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Un nemico alla volta. Dopo Tosi, sarà incornato Silvio. L’arte della guerra secondo Matteo

salvini tosidi BENEDETTA BAIOCCHI

Se Salvini avesse trovato l’accordo con Tosi, non avrebbe avuto bisogno di trattare con Berlusconi. Forse la Lega avrebbe potuto andare da sola. Ma così va la vita. Va che c’è sempre un nemico da combattere per ricompattare le truppe. E va che persino uno come Salvini, che prima vedeva in Tosi un modello per il futuro, non fosse tanto osannato dai veneti. Era il milanese… di via Bellerio. Un giovane esuberante che non faceva impazzire le folle del Nord Est. Ma se avesse trovato, nella classica arte della guerra di Bossi, un nemico da combattere, avrebbe ricompattato le truppe. E avrebbe accolto il consenso dei post bossiani, degli espulsi, di chi aspettava la rivincita.

Tosi, per Salvini, è stato il nemico utile, da abbattere ed eliminare dalla scena per conquistare e riconquistare il Veneto. Operazione portata a termine. Prima, il nemico era anche Silvio, uno un po’ troppo vecchio per fare il leader. Ma senza Tosi, sono voti in meno. Mentre il sindaco di Verona punta al 10-12 per cento per dire di esistere politicamente alle prossime regionali, Salvini ha lavorato per arrivare all’accordo con Forza Italia. Fatto l’accordo, può già archiviare  il successo veneto e dormire fino al prossimo giro sonni tranquilli.

Se Berlusconi, invece, avesse avuto davvero le palle, avrebbe detto no alla Lega. Consegnarsi all’alleato in questo momento vuol dire domani farsi cannibalizzare. Glielo aveva detto uno come Verdini, uno di quelli che difficilmente ti stanno simpatici, ma dopotutto uno dei pochi ad aver suggerito la mossa tatticamente più utile per Forza Italia. Ma mai suggerimento risultò inascolato. Perché dopo Flavio, toccherà a Silvio essere deposto. Passate le regionali, passato l’accordo spinto dai forzisti del Nord, che vedono giustamente nei posti in Regione delle poltrone di visibilità e di rinnovo del potere, Berlusconi sarà stretto nella tenaglia di Zaia e Salvini. Auguri, ex cavaliere. L’arte della guerra di Matteo che procede per nemici da abbattere, per l’essere sempre contro, è quella che piace tanto a Renzi. E’ l’opposizione che gli fa dormire altrettanti sonni tranquilli.

 

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