Un cittadino su dieci in difficoltà economiche. Ma più aiuti al Sud che al Nord. E uno su cinque in crisi su mutui e bollette

Più di 3 cittadini su 4 hanno scelto parole di significato positivo per descrivere il clima familiare durante la seconda ondata epidemica, solo l’8,4% ha scelto termini di accezione negativa. Più di un quinto della popolazione (22,2%) ha avuto difficoltà nel far fronte ai propri impegni economici (pagare mutuo, bollette, affitto, spese per i pasti, etc.), il 50,5% ritiene che la situazione economica del Paese peggiorerà. Lo riporta l’Istat nel rapporto ‘Comportamenti e opinioni dei cittadini durante la seconda ondata pandemica’.

Far fronte alle spese della vita familiare o relative all’attività lavorativa non è stato un problema per la grande maggioranza della popolazione (88%). Tuttavia, durante la seconda ondata epidemica il 12% degli intervistati (o un membro della sua famiglia) ha dovuto fronteggiare criticità nel bilancio familiare tali da ricorrere ad aiuti economici (prestiti, sussidi pubblici o altro) o alla vendita di beni di proprietà. Lo indica ancora l’Istat nel Report sui comportamenti e opinioni dei cittadini durante la seconda ondata pandemica | 12 dicembre 2020 – 15 gennaio 2021. Nello specifico, l’8,6% della popolazione ha fatto richiesta di aiuti pubblici (bonus vari, reddito di emergenza, etc.), il 3,6% ha ricevuto denaro in regalo da parenti o amici, il 2,6% ha chiesto prestiti a parenti o amici, l’1,7% si è rivolto agli istituti di credito, lo 0,7% ha messo in vendita beni di proprietà (gioielli, automobili, appartamenti, etc.). Emergono differenze in base all’età e al territorio. Per esempio, ad avere richiesto aiuti pubblici è il 15,5% dei 25-34enni, a fronte dello 0,5% degli ultrasettantaquattrenni. Anche i doni in denaro hanno riguardato soprattutto i più giovani: 9,3% tra i 25 e i 34 anni, 1,6% tra i più anziani.

Per tutte le tipologie di aiuto, la percentuale di chi ne ha avuto bisogno è più elevata nel Mezzogiorno, dove il 12,8% dei cittadini ha ottenuto aiuti pubblici (contro il 4,1% del Nord) e il 6,3% ha ricevuto aiuti in denaro (da non restituire) (2,4% nel Centro e 2,1% nel Nord). Tra gli occupati sono soprattutto i lavoratori del Commercio ad avere avuto bisogno di aiuti (21,8%): il 4,7% ha chiesto prestiti bancari, il 17,0% aiuti pubblici. Complessivamente hanno fruito di questi aiuti oltre 6 milioni di persone; il 68% ha chiesto un solo aiuto, il 22,5% ne ha chiesti due e il rimanente 9,5% almeno tre, continua l’Istat. In generale, hanno avuto bisogno di aiuti soprattutto i giovani tra i 25 e i 34 anni (22,1%), molto meno gli anziani (3,1% degli ultrasettantaquattrenni). Tra le donne di 35-44 anni il 21,3% ha fatto ricorso al almeno un tipo di aiuto, contro il 10,1% degli uomini della stessa classe di età. Anche a livello territoriale le differenze sono significative: la quota di chi è ricorso ad aiuti va dal 6,6% nel Nord, al 13,7% nel Centro, al 18,4% nel Mezzogiorno. La percentuale di chi ha chiesto aiuti si attesta al 17,3% tra le famiglie di almeno 3 componenti, al 6,7% tra i single, al 10,3% per le famiglie di due componenti. Avere un titolo di studio elevato ha rappresentato un fattore protettivo in tutte le classi di età: ad esempio tra i 25-34enni ha chiesto almeno un aiuto il 47,5% di chi ha un titolo di scuola dell’obbligo, il 22,5% dei diplomati e l’8,7% dei laureati.

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