Una Commissione per giudicare lavoro magistratura al Sud. Insorgono i togati

Il plenum del Consiglio superiore della magistratura ha dato il via libera ai magistrati da destinare alla COMMISSIONE interministeriale per la giustizia al SUD, istituita dalle ministre della Giustizia, Marta Cartabia, e del SUD Mara Carfagna. La delibera della prima COMMISSIONE è stata approvata con 11 voti a favore, 8 contrari e 5 astensioni dopo un lungo dibattito, nel quale è stata messa in discussione l’opportunità di una simile iniziativa, e sottolineato il rischio di una discriminazione degli uffici del mezzogiorno e anche di una “erosione” delle competenze del Csm.

E’ stata la relatrice della pratica, la togata Elisabetta Chinaglia, che è anche presidente della prima COMMISSIONE, a ricordare in plenum che “c’è stato dibattito sugli scopi della COMMISSIONE, perché molte delle cose indicate valgono per molti uffici giudiziari, indipendentemente dalla loro collocazione territoriale. L’uniformità della giurisdizione richiede attenzione uguale a tutti gli uffici in difficoltà. La COMMISSIONE – ha spiegato, illustrando la scelta di autorizzare l’incarico per i 6 magistrati – vuole stimolare la partecipazione del Csm per rappresentare che molte delle cose indicare hanno valore per tutti gli uffici, non solo per quelli del Meridione. Ferme restando obiettive perplessità, non spetta però al Consiglio valutare le scelte dei ministro, quindi si è proceduto alla verifica della sussistenza dei presupposti per la concessione dell’autorizzazione a svolgere l’incarico”.

Molto critico il togato Nino Di Matteo. L’istituzione della COMMISSIONE, ha detto, “è inaccettabile e offensiva perché muove da una discriminazione incomprensibile tra uffici del Meridione e del resto del Paese”. E ha denunciato il rischio che così il Csm rinunci “al diritto-dovere di rivendicare le proprie prerogative”.

Di Matteo ha votato contro le delibere di autorizzazione, così come il togato Sebastiano Ardita. “Questo tipo di scelta non rappresenta una collaborazione col Csm ma semmai una erosione delle sue competenze e non se ne comprende il metodo. I bisogni degli uffici giudiziari sono ben noti occorre intervenire in fretta e con gli strumenti previsti. Il rapporto di collaborazione leale tra uffici non può risolversi nella mera accondiscendenza ad ogni richiesta dell’esecutivo”, hanno sottolineato. Tra gli 8 voti contrari anche quelli del gruppo dei laici del Movimento 5 Stelle.

”Voto contro perché qui non si tratta di essere pro o contro il Governo o la Ministra. La Commissione interministeriale si va ad occupare di ambiti che sono oggetto di nostra competenza. Noi dobbiamo rivendicare che su questi temi dobbiamo essere coinvolti e partecipare come Csm”, ha spiegato Filippo Donati – La leale collaborazione istituzionale implica che si faccia un tavolo tecnico su cui il Csm possa dare il proprio contributo”. A suo giudizio ”già l’oggetto della Commissione dovrebbe sollevare qualche riflessione anche sul ruolo del Csm in relazione agli Uffici giudiziari del Mezzogiorno italiano; la commissione entra in un settore in cui le competenze spettano al Csm. Un’altra perplessità è quella sui compiti della Commissione che dovrebbe andare a proporre soluzioni sull’informatizzazione degli uffici e sulla dotazione di strumenti di intelligenza artificiale, temi che andrebbero affrontati interloquendo con il Csm e su base nazionale non locale”.

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