Trilogia del Nord: federalismo, autonomia, indipendenza. Partito dei veneti primo banco di prova?

 

di STEFANIA PIAZZO – Il Federalismo, l’indipendenza, i referendum consultivi (di cui per ora dobbiamo accontentarci) sono  l’emblema politico della lotta tra il bene e il male. Tra libertà e oppressione. Tra democrazia e tirannia. Tra cittadinanza e sudditanza. Tra progresso e stagnazione. Tra speranza e rassegnazione. Tra un palazzo di vetro e una reggia tetra. Il Signore degli Anelli, saga di Tolkien, è la metafora vivente dei nostri giorni in cui si è frenati, combattuti, lusingati   dalla quotidiana inerzia del “tanto è lo stesso”, “tanto non cambia”.

Ma non ci è dato sapere di solito in che tempi il male sia nemico di se stesso, finendo col diventare vittima del proprio disegno di caos del mondo. È l’eterna lotta tra il bene e il male dell’informazione, della natura umana, attratta dal potere dell’anello tutti i giorni, anche nei nostri uffici, nelle nostre redazioni dove sbava l’ambizione e si brama l’anello per rendersi invisibili ma potenti.

Ogni volta che leggiamo di referendum e iniziative federalistiche… indipendentiste… autonomiste…., al di là del senso tattico o populista, percepiamo anche il senso di un presagio di bene, di rottura di un malefico incantesimo che ha tenuto tra la veglia e il sonno questo Paese, in un ciclo storico che viene da lontano, quando le spade dei liberi comuni all’ombra della Pontida monastica, del germoglio della libertà-responsabilità economica, respingevano un impero e i suoi progetti di potere e tassazione.

Come nella saga di Tolkien – ambientata nella dimensione del mistico, del soprannaturale; del mito che trasfigura la realtà; dello specchio che riflette magicamente la natura umana – ebbene, anche questa storia del federalismo passerà attraverso una ineluttabile trilogia di eventi. C’è stata l’Europa cristiana delle libertà comunali, del primo federalismo delle identità, cullato dalla grande inestimabile civiltà medievale (non quella che il regime dei testi di scuola ci ha imposto come buia e spaventosa, per ottenebrare le conquiste culturali compiute).

C’è stata quella del Risorgimento che, alla ricerca di contenuti d’anima, aveva sposato la saga contro il Barbarossa come emblema della lotta di liberazione per l’unità nazionale. C’è infine la terza puntata della saga, che è il ritorno a Pontida, nella Pontida del giuramento di una fratellanza per l’amor di patria, quella padana. Il federalismo politico, premessa e presagio appunto di quello che espande il bene comune.

Il vero tesoro non è l’anello, il potere della sopraffazione, dell’arricchimento, dell’asservimento, bensì il potere di liberarsene. Che avvenga, come scrive Tolkien, sul limite di un cratere, o in Parlamento, o in una Regione, come scrive la storia politica, poco conta. Purché avvenga. Sarà il Veneto il prossimo vero banco di prova?

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2 Comments

  1. E’ incontrovertibile quanto scrive Stefania Piazzo e mi trova d’accordo.
    Desidero riportare quanto segue di un caro amico che si firma in calce al testo come segue:
    Indipendenza, quale via percorrere?
    Pubblicato 30 Gennaio 2020 | Da daniele

