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Un Paese di precari. Lavoro, l’emergenza che viene prima degli sbarchi

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di Stefania Piazzo – Ecco il “liberismo” in riduzione statalista. Un Paese di precari. Tre milioni di senza futuro, loro e le rispettive famiglie. L’Istat offre un quadro apocalittico.

Idem la disoccupazione , congelata al 9,8%. I disoccupati cerscono tra gli uomini (+28mila) e tra gli under50, mentre calano le donne (-27mila) e gli ultracinquantenni. Per forza, non possono andare in pensione.

Ci sono anche 75 mila occupati in meno. E dice ancora l’Istat che calano i lavoratori dipendenti permanenti (-75 mila), scendono anche gli indipendenti (-16 mila), mentre gli occupati aumentano tra i dipendenti a termine (+17 mila).

Chiudono le botteghe, giusto? Ecco, meno 16mila lavoratori autonomi nell’ultimo mese, il minimo storico dal 1977. La crescita è dello 0,5% dice il Fondo monetario. Siamo gli ultimi in Europa.

Eppure la politica e i media ci narcotizzano con gli sbarchi, con il referendum per evitare il taglio dei parlamentari, infine ci dicono che il problema non è ridurre le tasse, cambiare forma di Stato. L’autonomia del Nord non è in agenda. E’ sempre presente invece la faccia di tolla di una classe politica che mangia la speranza e il futuro.

Incapaci di governare, capacissimi di farsi gli affari propri.

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