Quelli del Pdl: eliminate i dirigenti di Trieste Libera

di ROBERTO GIURASTANTE

Dopo la grande manifestazione di domenica 15 settembre, anniversario dell’indipendenza del Territorio Libero di Trieste, le reazioni non si sono fatte attendere. Migliaia di triestini indignati scesi in piazza per chiedere la fine dell’occupazione italiana della Zona A del TLT hanno infatti lasciato il segno. Il popolo del TLT reclama a gran voce i propri diritti sanciti dal Trattato di Pace del 1947. E lo Stato italiano, che ha imposto la propria sovranità facendo strame dei trattati internazionali, cerca di mostrare i muscoli. Partendo all’attacco con una campagna intimidatoria da vero regime e in cui sono state coinvolte tutte le istituzioni di questa Repubblica italiana che mostra così il suo peggior

e volto. Una violenta campagna intimidatoria attuata utilizzando gli organi di informazione completamente sotto controllo dello Stato italiano. Con l’unica eccezione del giornale indipendente La Voce di Trieste, una roccaforte della libera informazione in uno Stato assediato. Ed è stato proprio questo coraggioso giornale a denunciare tra le tante false notizie diffuse dal quotidiano monopolista Il Piccolo, finanziato dal Ministero degli Esteri italiano, quella relativa ad una presa di posizione delle Nazioni Unite contro il Movimento Trieste Libera per l’illecito utilizzo che quest’ultimo avrebbe fatto dei simboli ONU nelle proprie manifestazioni. La notizia era stata pubblicata a piena pagina a firma Pier Paolo Garofalo e con il titolo “E’ illegale l’utilizzo dei simboli ONU”. Il giornalista riportava un’intervista fatta al funzionario italiano dell’UNRIC Fabio Graziosi attribuendogli prese di posizione politiche contro il Movimento Trieste Libera e minacce di interventi legali tramite il Ministero degli Esteri italiano. Tutto falso. La Voce di Trieste denunciando la gravità di tali affermazioni si è rivolta direttamente al direttore e al vice direttore dell’UNRIC di Bruxelles che hanno smentito che quelle dichiarazioni fossero state rilasciate da un proprio funzionario. Il Piccolo ha quindi pubblicato informazioni false per coinvolgere anche l’ONU nelle campagne disinformative contro Trieste Libera.

Scandaloso, inaudito, inaccettabile. Ma non finisce qui. Nello stesso servizio il quotidiano locale pubblicava le durissime dichiarazioni del Prefetto di Trieste Francesca Adelaide Garufi contro Trieste Libera ed i cittadini che avevano partecipato al corteo del 15 settembre. Secondo il prefetto italiano “… L’orientamento è stato infatti di agire solo dove ci siano elementi di responsabilità personale, cioè quando il disconoscimento dello Stato abbia portato i singoli a infrangere le leggi. Ma se la situazione dovesse degenerare occorrerà agire in modo diverso”. Il Prefetto plaudiva inoltre al comportamento della magistratura che (secondo lei) starebbe dando risposte “precise e puntuali” secondo le procedure ai cittadini di Trieste che contestano la sovranità italiana. E’ da precisare che ad oggi le “precise e puntuali” risposte della magistratura italiana (sulle quali peraltro il prefetto non potrebbe nemmeno intervenire a rigor di Costituzione italiana…) sono state rigetti immotivati delle eccezioni sul difetto di giurisdizione presentate dai cittadini del TLT, oppure, dove i giudici si sono addentrati nel merito, decisioni viziate da clamorose falsificazioni sia dei contenuti letterali dei trattati, sia della loro interpretazione, che non è libera ma vincolata (dallo stesso ordinamento italiano) alle norme specifiche stabilite dalla Convenzione di Vienne sul diritto dei trattati. Questi giudici invece hanno fatto ricorso ad interpretazioni “dottrinali” che come tali sono semplici discussioni senza valore giuridico, oppure hanno fatto ricorso ad altre pronunce viziate dalle stesse caratteristiche di illegittimità (vedasi l’ordinanza del collegio Morvay, Spadaro, Pacilio nel procedimento1888/13 R.G. tribunale civile di Trieste, e la sentenza N.400/2013 del Tribunale Amministrativo Regionale del Friuli Venezia Giulia) . Il Garufi pensiero si esplica poi pienamente nella minaccia ai dipendenti statali che secondo lei, essendo stipendiati da Roma, non potrebbero partecipare alle manifestazioni pro TLT. L’attacco diretto è stato per questo rivolto dal prefetto all’assessore del Comune di Muggia Fabio Longo che aveva preso parte al corteo, peraltro a titolo personale, come altri rappresentanti delle istituzioni. Un politico “scomodo” Longo, non allineato, una pecora bianca nel gregge nero del sistema di corruttele tutelato dallo Stato italiano nella “cara” Trieste. E quindi da eliminare. Una perfetta lezione di diritto al rovescio quella del Prefetto Garufi che d’altronde quale biglietto di presentazione subito dopo il suo insediamento a Trieste aveva confermato con decreto illegittimo la sospensione del Porto Franco Nord e la sua apertura ai fini di favorirne l’integrazione nella zona urbana della città. Come appunto richiesto da un potente cartello politico imprenditoriale in odor di mafie che vorrebbe avviare una colossale operazione di speculazione edilizia ed immobiliare privata eliminando i punti franchi del cosiddetto “Porto Vecchio”.