    Sono almeno 4 le strade che portano all’indipendenza e sono state via via tracciate nel tempo: dal Bangladesh con la via del fatto compiuto; dalla Slovenia e altri con l’esercizio del diritto dei popoli di decidere da sé; dal Kosovo con la congiura internazionale; da Lituania e Crimea con la rivendicazione dell’originaria sovranità.
    Illustriamo brevemente i casi sperando di offrire a tutti i Veneti di buona volontà l’occasione di focalizzare l’eventuale strada da percorrere.
    Bangladesh costituiva la parte orientale del Pakistan, repubblica federale. Lingua, etnia, religione e geografia l’hanno sempre diviso dalla parte occidentale. Nel 1970, le elezioni politiche sono vinte in Bangladesh da un partito indipendentista che rivendica maggior autonomia. In risposta, il Pakistan Occidentale invia i carri armati che tentano di reprimere le velleità autonomiste con la forza. A difesa dei suoi confini e per evitare emergenze umanitarie, interviene l’India col supporto dell’Unione Sovietica e ben presto l’esercito pakistano, è costretto alla ritirata. Nel 1974 il Bangladesh, compiuta la secessione, si dichiara indipendente e all’ONU, fino ad allora inerme, non resta altro che prendere atto del fatto compiuto.
    Slovenia, Croazia e Bosnia erano tre delle sei repubbliche della ex Jugoslavia, una Repubblica Federale che nella Costituzione contemplava il diritto di secessione. Nel 1989, dopo referendum, Slovenia e Croazia chiedono una maggiore autonomia proponendo la trasformazione della Federazione in Confederazione. Belgrado tarda a rispondere e queste, nel 1991 dichiarano l’indipendenza. I carri armati federali occuperanno città e piazze provocando l’intervento diretto della NATO e lotta armata tra le varie etnie. Finisce con la secessione nell’esercizio del diritto di autodecisione dei popoli e, nel 1992, col riconoscimento dei tre come nuovi Stati aderenti all’ONU.
    Kosovo era una provincia autonoma della Serbia, nel 1989 declassata a provincia ordinaria. Nel 1998 gruppi separatisti rivendicano la secessione da Belgrado anche con referendum. Intervengono ONU e NATO favorevoli ad un Kosovo, provincia autonoma all’interno della Serbia ma, nel 2008, dopo i bombardamenti su Belgrado, col nulla osta di NATO e ONU, a smentire le dichiarazioni e le posizioni fino ad allora da queste sostenute, il Kosovo compie la secessione e si autoproclama Repubblica indipendente e viene riconosciuto tale solo da poco più della metà degli Stati aderenti all’ONU tra i quali l’Italia.
    Repubbliche Baltiche, Estonia, Lettonia e Lituania dal 1918 Stati sovrani, vengono ceduti nel 1939, con Patto segreto di non belligeranza tra Hitler e Stalin, all’Unione Sovietica che era una Federazione. Nel 1988/1989, dopo referendum dichiarano la propria sovranità. Nel gennaio 1991 la Russia accenna ad un tentativo, poco convinto per crisi politica interna, di ristabilire l’ordine; a febbraio viene svolto un referendum sull’indipendenza. In agosto, Estonia e Lettonia completano la secessione con la dichiarazione di indipendenza in base al diritto di self determination mentre la Lituania rivendica la sovranità originaria.
    Crimea, dal 1954 apparteneva all’Ucraina, Repubblica Federale. Nel 2013 l’insurrezione “Euromaidan” e la deposizione del Presidente ucraino, spingono la Russia ad intervenire in Crimea a difesa degli abitanti al 70% russi e delle sue basi militari; organizza un referendum che porta alla secessione con la proclamazione dell’indipendenza e al ricongiungimento della Crimea alla Russia come Repubblica indipendente. Come già la Lituania, per appropriati motivi anche la Crimea non rivendica il diritto di self determination bensì quello della sovranità originaria.
    Riassumendo, alla base del processo di secessione/indipendenza c’è sempre:
    la manifesta volontà del popolo espressa tramite referendum o votazioni;
    il coraggio del popolo di sfidare e affrontare anche la repressione armata;
    l’avallo di un potente Stato amico.
    Ricordando che la forma federale, invece che nazionale, dello Stato da cui secedere aiuta non poco, l’importanza assoluta del fattore Stato amico è confermata anche dal caso della mancata secessione del Québec dal Canada: caso all’apice dell’attenzione internazionale finché c’era l’interessamento diretto della Francia di Chirac ma, caduto nell’oblio dopo il defilarsi di quest’ultima.
    Per lo stesso motivo e fintantoché la Spagna riuscirà a gestire le rivendicazioni catalane come fatti meramente interni e non cadrà nella tentazione di usare la forza, la Catalogna molto difficilmente potrà guadagnare la tanto agognata indipendenza.
    Al Popolo Veneto si offrono queste prospettive che non escludono un’involuzione violenta a meno che i Veneti non siano in grado di aprire una nuova via, pacifica, involontariamente offerta dalla Costituzione italiana e dalla Corte Costituzionale, paradossalmente in aperto contrasto con la Carta ONU e la Carta dei diritti dell’Uomo.
    Daniele Quaglia
    .——-
    Se a roma invece di fare inutili resistenze facessero le persone intelligenti e non ignoranti e soprattutto capissero che i giochi prima o poi li perderanno in una maniera o in un’altra allora anche noi Veneti potremmo rimanere ragionevoli come lo siamo sempre stati. Ma tira la corda oggi e tirala domani la stessa si spezzerà e le sorprese potrebbero non mancare.
    Credere che noi Veneti siamo incapaci di trovare la forza di secedere è solo ignoranza di conoscenza.
    Facessero bene di andare a studiarsi la nostra storia, quella vera, e poi comprendere se ci vogliono come amici o nemici.
    WSM

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