UN SISMA GRAVE ANCHE PER L’ARTE DI EMILIA, VENETO E LOMBARDIA

di REDAZIONE

Del Duomo tardo gotico di Mirandola, in provincia di Modena, non rimangono che macerie. E così a Carpi, dove il tetto crollato del Duomo ha ferito il parroco o a Rovereto, nella Bassa Modenese, dove la parrocchia di Santa Caterina si è sbriciolata uccidendo il parroco che cercava di salvare la statua della Madonna. Sono soprattutto le chiese e i loro campanili i primi simboli dello sfregio che il terremoto ha fatto all’Emilia. Ma non solo. Perchè con le nuove scosse di ieri e con la terra inquietata dai sussulti in tutto il nord sono crollati questa volta anche castelli, fortezze, palazzi, in alcuni casi interi piccoli centri storici. Sconquassi e crepe che hanno devastato l’Emilia, ma ferito anche Lombardia e Veneto.

A Mantova è stato evacuato Palazzo Ducale. A Padova sono salvi i preziosissimi affreschi di Giotto della Cappella degli Scrovegni, ma il terremoto ha accentuato le lesioni già presenti in due delle cupole della celeberrima Basilica di Sant’Antonio, dove sono crollati anche cornicioni, intonaci, frammenti di parete. Anche a Venezia, dove il terremoto si è sentito questa volta tantissimo, le scosse hanno fatto cadere il capitello di una statua in pietra ai Giardini Papadopoli.

«Troppo presto per una stima», spiega il supertecnico inviato dal ministero dei beni culturali, il prefetto Fabio Carapezza Guttuso. «Ma è certo che i danni sono molto gravi, le condizioni molto peggiorate». In pratica un disastro, seppure ancora difficile da quantificare. Le immagini rimandate dalle televisioni non lasciano dubbi sulla gravità della tragedia. E con la terra che trema ancora il pericolo non è finito. Nuovi crolli sono possibili, tanto che almeno per oggi, racconta il prefetto, si è dovuto dare l’alt a sopralluoghi e verifiche. «Troppo pericolo», allarga le braccia Carapezza. La memoria va al terremoto dell’Umbria e alla volta della Basilica di Assisi – era il settembre del ’97 – che crollò seppellendo due religiosi e due funzionari del ministero impegnati proprio nei controlli dei danni. Forte di un’esperienza lunga oltre 15 anni e diversi terremoti nel settore dei rischi per i beni culturali, il prefetto Carapezza lavora all’organizzazione dei soccorsi. «La macchina non si è fermata», assicura, «il ministro Ornaghi segue la situazione con grande attenzione e ha dato la massima apertura».

Ieri in Emilia il prefetto ha incontrato il ministro dell’interno Cancellieri, il capo della protezione civile Gabrielli, i vigili del fuoco e naturalmente i responsabili delle soprintendenze. Un volo in elicottero è servito a farsi un’idea: «Ho trovato una situazione molto particolare, a macchia di leopardo, con alcune zone colpitissime e, accanto, altre intatte», racconta. Si lavora per organizzare i soccorsi. tanto più che di fatto con il censimento delle ferite si dovrà ricominciare tutto daccapo, serviranno molte più forze, molte più squadre. Per questo sono stati chiamati molti più tecnici e di tutte le specialità, riferisce il prefetto, ed è stato perfezionato l’accordo con i vigili del fuoco. Tutto per aumentare il numero delle squadre specializzate (Saf) che come fu per l’Aquila, dovranno stilare l’elenco dei danni e provvedere ai puntellamenti. Il centro operativo sarà a Bologna, mentre Sassuolo accoglierà il centro di assistenza per i beni culturali, in pratica il magazzino-laboratorio dove verranno portate tutte le opere d’arte che sarà necessario rimuovere e dove si provvederà ai restauri. «Le competenze necessarie sono tante e diverse – spiega Carapezza – dagli archivisti agli esperti di patologia del libro, dagli storici dell’arte agli archeologi, bibliotecari, restauratori». Molto del lavoro iniziale, intanto, viene fatto con il supporto del catalogo e della banca dati del Mibac.

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