UCRAINA, IL GIOCO SPORCO DEGLI EUROPEI DI CALCIO

FONTE ORIGINALE: www.presseurop.eu  di Jagienka Wilczak, traduzione di Andrea De Ritis

Diversi politici, a cominciare dai tedeschi, hanno annullato il viaggio in Ucraina per protesta contro l’incarcerazione dell’ex premier Julia Timoshenko e i maltrattamenti che avrebbe subito nella prigione di Kharkiv. Bruxelles sembra estremamente sensibile a questo caso: il presidente della Commissione José Manuel Barroso, il commissario per l’Educazione, la cultura, il multilinguismo e la gioventù Androulla Vassiliou e il commissario per il Bilancio Janusz Lewandowski non andranno a Kiev.

“Insieme creiamo l’avvenire”, è lo slogan ufficiale degli Europei 2012 di calcio. Ed è anche la convinzione di Gregory Surkis, il presidente della Federazione ucraina di calcio, secondo cui questi campionati accelereranno i cambiamenti [in Ucraina] con o senza i commissari europei.

Per la Polonia gli europei erano la promessa di un’evoluzione civile – nuove autostrade, nuovi aeroporti e ferrovie – e di moderne infrastrutture sportive. L’evento rappresentava anche il consolidamento della sua partnership con l’Ucraina, priorità dei governi e dei presidenti che si sono succeduti nel tempo al di là delle differenze politiche.

Ma negli ultimi anni questa non è stata la regola per quanto riguarda la politica ucraina. Infatti dopo la rivoluzione arancione del 2004 si è assistito a un clima di crescente tensione fra [i suoi due principali protagonisti] il presidente Viktor Jushenko e il primo ministro Julia Timoshenko. In un paese duramente colpito dalla crisi, che ha indebolito l’economia ucraina fondata sull’industria pesante e mineraria, l’assenza di riforme non ha fatto che aggravare la situazione. Le casse dello stato erano vuote, l’inflazione era molto forte, la hryvnia [la moneta ucraina] sempre più debole, la minaccia di fallimento incombeva sullo stato e i prestiti delle istituzioni internazionali rimanevano l’unica risorsa.

Nel frattempo i russi chiudevano i rubinetti del gas, esigendo la firma di un nuovo accordo e il pagamento immediato dei loro crediti. La situazione ha assunto toni drammatici quando il gas ha smesso di affluire in Europa. L’industria ucraina è stata a un passo dalla catastrofe e il paese sull’orlo della rivolta nazionale.

In questa situazione Julia Timoshenko, il primo ministro dell’epoca, ha indossato un’elegante vestito nero e una collana di perle e si è recata a Mosca per negoziare con Putin. Nel gennaio 2009 i due paesi hanno firmato l’accordo sul gas che qualche anno dopo sarebbe costato al primo ministro la condanna a sette anni di prigione per abuso di potere che sta scontando. L’accordo in questione non era probabilmente perfetto, ma era stato firmato con il coltello alla gola e ha salvato l’economia ucraina.

In realtà l’accordo ha messo fine al ruolo di intermediario con la Russia da parte della RosUkrEnergo, provocando perdite considerevoli a questa società detenuta per il 50 per cento dalla [russa] Gazprom e per l’altra metà dall’oligarca ucraino Dmytro Firtash, strettamente legato al Partito delle regioni dell’attuale presidente Viktor Janukovic.

In Ucraina i rapporti tra sport e politica ricordano la treccia di Timoshenko: sono talmente legati fra di loro da far pensare che gli oligarchi – che hanno investito milioni nella costruzione dei nuovi stadi – faranno di tutto per trasformare la competizione in un successo e in un passo verso l’integrazione con l’Unione europea, con la quale contano di fare buoni affari; sono loro gli sponsor della politica ucraina che potrebbero fare pressione sul presidente per trovare un compromesso sul caso Timoshenko. Ma perché non lo fanno? Perché sanno bene che Janukovic con un semplice gesto della mano potrebbe bloccare le loro fonti di ricchezza.

Arrivato alla presidenza, Janukovic voleva assolutamente dare una lezione a Timoshenko. Infatti in occasione della rivoluzione arancione quest’ultima e Juschenko gli hanno tolto il potere, lo hanno accusato di brogli elettorali e hanno reso di pubblico dominio il suo passato criminale. Tutte azioni che non si possono dimenticare. Il suo partito ha perso potere, influenza e molto denaro.

Il processo Timoshenko si è svolto in un’atmosfera surreale, ma l’Unione europea non ha voluto interrompere i negoziati con l’Ucraina sull’accordo di associazione. Alla fine l’accordo è stato firmato, non come inizialmente previsto nel corso della presidenza polacca ma solo a fine marzo. Oggi però nessuno parla di una possibile ratifica.

I peccati di Julia

A quanto pare Janukovic avrebbe promesso a Berlino di modificare la legge per permettere la liberazione di Timoshenko, ribadendo al tempo stesso l’indipendenza dei tribunali ucraini. Il problema è che neanche Timoshenko è pura come un giglio: ha guadagnato dei milioni allo stesso modo degli altri, che all’inizio della sua trasformazione facevano affari con lo stato o partecipavano alla privatizzazione. Timoshenko e i membri della sua famiglia sono presenti da molto tempo nel settore dell’energia, nel quale scorre molto denaro. Troppo per rimanere neutrali e non prendere una posizione politica.

In quanto capo del governo non ha esitato a distribuire denaro pubblico e ha adottato una politica fortemente populista al solo scopo di mantenere il potere. Ma allo stesso tempo era il volto nuovo dell’Ucraina, una donna bella, diversa, lontana dall’immagine sovietica austera e antiquata, e riconoscibile a livello internazionale.

Ma allora perché oggi solo la sorte di Timoshenko sembra interessare l’occidente? Perché Janukovic ha superato i limiti, ha ingannato i leader occidentali, in particolare Angela Merkel; poteva usare molti pretesti per uscire a testa alta da questa situazione, invece si è intestardito e ha finito per screditare completamente l’Ucraina.

I sostenitori della teoria del complotto rimangono però convinti che il boicottaggio lanciato da Berlino sia solo un tentativo russo-tedesco per modificare la strategia dell’Europa e per gettare l’Ucraina nelle braccia di Mosca, annullando le aspirazioni europee dell’Ucraina e gli sforzi polacchi in favore del suo destino europeo e non russo. In questa ipotesi il caso Timoshenko sarebbe solo un pretesto per abbandonare l’Ucraina. Insomma, indipendentemente dalle cause, il clima intorno agli europei 2012 è decisamente inquinato.

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