Un milione di posti di lavoro in meno e il governo pensa a tassare, chiudere e punire le imprese

di Roberto Bernardelli – Siamo in una economia di guerra ma il governo la guerra la fa alle imprese e ai lavoratori. Tasse al massimo, mai così pretenziose e pretestuose. Tasse locali al top, nessun aiuto. E l’Istat segna l’impietosa conta dei “morti”, un milione di posti di lavoro persi. Le ripetute flessioni congiunturali dell’occupazione – registrate dall’inizio dell’emergenza sanitaria fino a gennaio 2021 – hanno determinato un crollo dell’occupazione rispetto a febbraio 2020 (-4,1% pari a -945mila unita’)”. L’Istat ci ricorda che “la diminuzione coinvolge uomini e donne, dipendenti (590mila) e autonomi (355mila) e tutte le classi d’eta’. Il tasso di occupazione scende, in un anno, di 2,2 punti percentuali”. Nell’arco dei dodici mesi, aggiunge l’Istat, si segnalano in crescita le persone in cerca di lavoro (+0,9%, pari a +21mila unita’), ma soprattutto gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+5,4%, pari a +717mila).

 

I dati Istat sugli occupati a febbraio sono “un disastro” anche per l’Unione Nazionale Consumatori, che chiede al Governo di prorogare oltre il 30 giugno la cassa integrazione Covid e il blocco dei licenziamenti. Sottolinea il presidente Massimiliano Dona in una nota: “Peggio di cosi’ l’anno non poteva partire. Nonostante il blocco dei licenziamenti, i dati sono drammatici. Siamo gia’ vicini al milione di posti in meno. Le cose non vanno male solo per gli occupati a termine, -372 mila, ma anche per i dipendenti permanenti, -218 mila”. E prosegue: “Prima vanno riaperte tutte le attivita’ e fatte partire le opere pubbliche, poi si potra’ discutere di quando far terminare le misure straordinarie del Governo, altrimenti saranno guai ancora peggiori”, conclude Dona.

E’ evidente che le  misure anticrisi fanno solo ridere i polli. Esistono solo lavoratori tutelati e altri che non lo sono, perchè operano dove si produce reddito, servizi, pil.

Ma a nessuno viene in mente, qui al Nord, di reclamare il residuo fiscale? No, vero? Il Nord sarebbe libero di autodeterminarsi e di smettere di mantenere chi non produce, chi non fa, chi campa sulle pensioni di chi ha lavorato sul serio, sulle imprese che non evadono, sui cittadini che pagano le tasse per il resto del paese che si gira dall’altra parte.

 

Onorevole Roberto Bernardelli, presidente Grande Nord

 

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