello Stato nazionale italiano e delle burocrazie di quest’Europa.

Ma occorrono capacità, competenze, intelligenza e onestà. Per costruire le strutture di un nuovo paese, di una nuova patria, la nostra, e l’amore sapiente per essa ci vuole intelligenza a tutti i livelli, e io vorrei ora trovare in Lega l’intelligenza necessaria per fare questo. Contrariamente al parere di Daniele Belotti, non bastano le esperienze amministrative locali, regionali o parlamentari: serve un salto di qualità, sempre fondato su esperienze vissute, certo, ma fatto anche di altro spessore conoscitivo. Purtroppo, le pagliacciate di tollerati guastatori, i comportamenti stupidi, e certamente offensivi, di ignavi capetti e le dinamiche conservatrici di apparato non inducono a pensare che questo possa verificarsi, nonostante la direzione indicata da Salvini e pur fatti salvi i miracoli della Madonna delle Ghiaie.

La nuova Segreteria federale dovrà provvedere, penso, a una profonda rivisitazione di tutta la macchina Lega, un tagliando magari anche doloroso ma improrogabile, altrimenti il rischio, nonostante la passione e le belle idee, potrebbe esserne la dolorosissima rottamazione, e con essa quella del futuro dei nostri figli e delle nostre terre. Noi non vogliamo ciò, nonostante qualche imbecille padano, consapevole o inconsapevole, lo persegua con fermezza, urlando nella sostanza la propria gioia d’esser schiavo di Roma. In questo sta la distinzione fra l’essere e il non essere leghisti, e questo debbono prima di tutti capire i leghisti stessi, acquisendo compiuta consapevolezza della loro identità, di ciò che sono o dovrebbero essere…


p.s.: Preciso che non sono tesserato, pur essendo leghista sin da ragazzo e che la mia è una disamina che nasce dalla passione per questo movimento che seguo con attenzione dal 1985.

In un mio precedente scritto: http://nusquamia.wordpress.com/2012/11/07/una-giornata-in-liberta-in-una-valle-del-nord-con-pensieri-di-liberta-e-di-buon-governo/  esprimevo il disagio di chi vede nel federalismo e nell’indipendenza la strada maestra per lasciarci alle spalle un destino di declino inesorabile. Il disagio nasceva dalla constatazione che nella Lega poco o niente si faceva concretamente per arginare il declino. È passato un anno, aspetto i fatti che mi allevino il disagio.

 

 

 

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