“UN PROCESSO POLITICO CONTRO L’INDIPENDENTISMO SARDO”

di REDAZIONE

«Il pm si è rifatto ad una norma che con la Sardegna non c’entra nulla. È un riferimento alle minoranze linguistiche, ma in Sardegna il sardo è parlato in tutta l’isola». Lo ha detto Doddore Meloni, l’indipendentista sardo ieri a processo ad Oristano per l’occupazione dell’isola di Mal di ventre, avvenuta nel 2008, e di cui si autoproclamò presidente, «visto che ho fatto anche causa di usucapione e Miller (John Rex Miller, il proprietario scozzese dell’isola, ndr) non si è mai opposto». Meloni oggi ha reso dichiarazioni spontanee in sardo e il pm si è opposto. Il processo infatti, iniziato alle 14 di ieri e terminato dopo le 17, è stato rinviato in un primo momento al 28 marzo, come disposto dal giudice monocratico Francesco Mameli, per disporre il dispositivo che consentisse a Meloni di parlare il sardo, poi rinviato all’11 giugno per la contestazione di un aggravio di reato da parte del pm. «L’avvocato ha citato infatti i precedenti dello stesso tribunale, atti redatti in sardo, compresi gli avvisi di garanzia, la legge 482 del 1999 e la legge regionale 26. Il giudice – spiega Meloni – ha rinviato quindi di due giorni per preparare gli atti, ma il pm mi ha aggravato il reato: abuso edilizio, facendo passare l’accusa da infrazione a delitto».

«Artificio tecnico per allungarmi i tempi di prescrizione – sostiene Meloni – ma anche per non andare oggi a giudizio, perchè il giudice voleva terminare oggi il processo, con discussioni tra giudice e pm. A quel punto il pm quando ha visto che il giudice stava decidendo un rinvio di due giorni e si orientava verso l’assoluzione». «La procura – prosegue Meloni – non vuole un’assoluzione, soprattutto in questi giorni, dopo il rilievo mediatico che c’è stato sulla vicenda, sull’indipendentismo e nel contempo alla raccolta delle firme per il referendum indipendentista. È un chiaro tentativo di allungare i tempi affinchè non si arrivi alla sentenza». Meloni sostiene «che i tempi si allungano per la necessità di notificare gli atti agli imputati, addirittura due dei quali contumaci da sempre». In sostanza Meloni sostiene «che non c’è divieto di parlare in sardo in un tribunale, ma il pm ha fatto questa osservazione per allungare i tempi della sentenza». «È un processo politico – prosegue Meloni -, e non vogliono che esca fuori la sentenza in questo momento: sarebbe dirompente. Dagli atti processuali in nostro possesso emerge che a Carrus (Cristiano Carrus, sindaco di Cabras, comune che ha giurisdizione sull’isola, ndr), glie l’ha ordinato il prefetto di mandare i vigili».

«C’è di più: ho fatto istanza di usucapione alla quale Miller non si è opposto – ribadisce Meloni – perchè mi ritengo il padrone. Ma non solo anche altri documenti allegati agli atti affermano che il nostro è un processo politico». «L’aggravio dell’accusa riguarda una copertura fatta con un telone contro ignoti, poi rientro nel processo come imputato: non capisco», spiega. «Se oggi fosse arrivata la sentenza di assoluzione, ci sarebbe stato un grande eco mediatico – spiega Meloni -. Il fatto che questa era una montatura politica lo avrei dimostrato oggi all’opinione pubblica. In pratica volevano bloccare la sentenza, e lo hanno fatto – conclude l’indipendentista – in due modi: bloccandomi per la lingua e aggravando l’accusa». L’appuntamento di Meloni con i giudici oristanesi è rinviato all’11 giugno 2012.

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