Il tutto in violazione della XVIª risoluzione delle Nazioni Unite e del Trattato di Pace del 1947 che stabiliscono l’inviolabilità del Porto Franco Internazionale di Trieste. Gli stessi trattati internazionali che riconoscono ai cittadini del TLT i loro diritti. E che per il Prefetto Garufi sono solo “carta straccia”: come la legalità. A concludere questa settimana di aggressione mediatica di un “sistema nel panico” non potevano certo mancare gli interventi dei partiti politici, quelli che si sentono più direttamente mancare la terra sotto i piedi dopo decenni di ruberie impunite. Anche in questo caso quindi la violenza del linguaggio colpisce, ma non stupisce. Ecco così che nel solco delle dichiarazioni “pro repressione” dell’alto Prefetto Garufi si inseriscono i dirigenti del centrodestra che chiedono che “l’Italia metta una pietra sopra al TLT”. Tombale sembrerebbe di capire. Secondo il “profetico” Piero Camber (PDL), fresco pensionato di lusso della politica italiana (vitalizio da 3.159 euro al mese ad appena 56 anni), fratello dell’ex senatore di lunghissimo corso Giulio (ex Lista per Trieste), membro di quella classe politica che ha svenduto Trieste all’Italia, i cittadini di Trieste che si rifiutano di pagare le tasse all’Italia vivranno un futuro da incubo: “Equitalia è un rullo compressore. Va avanti, talvolta piano, ma non si ferma”. Così secondo il virtuoso politico nazionalista italiano. Il rullo compressore di Equitalia, quello che sta distruggendo l’economia e il tessuto sociale italiano mettendo sul lastrico milioni di persone e portandone molte al suicidio, sta peraltro trovando qui a Trieste la legittima opposizione dei cittadini che in base al Trattato di Pace (art. 5 Allegato X) stanno chiedendo di pagare le tasse al proprio Stato. Che non è l’Italia. Che qui non le può proprio imporre.

Come non lo può fare – ad esempio – nel Canton Ticino solo perché gli svizzeri parlano italiano. Sulla predazione dei beni della Zona A del Territorio Libero ad opera della Repubblica Italiana sarà necessario un processo internazionale per stabilire con esattezza i danni portati a Trieste ed al suo porto dagli occupanti. Basti pensare al solo recupero delle proprietà (demanio), dell’uso e delle rendite ottenute o mancate dei suoi beni e cespiti di Stato indebitamente assorbiti dallo Stato italiano. Parliamo di centinaia di miliardi di euro. Che giustificano il nervosismo dei rappresentanti istituzionali italici. Nervosismo che li porta a definire il TLT come “Stato di Polizia” (Paolo Rovis PDL) confondendosi forse con l’attuale amministrazione italiana fuorilegge nella quale si identificano pienamente, oppure – peggio che peggio – ad invocare più brutalmente l’intervento dei servizi segreti italiani per eliminare i dirigenti del Movimento Trieste Libera, come fatto senza pudore da un altro “campione” della democrazia italiana targata PDL, ovvero il consigliere regionale Bruno Marini nella sua indecente intervista al solito Piccolo del 21 settembre. Attaccandomi direttamente e definendomi “un pericolo costante” l’improvvido esponente della casta politica italiana ha così esternato: “Mi è piaciuto l’intervento sul Piccolo del prefetto Garufi. Credo sia il caso che i nostri servizi si attivino…”. Non cederemo a queste minacce. Non cederemo alla forza bruta di chi sta calpestando i nostri diritti. Lotteremo per la nostra Libertà. Noi siamo il popolo del Territorio Libero di Trieste.

In collaborazione con: http://robertainer.blogspot.it

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